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Lo scrittore ebreo Marek Halter: Hamas è pronta a riconoscere Israele

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  • Tags: Gaza, Hamas, Israele, Khaled-Meshal
  • 2 commenti

meshal
Il plenipotenziario di Hamas all’estero Khaled Meshal e il segretario della Lega araba Amr Moussa

Il movimento di Hamas sarebbe pronto a rivedere il suo statuto e riconoscere, come chiede Gerusalemme, il diritto all’esistenza dello Stato di Israele: lo avrebbe rivelato, durante un incontro avvenuto in Siria a metà dicembre con lo scrittore ebreo francese Marek Halter (guarda l’intervista), il leader del movimento islamico in esilio a Damasco, Khaled Meshal. “Mi ha detto che Hamas è pronto a riconoscere il diritto di esistenza di Israele all’interno dei confini del 1967. Me lo ha ripetuto più volte”. Dichiarazioni che Halter avrebbe poi riportato al primo ministro israeliano e al ministro degli Esteri Tzipi Livni proprio nei primi giorni dell’offensiva israeliana. La sua speranza era contribuire a far terminare la guerra. “Eravamo al secondo giorno dell’offensiva - ha ricordato lo scrittore - ma loro non hanno reagito”. Nel corso di quello stesso incontro il leader di Hamas, oltre ad aver raccontato a Halter di aver tentato più volte di uccidere Benjamin Netanyahu (leader del partito di destra ‘Likud’), ha sottolineato di essere “il garante a livello personale” dell’incolumità del soldato franco-israeliano Gilad Shalit, nelle mani del movimento islamico dal giugno del 2006. “Mi ha detto anche di dire ai suoi genitori di scrivergli una lettera e che l’avrebbe fatta avere lui stesso a Shalit. Ha detto anche di comprendere, come genitore, il dramma che stanno vivendo. Ma, ha aggiunto, siamo in guerra e lo consideriamo un prigioniero di guerra”. Lo scrittore ebreo ha descritto Meshal come “un leader pragmatico, come Arafat, ma anche un uomo molto religioso”. Quanto alle speranze che Hamas riconosca effettivamente Israele, lo scrittore ha spiegato: “Il protettore di Meshal è Bashar al Assad, il presidente siriano. E da quando Assad, con la mediazione turca, ha intavolato la trattativa con Israele per la restituzione del Golan, qualcosa sta cambiando nello scacchiere mediorientale. Questo Meshal lo sa perfettamente. E ora vuole contribuire a riscrivere la mappa del futuro Medioriente”.

  • redazione
  • Mercoledì 28 Gennaio 2009
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Commenti

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Il 29 Gennaio 2009 alle 2:27 shift ha scritto:

Quelli di Hamas sono dei falsi quando fanno simili proposte, vogliono ottenere senza concedere come solitamente fanno, la loro e’ una guerra propagandistica rivolta sia verso l’occidente che verso gli israeliani stessi ,che intendono dividere facendo leva sulla stanchezza e sul bisogno di credere a buonismi fuori luogo, come quello dello scrittore Marek Halter.

Tentano di far riconoscere ad Israele una cessione di territori presi non ai palestinesi ma alle nazioni arabe che li possedevano prima, e attraverso i quali li hanno attaccati proditoriamente addirittura in sette contro lo Stato nascente d’Israele.

Quei territori costituiscono l’unica difesa d’Israele contro costoro, ed e’ ben per questo che li hanno tenuti come diritto di conquista da una guerra d’aggressione subita.

Le Alture del Golan non appartengono ai palestinesi, ma appartenevano ai siriani che da quei luoghi cannoneggiavano Israele, Hamas, la Palestina e il cosiddetto popolo palestinese non c’entra niente in questo.

In quanto alla Cisgiordania o West Bank sono territori appartenuti ai Giordani e attraverso i quali attaccarono Israele.

Il monarca giordano ha rinunciato da tempo a quei luoghi ceduti ad Israele dopo la sua ingloriosa ritirata.

