Di Mario Sechi
Incontrare John Yoo significa entrare nel vasto mondo della guerra e del diritto, fare una lunga cavalcata nella storia americana e nei segreti del potere più grande (e temuto) del presidente degli Stati Uniti: quello di commander in chief, comandante in capo delle forze armate. Yoo è nato nel 1967 a Seul (Corea del Sud) e poi espatriato negli Stati Uniti. È stato il legal advisor dell’amministrazione Bush per il diritto di guerra, uno dei più stretti collaboratori del ministero della Giustizia. Portano la sua firma molti memorandum riservati per la Casa Bianca. Oltre a essere uno degli esponenti di punta del centro studi conservatore American enterprise institute, Yoo è professore all’Università di Berkeley, uno dei santuari liberal dell’istruzione americana, non proprio un covo di neocon. Tanto che il City council di Berkeley qualche settimana fa ha chiesto di istituire un corso alternativo per gli studenti. Richiesta respinta al mittente, non solo perché contro la libertà di pensiero e parola, ma perché a Yoo vengono riconosciuti un indiscutibile magistero e una grande apertura di pensiero.
Per comprendere seriamente cosa è accaduto alla Casa Bianca dopo l’11 settembre 2001 è necessaria la lettura dei suoi libri: The Powers of war and peace (University of Chicago Press, 2005) e War by other means (Atlantic Monthly Press, 2006). È qui che Yoo spiega le origini giuridiche della nascita del Patriot act e del carcere di Guantanamo, i decreti di George W. Bush sulle tecniche di interrogatorio, l’impossibilità di applicare la convenzione di Ginevra ai terroristi di Al Qaeda, l’eccezionale flessibilità della costituzione scritta e adottata dai padri fondatori a Filadelfia nel 1787 pensando a un’America non ancora superpotenza ma già allora bisognosa di essere “fortezza” capace di pensare e applicare la dottrina della guerra preventiva.
È con questo eccezionale testimone della “presidenza dell’11 settembre” che Panorama commenta i primi decreti di Barack Obama. Decisioni che sono coerenti con quanto dichiarato durante la campagna elettorale e segnano, se non un’inversione di rotta nella politica antiterrorismo (tutta ancora da verificare), una dichiarazione di principio e discontinuità sulla quale negli Stati Uniti si è acceso un intenso dibattito.
Professor Yoo, il presidente Barack Obama ha chiesto ai giudici dei tribunali militari di Guantanamo di sospendere per 120 giorni tutti i procedimenti in corso. La ritiene una buona iniziativa?
Il neopresidente deve avere la possibilità di stabilire proprie linee di indirizzo politico, ma alla fine si accorgerà che per processare i terroristi servono i tribunali militari.
Non pensa che sia possibile spostare i processi nei normali tribunali, seguendo procedure che sono già ben codificate nel tempo?
No. I normali processi non contemplano la necessità di proteggere le nostre fonti di intelligence, né i metodi che ci hanno permesso di catturare gli esponenti di Al Qaeda.
L’annunciata chiusura del carcere di Guantanamo rappresenta davvero un’opportunità per restaurare la credibilità internazionale degli Stati Uniti?
Beh, gli Stati Uniti dovranno continuare a tenere da qualche parte i capi terroristi. Se non sarà a Guantanamo, sarà da qualche altra parte. Non li si può certo liberare tra la popolazione civile.
La possibilità che altri paesi si prendano in carico questi detenuti è una soluzione praticabile per l’amministrazione Obama?
Sarebbe altamente auspicabile che altri stati si prendessero alcuni di questi detenuti, ma rimarrebbe comunque il problema dei duri, i più estremisti: quelli non li prenderebbero. Ci sarebbe il rischio di esportare il problema in altri paesi e si aprirebbe il conflitto fra la detenzione di questi terroristi e i diversi sistemi giuridici, che prevedono processi pubblici, aperti.
Questi detenuti a Guantanamo continuano a rappresentare una minaccia? E perché?
Come i tribunali militari americani hanno dimostrato, molti dei detenuti di Guantanamo non smettono di essere una minaccia: se rilasciati, tornerebbero a combattere gli Stati Uniti e i loro alleati.
Si possono applicare le norme della convenzione di Ginevra ai terroristi islamici?
Non ritengo che in questo caso valgano le norme della convenzione di Ginevra. Parliamo di trattati che regolano i conflitti fra nazioni e le loro forze armate. Al Qaeda è un non stato, che non ha firmato i trattati e non ha intenzione di seguire le regole della guerra.
Le regole per gli interrogatori decise dall’amministrazione Bush sono accettabili?
Ritengo che lo fossero e che fossero necessarie per raccogliere le informazioni necessarie a fermare i terribili attacchi contro gli Stati Uniti e i suoi alleati.
Questo però solleva problemi costituzionali. Quali?
Penso che la vera preoccupazione costituzionale sia che la nuova amministrazione, il Congresso e i tribunali vanifichino la capacità dei nostri servizi di intelligence e delle nostre forze armate di combattere Al Qaeda con la giusta aggressività.
Quali sono oggi i rischi per gli Stati Uniti?
Un eccesso di fiducia e passività, dal momento che, negli ultimi sette anni, siamo riusciti a prevenire qualsiasi attacco sul nostro territorio.
Qual è la sua speranza?
Spero che la nuova amministrazione manterrà la sostanza delle nostre politiche contro il terrorismo e, ora che la campagna elettorale è finita, metta da parte gli eccessi di partigianeria.
- Sabato 31 Gennaio 2009

LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO...
I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA
TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT
STORIE DAL MONDO
IL MONDO IN CLASSIFICA
LE NOTIZIE CHE NON VI ABBIAMO DATO
GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA
SCOMMESSE SUL MONDO
LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
FALLIMENTO O SALVATAGGIO
LA PRIMAVERA ARABA
INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO
GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE













FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA
LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA
I VOLTI DELLA SETTIMANA
Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 1 Febbraio 2009 alle 15:06 shift ha scritto:
Era evidente che Obama con tutti gli idealisti a seguito, nazionali e internazionali, la facessero troppo facile senza pensare alle conseguenze pratiche.
Cosa perdonabile agli idealisti di professione, imperdonabile ad un neo Presidente che dovrebbe pensare a proteggere la sua nazione e che, essendo un uomo politico, dovrebbe sapere che ciò che e’ pragmatico non lo si può mettere da parte come se niente fosse.
Il problema e’ sempre quello della coperta troppo corta per coprire tutto.
Se si vuole coprire la Democrazia liberando i terroristi si finisce per distruggere la Sicurezza Nazionale e in definita la Democrazia stessa.
La vera Democrazia la si difende anche con l’adattabilità’ dei suoi principi portanti, non con la rigidità dell’applicazione di tali norme democratiche costituzionali, che hanno come unico destino la distruzione stessa di quello che vorrebbero preservare con tale rigidità fine a sé stessa.
E’ ben per questo che Guantanamo esisteva e andava mantenuta, checché ne dicano i soloni della purezza del dettato democratico e dei diritti violati, che spesso si stracciano le vesti per colpire gli USA mettendone in rilievo inevitabili contraddizioni tra il dire e il fare, senza tenere conto che a volte ciò si rende necessario, volenti o nolenti.
Il 17 Aprile 2009 alle 12:39 me.angela.1984 ha scritto:
Obama deve valutare bene se servono o no i tribunali militari per i terroristi islamici perché questa faccenda può avere anche delle conseguenze.
————
http://www.renovar.it
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.