Almeno 68 morti, decine di arresti, altrettanti feriti e il centro della capitale Antananarivo ridotto a un cumulo di macerie, dove i pochi negozi risparmiati dai saccheggi preferiscono rimanere chiusi. Da lunedì scorso il Madagascar, la Grande Ile, una delle mete turistiche più selvagge e ambite del continente africano, sta vivendo una delle peggiori crisi della sua storia. I manifestanti dell’opposizione, scesi per le strade della capitale per chiedere le dimissioni del presidente Marc Ravalomanana, hanno occupato sedi di radio e televisioni, distrutto negozi e dato alle fiamme decine di stabili. Dalle macerie la polizia continua ad estrarre corpi carbonizzati e spesso irriconoscibili, e il bilancio delle vittime si aggrava di giorno in giorno. Molti visitatori hanno disdetto le prenotazioni, e i turisti presenti sull’isola stanno cercando di evacuare il Paese di concerto con le rispettive ambasciate.
Secondo quanto riferito da testimoni e polizia a diverse agenzie di stampa, una manifestazione indetta lunedì dall’opposizione in Piazza 13 Maggio, nel centro della capitale, sarebbe degenerata a causa dell’assalto lanciato ai locali della radio nazionale e del canale privato Malagasy Broadcasting System, di proprietà di Ravalomanana, da parte di alcuni manifestanti. La maggior parte delle vittime avrebbero perso la vita durante i roghi sprigionatisi dai negozi saccheggiati, ma il leader dell’opposizione e sindaco della città, Andry Rajoelina, ha annunciato di non essere disposto a incontrare il presidente finché non sarà fatta luce sulle morti. “Ieri i manifestanti sono di nuovo scesi in piazza aderendo all’appello del sindaco, la televisione parla di 40.000 persone”, spiega a Panorama.it un negoziante della capitale, che preferisce rimanere anonimo per ragioni di sicurezza. “La polizia è in assetto antisommossa, ma per il momento non ci sono stati incidenti”. Oggi, la maggior parte dei negozi e degli uffici in città sono chiusi per protesta, ma la polizia ha dovuto comunque disperdere alcuni manifestanti con lacrimogeni e proiettili di gomma. Per sabato l’opposizione ha indetto uno sciopero generale e ha chiesto ufficialmente le dimissioni di Ravalomanana. Rientrato in gran fretta da un vertice in Sudafrica, il presidente continua a lanciare appelli alla calma, ma il rischio che nei prossimi giorni la situazione degeneri ulteriormente è reale.
Businessman di successo, il 59enne Ravalomanana è stato per anni il simbolo da emulare per gli abitanti dell’isola, la cui economia cresce al ritmo del 7 percento annuo ma dove buona parte della popolazione vive ancora sotto la soglia di povertà. Ravalomanana ha cominciato la scalata al successo vendendo yogurt per le strade della città quando aveva vent’anni, fino a diventare il presidente e fondatore della Tiko Madagascar, la principale industria alimentare del Paese con ramificazioni anche nel campo dei media. Eletto nel 2001 ma salito al potere solo l’anno successivo, dopo aver scalzato il decano Didier Ratsikara al termine di una breve guerra civile, ora Ravalomanana è accusato di perpetuare lo stesso sistema personalistico del suo predecessore, nonostante la decisa svolta data a livello economico.
L’ondata di privatizzazioni e l’entrata nel Paese di giganti stranieri come la Rio Tinto, attirati dalla presenza nel sottosuolo di nichel, cobalto e bauxite, hanno fatto decollare l’economia, cresciuta anche grazie alle esplorazioni petrolifere condotte sull’isola. Una crescita di cui però non hanno beneficiato vasti strati della popolazione, fomentati dalle denunce di malversazione e sprechi lanciate da Rajoelina, ormai ai ferri corti con il presidente: lo scorso dicembre, un’emittente radiotelevisiva vicina all’opposizione, Viva Tv, era stata oscurata per decreto dopo la trasmissione di un’intervista all’ex-presidente Ratsikara. La lotta politica tra Rajoelina e il presidente, sempre più aspra nonostante le elezioni presidenziali siano lontane tre anni, rischia di compromettere il miracolo economico malgascio e di allontanare i turisti. Un’eventualità che ad Antananarivo, almeno per il momento, non voglio nemmeno prendere in considerazione.
