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Gheddafi, da “cane pazzo” a leader dell’Unione Africana

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  • Tags: africa, Libia, Muammar Gheddafi, Unione-africana
  • 3 commenti

Incontro di Bengasi

Muhammar Gheddafi ce l’ha fatta. Il leader libico al potere dal 1969, l’ex-pariah della comunità internazionale che il presidente americano Ronald Reagan definì un “cane pazzo”, ha ricevuto la conferma del ritorno della Libia nel salotto buono della comunità internazionale. I delegati dei 53 Paesi membri dell’Unione Africana (UA) lo hanno infatti designato come prossimo leader dell’organizzazione, che Gheddafi ha intenzione di trasformare in quelli che egli stesso ha definito “gli USA dell’Africa”.

L’investitura di Gheddafi, definito recentemente “il re dei re” da un consesso di più di duecento sovrani africani riunitisi a Bengasi, è avvenuta durante il dodicesimo summit dell’Unione Africana, in corso nella capitale etiope Addis Abeba. Il leader libico succederà così al presidente tanzaniano Jakaya Kikwete, attuale chairman dell’organizzazione, e rimarrà in carica un anno. Un po’ troppo poco per plasmare l’UA a sua immagine e somiglianza, come vorrebbe lo stesso Gheddafi, fiero sostenitore del progetto di trasformare il continente in una sorta di Stati Uniti d’Africa con una sola moneta, un esercito e un passaporto per tutti i residenti. Emulando così il modello americano e superando persino l’Unione Europea, a cui l’UA si ispira per organizzazione e finalità.

Nata dalle ceneri della precedente Organizzazione dell’Unità Africana (OUA), rinomata per la sua inutilità, l’UA ha l’obiettivo primario di favorire l’integrazione economica e politica tra gli stati membri. Ne fanno parte tutti i Paesi del continente tranne il Marocco, che nel 1984 abbandonò l’OUA per protestare contro il sostegno dato da numerosi stati membri all’indipendenza del Sahara Occidentale. Dotata di una Commissione esecutiva e di un Parlamento, i cui membri sono eletti dai deputati dei singoli stati e non a suffragio universale, l’UA può contare anche su una Corte di Giustizia e su un Consiglio per la Pace e la Sicurezza, deputato a dirimere i contrasti tra gli stati prima che degenerino in conflitti armati. Una sorta di mix tra l’ONU e la UE insomma, che finora non ha portato i risultati sperati.

Concepita per dare maggior peso all’Africa sullo scacchiere internazionale, in realtà l’UA si è ritrovata con gli stessi problemi dell’organizzazione precedente. Primo fra tutti la mancanza di fondi: il bilancio è sostenuto per un quarto dal Sudafrica, e i soldi non bastano mai. “Per questo l’Unione Africana è costretta spesso a chiedere fondi a organizzazioni esterne – spiega a Panorama.it Wafula Okumu, analista presso il South Africa Institute for Strategic Studies. – Finora l’Unione Europea è stata la più generosa, ma non si può continuare così. L’organizzazione è nata per svincolare l’Africa dalla tutela della comunità internazionale e per darle i mezzi per risolvere i problemi da sé. Ma senza soldi non si fa nulla”. Soprattutto, non si mantengono i contingenti di peacekeepers dispiegati dall’UA in numerosi teatri di guerra: il Burundi prima, il Darfur poi (qui la missione attuale è un ibrido tra UA ed ONU), per finire con la Somalia, dove al momento i 2.600 “berretti verdi” dell’organizzazione sono l’ultimo baluardo rimasto nella capitale Mogadiscio contro l’avanzata delle milizie islamiche.

Ma nonostante i problemi, i sostenitori dell’UA hanno estrema fiducia nel futuro. Negli ultimi anni l’organizzazione è cresciuta, acquistando un peso notevole nella soluzione delle crisi regionali. E l’obiettivo finale di trasformarla negli USA africani rimane in piedi, così come i passaggi intermedi necessari per arrivare alla meta: la fine delle guerre nel continente, la promozione della democrazia (Mauritania e Guinea sono al momento sospese dall’organizzazione a causa dei golpe avvenuti lo scorso anno) e un futuro economico migliore per i Paesi membri. Tutti dossier sui quali l’instancabile Gheddafi potrà ora lasciare la sua impronta. I tempi in cui il leader libico finanziava il terrorismo internazionale e progettava di dotare il suo Paese di armi nucleari sembra lontano anni luce: ora, trasformare l’UA in un’organizzazione di peso è l’ultimo sogno del padre della Jamahiriya.

  • matteo.fagotto
  • Lunedì 2 Febbraio 2009

Vedi anche:

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Commenti

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Il 3 Febbraio 2009 alle 1:03 shift ha scritto:

Questa notizia e’ divertente e ridicola in tutti i sensi, naturalmente non per l’aspirazione africana a sentirsi un continente unito, ma per chi vi hanno messo a capo e per quello che vorrebbero salvaguardare.

