Ad una settima dalla conclusione dell’operazione Piombo Fuso il riarmo di Hamas è già diventato la principale fonte di preoccupazione per Israele e per la comunità internazionale.
Mentre la Marina di Gerusalemme ha bloccato una nave iraniana diretta a Gaza ufficialmente carica di aiuti umanitari, l’intelligence militare ha reso noto che navi noleggiate dall’Iran (sponsor politico, finanziario e militare di Hamas) ormeggiate nel Mediterraneo orientale a breve distanza dalla città palestinese di Rafah, all’estremità sud della Striscia di Gaza, hanno sbarcato di notte contenitori stagni carichi di armi condotti da alcuni subacquei verso pescherecci palestinesi in attesa nelle vicinanze. Questi battelli hanno infine trainato i contenitori verso la costa di Gaza dove sono state prese in consegna da Hamas.
L’intensità dei traffici clandestini di armi organizzati dall’Iran per rimpinguare gli arsenali di Hamas (distrutti per il 60 per cento secondo fonti israeliane) di armi e razzi da lanciare contro il territorio israeliano è confermata anche dalla mobilitazione della 5a Flotta statunitense che ha mobilitato la Task Force 151, ufficialmente impegnata a contrastare i pirati somali nel Golfo di Aden, per intercettare i cargo iraniani
La settimana scorsa, la San Antonio, nave da assalto anfibio e unità comando e centro di controllo della task force, ha abbordato un cargo russo battente bandiera cipriota. La nave è stata dirottata in un porto egiziano sul Mar Rosso dove è stata setacciata e secondo fonti non confermate, a bordo c’erano armi provenienti dal porto iraniano di Bandar Abbas, base logistica dei pasdaran (i Guardiani della Rivoluzione Iraniana) dalla quale salpano le armi dirette a Gaza attraverso i rifornimenti diretti navali o seguendo una rotta che vede il carico sbarcare in Somalia e risalire il Sudan e poi l’Egitto affidate a trafficanti che raggiungono via terra il Sinai e utilizzano i tunnel di Rafah.
Nonostante Israele abbia annunciato di aver distrutto con i bombardamenti l’80 per cento dei tunnel, i trafficanti hanno rapidamente riparato i danni e le autorità di Hamas hanno accompagnato i giornalisti a Rafah per mostrare l’efficienza delle gallerie utilizzate per contrabbando e traffico di armi. Per questo Gerusalemme preme sull’Egitto affinché raddoppi la presenza di polizia sul versante occidentale del confine con Gaza bloccando i traffici illeciti che si sviluppano sotto il Philadelphia Corridor, la strada che corre lungo il confine tra Gaza ed Egitto.
Anche alla luce di queste considerazioni Hamas ha proclamato la vittoria su Israele al termine di 23 giorni di guerra e al di là della propaganda potrebbe non avere tutti i torti. Sul campo di battaglia le truppe israeliane hanno avuto buon gioco a sgominare, con perdite limitate a dieci soldati, i miliziani di Hamas che però hanno cercato in ogni modo di evitare il confronto diretto e oggi Hamas non solo mantiene il controllo politico e militare sulla Striscia di Gaza ma le sue milizie sono quasi intatte. Se poi riuscirà a rifornirsi di nuovi razzi inclusi i pesanti Fajr iraniani con gittata di circa 80 chilometri la minaccia per Israele potrebbe ingigantirsi già nelle prossime settimane.
- Mercoledì 28 Gennaio 2009
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Commenti
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Il 28 Gennaio 2009 alle 20:12 vincenzoaliascontadino ha scritto:
Evidente, Mahmoud Ahmadinejad si dovrebbe guardare le spalle: un drone può sempre arrivargli e ficcargli sulle corna o nel culo un missile non vi pare? Bush J. considerato guerrafondaio che vogliate che Obama Barak lasci libero questo piccolo dittatore di insultare le Democrazie e rifornire di armi i terroristi nel mondo? vincenzoaliasilcontadino@gmail.com Matera
Il 29 Gennaio 2009 alle 1:02 shift ha scritto:
Come volevasi dimostrare, i terroristi musulmani hanno la cervice dura, non gli vuole entrare in testa che stanno facendo una lotta assurda e senza motivazioni alcune.
Chi pensava che fosse colpa solo dei terroristi di Hamas adesso si dovrà convincere che nello stesso calderone vi sono gli altri popoli arabi come Iran, Egitto, Siria e Libano, più altri che per ora stanno defilati.
Se veramente si preoccupassero per il loro popolo avrebbero dovuto smetterla, invece intendono continuare, così come gli altri Stati arabi intendono appoggiarli ancora come se niente fosse.
Allora che senso ha avuto intervenire per molte nazioni europee, enti umanitari, giornalisti, ecc. per far cessare Israele dal ripulire la striscia di Gaza?
Come si vede siamo punto e a capo, tra non molto tutto ricomincerà di nuovo, appena si saranno riarmati e ricevuto rinforzi di altri uomini saremo alle solite.
Il territorio lo hanno già perché gli e’ stato ceduto gentilmente da Israele con suo atto autonomo e a danno dei suoi stessi cittadini e della sua sicurezza nazionale.
I palestinesi non stanno combattendo, quindi, per motivi nazionalistici, dato che non ci sono più pretesti di territorio che ormai hanno da tempo, allora per cosa stanno combattendo?
Combattono per il loro fanatismo religioso e odio etnico, così come per fanatismo e odio etnico gli altri paesi arabi continuano ad assisterli in questa assurda lotta senza capo ne’ coda.
Già solo da questo si può anche vedere che l’apertura di Obama all’islam, e di speranza di poter risolvere la pace in Medio Oriente, sono tutte pie illusioni del neo Presidente americano e dei Democratici, che si sono auto convinti delle loro stesse favole sparse a piene mani durante il percorso elettorale.
L’unica cosa che resterà da vedere e’ cosa faranno quando riprenderanno inevitabilmente le ostilità scatenate dai musulmani, faranno finta di niente o prenderanno posizione e a favore di chi?
In quanto a nazioni europee, enti umanitari e religiosi, giornalisti e gruppi mediatici, continueranno ancora a fare gli ipocriti difendendo i carnefici e condannando le vittime se si difendono?
Continueranno a difendere l’indifendibile e l’irrealtà?
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