- Giovedì 29 Gennaio 2009
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Commenti
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Il 30 Gennaio 2009 alle 12:14 shift ha scritto:
Il Madagascar era l’unica isola felice del continente africano in tutti i sensi, mentre in tutto il continente africano imperversano le ondate islamiche, la cosa mi stupiva, adesso credo che non stupirà più nessuno.
Probabilmente mi sbaglio e dico una sciocchezza, ma che in questa lotta politica e di apparente sviluppo economico di forze contrastanti non ci sia la lunga manus degli islamici?
Lo troverei strano rispetto alla norma di quello che sta accadendo o e’ accaduto nelle altre nazioni africane, tranne che in alcune come il Sudafrica e per l’appunto il Madagascar.
Il 9 Febbraio 2009 alle 18:13 Il Madagascar piomba nel caos » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] “Vivere qui sta diventando un inferno. Tra saccheggi e violenze la situazione ormai è insostenibile. Manifestanti che ci distruggono i negozi, polizia che spara per uccidere… Non riconosco più il mio Paese”. Con queste parole, raccolte al telefono da Panorama.it, un negoziante della capitale malgascia Antananarivo, che preferisce rimanere anonimo per paura di rappresaglie, descrive le violenze che, nelle ultime due settimane, hanno messo in ginocchio il Madagascar, provocando almeno 125 morti e centinaia di feriti. [...]
Il 17 Marzo 2009 alle 11:02 Madagascar: è guerra aperta tra l’ex deejay e il selfmade man » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Lentamente, ma inesorabilmente, la terra sta smottando sotto ai piedi di Marc Ravalomanana, il presidente del Madagascar, messo alle corde da un ex-deejay di 34 anni convertitosi alla politica, che ha di fatto estromesso il legittimo governo e si sta conquistando le simpatie delle Forze Armate. Per l’ormai ex-uomo più popolare del Paese, un self-made man diventato in pochi anni l’uomo più ricco della Grande Ile, è probabilmente giunto il tempo di lasciare il testimone al suo giovane rivale, Andry Rajoelina. Che ha battuto il presidente proprio nel suo punto più forte: la comunicazione. [...]
Il 29 Marzo 2009 alle 19:42 Il genocidio del Ruanda: ora lo raccontano gli africani sul web » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Le prime immagini del documentario mostrano abitazioni adagiate in una valle: “Kigali, la capitale del Ruanda è una città con le sue storie” dice la voce narrante di un giornalista. Parla in inglese, ma l’inflessione è africana. Racconta il Ruanda a quindici anni dal genocidio del 1994, quando l’etnia hutu massacrò in un mese 800mila tutsi. Un bagno di sangue che passò quasi inosservato: i riflettori dei media occidentali erano puntati sulla fine dell’apartheid in Sudafrica e sull’elezione di Nelson Mandela. “Le parole hanno un potere terapeutico” ricorda il reporter durante il filmato, pubblicato dall’agenzia multimediale kenyota A24 (qui il video). Da qualche anno, però, la stampa internazionale non è l’unico canale per ricevere ascolto al di fuori del continente: blogger e attivisti hanno descrivono in diretta elezioni, conflitti e crisi attraverso il web. L’ultimo caso è il Madagascar: l’acquisizione di ingenti risorse naturali da parte di alcune multinazionali ha alimentato una crisi di governo. E alcuni blogger hanno denunciato le violenze attraverso i microblog di twitter. [...]
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