- Tags: Afghanistan, Ahmid-Karzai, iraq, kabul, Zalmay-Khalilzad
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L’Afghanistan voterà per eleggere il nuovo presidente il 20 agosto, lo ha annunciato la Commissione Elettorale di Kabul confermando il rinvio rispetto alla data inizialmente prevista del 22 maggio. Il voto, accolto con un plauso dalla missione Onu e dalla Nato che si appresta a mobilitare rinforzi per affiancare gli 80.000 soldati e 60.000 poliziotti afghani attorno ai seggi, potrebbe segnare il tramonto del presidente Hamid Karzai ormai sempre più isolato.
Oltre ai talebani, che sembrano rifiutare ogni negoziato con lui considerandolo un “burattino degli americani”, anche molti afghani che avevano contribuito ad eleggerlo nel 2004 con il 55 per cento delle preferenze esprimono delusione dal mancato decollo economico e della ricostruzione del Paese nonostante i 15 miliardi di dollari già donati dalla comunità internazionale. Scarsa credibilità, poco impegno nella lotta al narcotraffico e la corruzione endemica degli apparati governativi sembrano pregiudicare le possibilità di rielezione di Karzai, sempre più sgradito anche agli Usa, stanchi anche delle continue accuse rivolte alle forze alleate per le vittime civili provocate per errore dai raid aerei e che in realtà sarebbero molte meno di quante dichiarate dal governo afghano.
La visita a Kabul del vicepresidente Joe Biden e la nomina di Richard Hollbrooke a inviato della Casa Bianca in Afghanistan avrebbero lo scopo di esercitare pressioni su Karzai ma anche di verificare la possibilità di un cambio della guardia che punti a rafforzare il supporto alla lotta ai talebani da parte delle componenti etniche afghane. Un piano che si inserisce in una nuova strategia nella quale Washington persegue il successo militare inviando altri 30.000 soldati e lasciando agli europei, meno inclini a combattere, i compiti di ricostruzione e assistenza economica.
I giochi sono ancora tutti aperti ma, secondo indiscrezioni, l’amministrazione Obama punterebbe a favorire un “cartello” di leader etnici che potrebbero costituire un’alleanza politica intono al nome di Zalmay Khalilzad, americano nato in Afghanistan, a Mazar-i-Sharif dove il padre era funzionario durante la monarchia. Musulmano nato nel 1951 è stato ambasciatore statunitense in Afghanistan, in Iraq e poi alle Nazioni Unite durante l’Amministrazione Bush. Non è un caso che nei giorni scorsi siano arrivati a Washington per consultazioni quattro rivali di Karzai.
Abdullah Abdullah, ex ministro degli esteri considerato il leader degli afgani tajiki; Ali Ahmad Jalal, pashtun ex ministro degli Interni protagonista della resistenza antisovietica e docente in alcune università americane; Ashraf Ghani, ex ministro delle finanze, alla Banca mondiale dal ‘91 al 2001, anche lui pashtun; Gul Agha Sherzai, attuale governatore della provincia di Nangharah e veterano della resistenza antisovietica e nel 2001 strappò Kandahar ai talebani con l’appoggio delle truppe statunitensi. E’ anche lui un pashtun e quando Obama si è recato in Afghanistan nel luglio scorso lo ha incontrato prima ancora di vedere Karzai. Nelle speranze di Washington l’alleanza di questi leader potrebbe raccogliere il voto della gran parte delle due principali etnie afghane consentendo maggiore stabilità e credibilità al nuovo governo che, con Khalizad presidente, non sarebbe più presieduto da “un burattino degli americani” ma da un americano.
- Venerdì 30 Gennaio 2009
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Commenti
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Il 1 Febbraio 2009 alle 17:36 diggita.it ha scritto:
Presidenziali in Afghanistan: gli Usa scaricano Ahmid Karzai…
L’Afghanistan voterà per eleggere il nuovo presidente il 20 agosto, lo ha annunciato la Commissione Elettorale di Kabul confermando il rinvio rispetto alla data inizialmente prevista del 22 maggio. Il voto, accolto con un plauso dalla missione Onu e…
Il 2 Febbraio 2009 alle 12:31 shift ha scritto:
Il problema dell’Afghanistan non e’ Karzai, l’attuale Presidente Afgano, ma la mentalità del popolo afgano restio a farsi comandare da leggi diverse da quelle del Corano portate all’estremo.