In quei luoghi gli ebrei hanno vissuto da sempre e da secoli, continuamente fino ai giorni nostri, parlare di cessione e’ semplicemente assurdo, tanto più che e’ una zona ad alto rischio di incuneamento delle eventuali forze nemiche, così come tentarono di fare per il passato.

Molti ignorano che l’intera Palestina sotto Mandato Britannico, dopo la caduta dell’Impero Ottomano avvenuta alla fine della Prima Guerra Mondiale, era destinata per intero ai giudei con il trattato di Balfour.

In altre parole anche l’allora inesistente Giordania e Cisgiordania che furono occupate dal fratello del sovrano dell’Arabia Saudita con atto di forza e con il beneplacito degli inglesi in chiara violazione dei patti scritti di Balfour.

Di conseguenza del territorio promesso ai giudei, che vi abitavano già da tempo in chiara e netta maggioranza e che erano chiamati palestinesi dagli stessi inglesi, fu tolto ben il 75% dato ai giordani perché vi costruissero la patria dei cosiddetti palestinesi arabi.

I giudei si sarebbero dovuti accontentare del rimanente 25%, ma a seguito di complicazioni internazionali e dell’ostilità degli arabi che nel frattempo avevano iniziato ad arrivare nelle terre coltivate e fatte fruttare dai giudei, non se ne fece niente che solo dopo la Seconda Guerra Mondiale e dopo il disastro della Shoah.

Dato che nel frattempo gli arabi di tutt’altra nazionalità che quella palestinese, del tutto inesistente, avevano occupato gli spazi in maniera ulteriore, l’ONU decise di dividere ulteriormente quel restante 25% per creare uno Stato israeliano e uno Palestinese.

Gli israeliani lo fecero, i cosiddetti palestinesi, istigati dalle nazioni di cui facevano parte lo rifiutarono, come tuttora lo rifiutano per tentare d’invalidare in questa maniera assurda la decisione ONU del 1948, fidando nell’aggressione che le loro nazioni originali scatenarono aggredendo Israele in 7, per ben tre volte, fino al 1967.

I territori occupati dagli israeliani, pertanto non erano di alcun popolo e nazione palestinese, essendo gestiti e occupati dalle nazioni che l’aggredirono senza che i cosiddetti palestinesi avessero mai avuto a che ridire.

I cosiddetti palestinesi fino al 1964 rifiutavano sdegnosamente di farsi chiamare con tale nome, considerandosi, siriani, libanesi, egiziani, iracheni, giordani, sauditi:

“Non esiste nessun paese che si chiami Palestina.
‘Palestina’ è un termine che si sono inventati i sionisti…
Il nostro paese per secoli è stato parte della Siria.
‘Palestina’ ci è aliena.
Sono stati i sionisti che l’hanno introdotta.
” Il leader arabo locale alla commissione Peel, 1937

“Non esiste nessuna Palestina nella storia, assolutamente no”– Professor Philip Hitti, storico arabo alla commissione di indagini Anglo-Americana, 1946 ”

“È comunemente noto che la Palestina non sia altro che il Sud della Siria.
–Ahmed Shukairy, il Consiglio per la Sicurezza delle Nazioni Unite, 1956.”

Inoltre, il reale popolo palestinese, da cui fu tratto il nome di quella zona geografica, non esisteva più da tempo ne’ aveva niente a che fare con gli attuali arabi che tra l’altro ne hanno storpiato il nome “Palestina” che non e’ di derivazione araba ma greca-romana in Falastin, quando l’imperatore Adriano, per tentare di cancellare anche il ricordo della giudea che si era ribellata più volte, volle dargli quel nome a dispetto dei giudei.

I giudei, però, sono rimasti in loco nel corso dei secoli, anche se molti si allontanarono ed hanno subito tutte le varie dominazioni che ci sono state.

La pretesa lotta nazionalistica dei cosiddetti palestinesi non ha alcun senso storico e nemmeno attuale, visto che le terre che pretendevano le hanno avute, pur non avendone alcun diritto ed essendo, invece, nel pieno diritto d’Israele mantenere in suo possesso avendole prese a chi li ha a suo tempo assaliti.

