- Tags: Gaza, Gilat-Shalit, Hamas, Israele, Khaled-Meshal
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Il soldato israeliano rapito a Gaza due anni e mezzo fa
Gilat è vivo ed è in discrete condizioni di salute. Gilat attende e spera, si chiede quando tornerà a casa. Attorno al destino, alla salvezza di (Gilat) Shalit, il caporale israeliano rapito sul confine della Striscia di Gaza nell’estate di due anni e mezzo fa da un gruppo di miliziani palestinesi e poi tenuto in ostaggio da Hamas, si gioca un complicata partita a scacchi a cui prendono parte i protagonisti del conflitto mediorientale: non solo le due parti in causa, ma anche la Siria e l’Iran. E la sua sorte sembra essere sempre più collegata al cessate il fuoco a Gaza.
Dopo giorni di incertezza, dopo il silenzio seguito alla sospensione delle trattative per la sua liberazione, Noam Shalit, il padre del soldato, nell’incontro che ha avuto martedì sera con Nicolas Sarkozy ha avuto la rassicurazione che voleva: suo figlio è ancora vivo. Nel colloquio all’Eliseo, il presidente francese ha spiegato al genitore che produrrà ogni sforzo per giungere a una felice conclusione di questa lunga, drammatica vicenda. La Francia da tempo si muove in questa direzione. Gilad possiede il doppio passaporto e la sua nazionalità francese ha convinto Parigi a intraprendere una decisa azione per arrivare alla sua liberazione. Nello scorso mese di settembre, grazie agli uffici dell’Eliseo, Noam e Aviva Shalit riuscirono a fare arrivare una lettera al figlio nella sua prigione a Gaza.
Nel faccia a faccia con il padre, Sarkozy ha rivelato di aver parlato della vicenda direttamente con il presidente siriano Bashar Assad. Gli ha chiesto di fare pressioni su Hamas per rilasciare il soldato rapito. Fonti vicine alla famiglia Shalit confermano a Panorama.it che il destino di Gilad è legato allo scontro tra l’ala politica e quella militare di Hamas; un apparente duello tra falchi e colombe, che rispecchia anche gli schieramenti all’interno dei regimi siriano e iraniano sull’opportunità di compiere un gesto “diplomatico”, di pragmatico dialogo nei confronti di Israele, ma che soprattutto può essere inteso come un passo verso una più ampia trattativa sui futuri assetti del Medioriente, ora che Barack Obama ha preso il posto di George W. Bush alla Casa Bianca. La situazione è delicata e fluida, ripetono le fonti — che vogliono rimanere rigorosamente anonime, foriera - forse - di novità nei prossimi giorni. Positive? “Lo speriamo. E preghiamo” - è la laconica risposta. Dopo l’operazione “Piombo Fuso”, Hamas sembrava essere intenzionata a discutere del rilascio di Gilad Shalit.
Contatti indiretti, attraverso gli egiziani, si erano tenuti al Cairo nell’ambito delle trattative sul cessate il fuoco a Gaza. Il governo di Ehud Olmert aveva fatto sapere di essere disposto a pagare quello che le stesse fonti dell’esecutivo avevano definito un “prezzo terribile”: la scarcerazione di centinaia e centinaia, quasi un migliaio di detenuti palestinesi in cambio della libertà per il caporale di Tsahal; una decisione alla quale, in precedenza, si era sempre opposto proprio il primo ministro israeliano, il quale poi aveva cambiato idea. Nella riunione del gabinetto Olmert, convocata apposta per discutere del caso, a favore di un ammorbidimento delle posizioni nei negoziati si erano espressi anche il capo dei servizi segreti interni dello Shin Bet, Yuval Diskin, e il ministro degli Esteri - e futura candidata premier del partito Kadima alle prossime elezioni del 10 febbraio - Tzipi Livni. Palestinesi e israeliani ne avevano discusso al Cairo. Poi, però, è successo qualche cosa. I negoziati si sono arenati sulle reciproche chiusure rispetto agli altri punti dell’accordo riguardante il cessate il fuoco. Due giorni fa, una dichiarazione del portavoce del partito fondamentalista islamico al Cairo: Hamas non avrebbe più discusso della sorte di Gilat Shalit nelle trattative sulla tregua con Israele. La meta - la liberazione del figlio - che sembrava così vicina a Noam e Aviva Shalit, improvvisamente si è allontanata. I falchi sembrano avere avuto il sopravvento. Ma il filo della speranza non è stato ancora tagliato. Nell’incontro con Sarkozy, il padre di Gilad ha ricevuto però qualche segnale incoraggiante. Riuscirà il soldato Shalit a tornare a casa?
- Mercoledì 28 Gennaio 2009

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Commenti
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Il 28 Gennaio 2009 alle 20:40 gianberta ha scritto:
C’è qualcosa che NON va……………
Il Koran afferma che un Mussulmano vale almeno 4 persone che seguono il Libro…………..
Adesso Hammas chiede la vita di migliaia di mussulmani in cambio di quella di un sionista………….. MA I DIRIGENTI DI HAMMAS HANNO MAI LETTO IL KORAN????????????????
Il 29 Gennaio 2009 alle 0:33 shift ha scritto:
Credo proprio che Hamas e i palestinesi in genere si stiano giocando i rapporti amichevoli con la Francia, se qualcosa dovesse accadere a quel soldato francese-israeliano.
Questo potrebbe determinare il cambio dell’orientamento generale di mezza Europa nei confronti dei palestinesi, con inevitabili conseguenze sia finanziarie, sia mediatiche che anche militari.
Non credo che lo rilascino vivo, ma se dovessero farlo per loro sarebbe un disconoscimento e una ripulsa dei loro obiettivi: distruzione d’Israele e di tutti gli israeliani, che hanno fissato sui primi articoli del loro Statuto.
Dopo due anni e mezzo di sottomissione e di chissà quali soprusi e lavaggio del cervello ed eventuali torture fisiche, di quel soldato sarà già tanto che lo restituiscano morto, anche se c’e’ da sperare e pregare per quel poveretto finito in mani a dei fanatici di quel calibro.
Il 30 Gennaio 2009 alle 0:04 gianberta ha scritto:
MI DISPIACE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Nessuno ha accolto la mia provocazione!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Hassam chiede la Vita di qualche migliaio di suoi combattenti in cambio di un Ebreo……………. Isdraele ha ammazzato pochi Palestinesi rispetto alle Vittime dei missili kassam…………….
Occhio per occhio, dente per dente………..
DIO MI PERDONI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Il 30 Gennaio 2009 alle 18:25 cuauhtemoc ha scritto:
Caro Gianberta,
la tua è una provocazione, d’accordo, ma sulla base di informazioni fasulle. Israele, in meno di un mese di guerra, ha ucciso oltre 1000 palestinesi, un terzo dei quali bambini. I Qassam di Hamas, terribili, hanno però ucciso una ventina di israeliani in otto anni. Quanto a quello che scrive il Corano non saprei… Mi sebra che la questione di Shalit non abbia niente a che vedere con il Corano o con l’islam, quanto con una trattativa tra due parti belligeranti sulla pelle dei prigionieri, gilat compreso…
Il 4 Febbraio 2009 alle 12:02 Gaza: presto libero il soldato Shalit? » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] LEGGI ANCHE:Partita a scacchi sulla pelle di Shalit [...]
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