Il difetto di Karzai semmai e’ quello di essere troppo adattabile e aperto alla democrazia, cosa che ovviamente riscuote poco seguito o non ha sufficiente appoggio da parte delle forze reali del suo paese.
Era inevitabile che gli americani, partiti con la democrazia ad ogni costo, si trovano a dover cedere parte della democrazia alla cultura predominante.
Di conseguenza stanno cercando di fare in modo di far convivere l’una con l’altra, accettando gruppi di potere molto dubbi, nella speranza di poter influire su essi in modo da farli cambiare in parte.
Ne consegue che stanno progettando, sia pure non a breve, un ritiro programmato e parziale dall’Afghanistan, lasciandoli con un piede di qua e uno di là.
In ciò e’ evidente l’influsso della nuova amministrazione, desiderosa di tirare i remi in barca, ma ricadendo negli stessi errori di Clinton che hanno portato all’11 settembre 2001.
In tutto questo gli americani hanno ottenuto solo una breve tregua al terrorismo internazionale di matrice islamica, nella speranza che non si ripeta.
Fosse un’altra mentalità contro cui si sono scontrati avrebbero sicuramente avuto successo, ma non hanno ancora ben chiaro che si trovano a che fare con un fanatismo radicato e che, appena troverà i mezzi e gli uomini, rinnoverà i suoi attacchi come se niente fosse accaduto.
Il 13 Febbraio 2009 alle 18:12 Afghanistan: da Obama un monito a Karzai » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Un’azione di guerra simile a quella compiuta a Mumbai, in India. Non è un caso che l’intelligence afghano, dopo la spettacolare dimostrazione di forza talebana, con l’assalto al ministero della giustizia, a poche decine di metri dal palazzo presidenziale che ospita Hamid Karzai, abbia puntato la sua pista anche (e soprattutto) al vicino Pakistan, da dove provenivano gli attentatori di Mumbai. In un sito vicino ai guerriglieri islamici afghani, l’attacco multiplo è stato rivendicato e spiegato come “un eloquente messaggio a Barack Obama e a tutti gli altri usurpatori”. Il comunicato, firmato dall’”Emirato Islamico dell’Afghanistan”, fornisce i nomi degli otto kamikaze che hanno partecipato all’azione, in cui hanno perso la vita 27 persone, mentre una cinquantina sono rimaste ferite. La prova più evidente della delicatezza della situazione in Afghanistan. Le sorti della guerra contro i Talebani e Al Qaeda non pendono dalla parte degli Usa e della coalizione internazionale. L’ex ambasciatore americano all’Onu, l’ex architetto degli accordi di Dayton sulla Bosnia, è stato mandato a Kabul con un mandato chiaro e un messaggio preciso al presidente Karzai: è ora di cambiare strategia. Già perché Barack Obama, ma anche il nuovo Segretario di Stato Hillary Rodham Clinton vedono nell’ambigua politica di Hamid Karzai uno dei motivi delle sempre più crescenti difficoltà dell’operazione Enduring Freedom. Nella sua recente audizione al Congresso, la Clinton ha parlato di un “narcostato” riferendosi alla produzione di oppio, e descrivendo il paese come in mano “a una sempre maggiore corruzione”. Abdelaziz Danish, direttore dell’agenzia di notizie Pajhwok Afghan News conferma che Richard Holbrooke chiederà al presidente afghano un maggiore impegno per combattere queste piaghe, una maggiore determinazione nella guerra contro i Talebani, pena il mancato appoggio della Casa Bianca a Karzai nelle prossime, vicine elezioni: “Si, tutti sappiamo dell’insoddisfazione americana. Che è un sentimento anche di una parte della società afghana, stanca del conflitto”. Che gli americani sanno essere sempre più difficile sul piano militare. Per questo, entro pochi giorni Barack Obama dovrebbe annunciare l’invio di nuove truppe sulle montagne afghane. Il generale David McKiernan, l’ufficiale statunitense a comando delle forze Nato nel paese, ha chiesto almeno 30.000 soldati