I cosiddetti palestinesi non combattono per nazionalismo, ma per motivi etnici-“religiosi”, ammesso che sia possibile chiamare “religione” l’islam, visto che predica conquista, dominio e sottomissione nel senso di obbedienza cieca e assoluta fuori da qualsiasi critica e pensiero di libera scelta individuale e spirituale.

Il 29 Gennaio 2009 alle 9:49 wargame ha scritto:

PALESTINA (origine del nome, etimologia):

La Palestina (latino: Syria Palestina; ebraico biblico: פּלשת, Pelesheth, o ארץ פּלשתיים, erezt Pelishtiyim, “terra dei Filistei”; ebraico moderno: פלשתינה, Palestina, o ארץ־ישראל, Eretz Yisrael; arabo: فلسطين, Filasṭīn).

Antichi documenti egiziani si riferiscono alla regione il cui nome traslitterato è rtnu (pronuncia convenzionale retenu o recenu).

Nella Bibbia la Palestina è indicata con diversi nomi. Oltre a termini come Eretz Yisrael “Terra di Israele”, Eretz Ha-Ivrim “Terra degli ebrei”, “Terra in cui scorre latte e miele”, Terra promessa, tutto il territorio ad occidente del fiume Giordano era chiamato “Terra di Canaan”, cioè occupata dai Canaaniti (o Cananei), considerati discendenti da Canaan figlio di Cam.

Con l’arrivo del popolo ebraico, la ‘Terra di Canaan’ prese il nome di “Terra di Israele”.

La storia a questo punto coincide con la storia del popolo d’Israele.
Dopo la divisione in due del regno ebraico, quello più meridionale venne chiamato regno di Giuda, mentre la parte settentrionale regno di Israele o Samaria.

La regione subì in quel periodo l’invasione del popolo di origine greca dei Filistei, o pheleset (migratorio), le cui cinque città principali erano Gaza, Ashdod, Ekron, Gath, e Ashkelon.

Popolo di cui gli Egiziani antichi danno per primi notizia come P-r/l-s-t (convenzionalmente Peleshet), uno dei Popoli del mare che invasero l’Egitto durante il regno di Ramses III ma su le cui origini vi è ancora dibattito.

“Filistea” (ebraico פלשת Pəléšeth, P(e)léshet) è il nome da cui proviene “Palestina”, e deriva quindi dal popolo dei Filistei.

Costoro vennero sottomessi da re David vincendo alcune battaglie ai tempi del profeta Amos, prima di scomparire definitivamente come popolo, tanto che non sono più citati già dai tempi delle invasioni degli Assiri.

La terra di Canaan, che sarà nota come Palestina, è sin da tempi remoti uno snodo commerciale di fondamentale importanza e gode di un eccezionale sviluppo urbano e commerciale.
Tuttavia, per lungo tempo, è in balia di potenti vicini: è dominata da egizi, hittiti, invasa dai popoli del mare:
Popoli del mare è il termine moderno utilizzato per identificare un insieme di popolazioni chiamate collettivamente Haunebu (con il significato di “dietro-le-isole”) in documenti dell’antico Egitto.
Si tratta di genti che navigavano e compivano incursioni nel Mediterraneo orientale e che tentarono di penetrare in Egitto alla fine della XIX dinastia e nel quinto anno di regno del faraone Ramesse III, della XX dinastia.
La prima menzione di queste genti compare in un’iscrizione di Merenptah (nel 1225 a.C. o 1208 a.C.) che ricorda la sua vittoria su una prima ondata di invasione, nella quale avrebbe ucciso 6.000 nemici e fatto 9.000 prigionieri. L’attacco venne condotto da un’alleanza composta da tre tribù dei Libi (Libu, Kehek e Mushuash) e dai “popoli del mare”,, costituiti da cinque gruppi (Eqweš o Akawaša, Tereš o Turša, Lukka, Šardana o Šerden e Šekleš) .

In una iscrizione del tempio funerario di Ramesse III a Medinet Habu (Tebe) questi racconta di aver dovuto fronteggiare, circa venti anni più tardi, una seconda invasione degli Haunebu, che sconfisse in una battaglia navale dopo che questi avevano distrutto diverse città degli Ittiti e dei Mitanni. I popoli del mare si erano alleati questa volta con i Filistei ed erano costituiti da Peleset, Zeker o Tjeker, Šekeleš, Danuna o Denyen, Šerden e Wešeš.

In questa iscrizione i nomi geroglifici dei Peleset e degli Zeker si accompagnano ad un determinativo che indica una popolazione (un uomo e una donna), piuttosto che ad uno militare e sembrerebbero dunque indicare un esercito accompagnato dalle proprie famiglie e dai propri beni. Sui rilievi del tempio sono rappresentate queste popolazioni: viaggiano su carri a ruote piene trainati da buoi o su battelli decorati da teste di uccelli o d’animale alle estremità e i soldati portano elmi con alte piume o con corna.

Alcuni dei popoli citati compaiono anche singolarmente in altri casi, come i Denyen, citati durante il regno di Amenhotep III, e i Šardana che risultano tra i mercenari di Ramesse II.

I “Popoli del mare” compaiono nuovamente in un’altra serie di documenti di datazione incerta, forse agli inizi del XII secolo a.C. Il re ittita Suppiluliuma II inviò infatti una lettera all’ultimo re di Ugarit, Hammurapi (1191-1182 a.C.), mettendolo in guardia dai “Shikalayu che vivono su barche”, forse identificabili con i Šekleš della prima lista.
Poco dopo i documenti ittiti menzionano la caduta di Ugarit, che non sarebbe più stata ricostruita.
I documenti egiziani descrivono che i Popoli del Mare come il popolo delle “isole che stanno in mezzo al grande verde”, identificabile probabilmente con il Mediterraneo.

Ci sono diverse teorie per “i popoli del mare”, tra cui anche questa (oltre ad altre decine comunmente note sino ad oggi, a scuola ci hanno SOLO insegnato la teoria di Eberhard Sangger alla quale ci basiamo e “riferiamo storicamente automaticamente”, come se fosse quella vera ed accertata, ed ancora TUTTA da Dimostrare):
Per esempio, una recente proposta di Sanford Holst suppone invece l’identificazione dei “Popoli del mare” con popolazioni provenienti dall’Anatolia e dalle coste del Mar Nero, che sarebbero state costrette a spostarsi in seguito ad una sopravvenuta carenza di cibo e che si sarebbero alleate con i Fenici con lo scopo di trovare nuove terre su cui stanziarsi: secondo questa ipotesi è questo il motivo per il quale i centri fenici si sarebbero salvati dalla distruzione.

Sulla base delle informazioni riportate nei documenti egiziani, secondo i quali gli che praticavano la circoncisione ed erano di origine semitica, gli Habiru sono stati identificati anche con gli Ebrei, secondo una teoria che tuttavia non ha avuto seguito nel mondo accademico.
In base a tale ipotesi, i Peleset sarebbero identificabili con i Filistei e gli altri nomi citati con alcune delle dodici tribù di Israele (Denyen o Danua > tribù di Dan; ‘Šekleš > tribù di Issacar; Wešeš > tribù di Aser; Tjekker o Zeker > tribù di Manasse).
Queste tribù si sarebbero staccate da una confederazione con i Filistei per riunirsi quindi alle altre tribù di Israele.
La teoria è fortemente in disaccordo con il racconto della nascita delle tribù tradizionali nella Bibbia.

Le civiltà di ebrei e fenici conoscono pieno sviluppo solo a partire dal 1100 a.C circa.

Come al solito, l’impero Romano e la loro lingua il latino,ha confuso come al solito, tutto……….

E comunque, son d’accordo con Marek Halter, d’altronde anche Yaser Arafat la aveva riconosciuta a suo tempo.

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