in più rispetto ai 37.000 americani già presenti. Una richiesta - avanzata a tutti i paesi dell’Alleanza Atlantica - che difficilmente verrà accolta. Per ora, il Segretario alla Difesa Usa Robert Gates, ha parlato del dispiegamento di altri 3.500 soldati, ma il numero che verrà annunciato dalla Casa Bianca sarà sicuramente superiore, almeno 10.000 unità di rinforzo. Necessari, visto che i Talebani hanno ripreso sempre più terreno, specialmente al sud, nelle province di Helmand e Khandar. Una forza dimostrata con l’assalto a Kabul dell’altro giorno. “Nonostante gli sforzi, nonostante l’aumento degli effettivi dell’esercito afghano, i Talebani hanno moltiplicato le loro energie ” - afferma Abdelaziz Danish, il direttore di Pajhwok Afghan News. ” E questo anche grazie all’aiuto e al supporto che ricevono dall’interno, dai gruppi tribali pashtun, e dall’esterno dei confini afghani. In particolare dal Pakistan e dall’Iran.” A tutti è chiaro, continua il giornalista afghano, chi ha interesse che gli Usa vengano sconfitti in questo paese. Per questo, l’inviato speciale degli Usa Richard Holbrooke ha parlato chiaro con i vertici di Islamabad prima di andare a un colloquio “franco”, come si dice, con Hamid Karzai. Per vincere questa guerra, la coalizione internazionale, dice Abdelaziz Danish, deve però puntare anche su di un maggiore consenso tra la popolazione afghana. Il più grave sbaglio sono le stragi di civili, colpiti per errore durante i raid aerei di questi mesi. “Sono fatti che inquietano la società afghana” spiega il numero uno della Pajhwok Afghan News. L’invio di un maggior numero di soldati, l’impiego più convinto da parte di Kabul dell’esercito regolare sulle alte vette delle catene montuose, dovrebbe essere mirato anche a evitare il più possibile questi “danni collaterali”. Per Abdelaziz Danish anche questa potrebbe essere la chiave di volta per cambiare i sorti del conflitto. [...]
Il 31 Luglio 2009 alle 16:26 Karzai, abbiamo sbagliato uomo? » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Sette anni dopo, alla vigilia della sua probabile riconferma alle presidenziali del 20 agosto, Karzai è diventato un problema. Per gli afghani, che lo accusano di nepotismo e gli rimproverano di non avere mantenuto le molte promesse. Per i comandi della coalizione, che gli imputano la scarsa preparazione e affidabilità delle forze di sicurezza locali. Per i donatori, che il mese scorso a Parigi non hanno apprezzato la richiesta di altri 50 miliardi di dollari (ne hanno, alla fine, stanziati 21). Per le Nazioni Unite, che per bocca del segretario generale Ban Ki-moon hanno invocato «misure concrete» per rendere più trasparente l’attività del governo di Kabul; e per l’amministrazione Obama, irritata dall’impunità concessa ai signori della guerra e della droga, dall’inefficienza e dalla debolezza dell’esecutivo. [...]
Il 4 Agosto 2009 alle 18:20 Karzai, abbiamo sbagliato uomo? | idoctor ha scritto:
[...] Sette anni dopo, alla vigilia della sua probabile riconferma alle presidenziali del 20 agosto, Karzai è diventato un problema. Per gli afghani, che lo accusano di nepotismo e gli rimproverano di non avere mantenuto le molte promesse. Per i comandi della coalizione, che gli imputano la scarsa preparazione e affidabilità delle forze di sicurezza locali. Per i donatori, che il mese scorso a Parigi non hanno apprezzato la richiesta di altri 50 miliardi di dollari (ne hanno, alla fine, stanziati 21). Per le Nazioni Unite, che per bocca del segretario generale Ban Ki-moon hanno invocato «misure concrete» per rendere più trasparente l’attività del governo di Kabul; e per l’amministrazione Obama, irritata dall’impunità concessa ai signori della guerra e della droga, dall’inefficienza e dalla debolezza dell’esecutivo. [...]
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