Gheddafi penso che lo conoscano tutti, un dittatore islamico con passato terrorista, che si permette il lusso di prendere per i fondelli l’Italia che fa finta di credere alle sue baggianate e cedendo anche ai suoi ricatti, per non inimicarselo più che tanto.

E’ o dovrebbe essere noto che l’islam e’ da tempo che e’ partito alla conquista della restante Africa, che di già non e’ ancora islamica.

Sudan, Kenya, Nigeria, Somalia e sicuramente anche altre nazioni africane, tutte nel mirino islamico.

Leggo dall’articolo che addirittura vi sono in Somalia 2600 berretti verdi diretti dall’Unione Africana, per impedire l’avanzata delle milizie islamiche e chi mettono a capo di questa organizzazione?

Un islamico ed ex terrorista, per ora, a combattere contro gli islamici, a me sembra una barzelletta.

Di solito nessuno mette la volpe a guardia delle galline, se l’hanno fatto vuol dire solo che hanno le idee confuse, oppure che ormai sono talmente in minoranza rispetto agli islamici che devono lasciargli campo libero.

Gheddafi sicuramente ne approfitterà per mandarci tutti quelli che riesce a raccogliere in Africa, visto che finora ci ha mandato solo la parte Nord Africana.

Non parliamo poi della democraticità di tale unione e di quella dei suoi rappresentanti, del tutto inesistente, d’altronde senza soldi non si batte chiodo.

Povera Africa! Ha un futuro peggiore di quello attuale davanti a se.

Il 13 Febbraio 2009 alle 19:04 Unione Africana: tutte le sparate di Muhammar Gheddafi » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] Si è presentato parlando di un’Africa unita sotto la sua leadership, con un solo passaporto, un solo esercito e una sola moneta. Ma, in poco più di una settimana, con le sue dichiarazioni poco diplomatiche rilasciate a destra e a manca, il leader libico Muhammar Gheddafi ha fatto drizzare i capelli alle cancellerie di mezzo mondo. Almeno a parole, il nuovo leader dell’Unione Africana (UA) è deciso a utilizzare l’occasione per portare avanti la sua battaglia politica contro l’Occidente. Con o senza gli altri 52 stati del continente. [...]

Il 13 Luglio 2009 alle 12:10 Il G8 dalla A alla Z: glossario di un “vertice riuscito”. Berlusconi esulta » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] A come Aquila. “La capitale del dolore” scelta da Silvio Berlusconi per ospitare il vertice e commuovere i grandi della Terra. Spostare il G8 dalla Maddalena all’Aquila si è rivelata una mossa di successo e il Cavaliere può rispolverare la sua citazione preferita: “Come diceva Erasmo da Rotterdam le decisioni più rappresentative sono spesso frutto di una lungimirante follia”. Archiviata anche l’ultima foto di gruppo che nel terzo e conclusivo giorno del summit ha visto insieme i Grandi e i rappresentanti dei Paesi africani, il presidente del Consiglio traccia il suo bilancio: un summit “riuscito” dall’esito “assolutamente positivo. A parere di tutti è stato il migliore da quando è stato istituito”. B come Berlusconi. Il presidente di turno del G8 che si veste da cicerone per accompagnare gli ospiti tra mostre e macerie, da chef per scegliere e dettare il menù, da nottambulo che passeggia per la caserma fino a notte fonda. E che imperversa, giorno e notte, sui maxi schermi del media village, sui cui scorrono di continuo le sue conferenze stampa. C come Carla Bruni. La “première dame” che diserta il tour romano offerto alle altre consorti, raggiunge Coppito per passeggiare e cenare fuori col marito. E poi si commuove tra le macerie dell’Aquila: “È terribile” (qui la GALLERY). D come Documenti. Innumerevoli: quelli che producono gli Otto, a raffica, sotto forma di bozze, dichiarazioni, risoluzioni, dossier e raccomandazioni: una valanga di carta senza soluzione di continuità. Sette i documenti finali approvati dal G8. E come Economia in crisi. La protagonista di questo summit. Licenziata con un mantra da ripetere a tutte le latitudini del mondo: “People first, people first, people first, people first…”. F come First lady. Le mogli dei potenti (ribattezzate da Sarah Brown: “Noi, le Wag’s del G8″ che si sono concesse una visita a Roma e un passeggiata tra le macerie e le tendopoli dell’aquilano. Tutte in fila, ma senza Carla e senza il professor Joachim Sauer, il “first husband”, marito di Angela Merkel rimasto in Germania. G come Gheddafi. Arrivato al G8 di Coppito… al solito, in ritardo. Dove monta l’immancabile tenda e stringe la mano al “nemico americano” Barack Obama H come Hotel. Le strutture alberghiere lontane decine di chilometri da Coppito e che ospitano i giornalisti di tutto il mondo. E che costringono la stampa a sobbarcarsi ogni giorno quasi quattro ore di viaggio tra andata e ritorno. I come Iran. Finito all’indice per la repressione dei sostenitori di Moussavi oggi si è preso la soddisfazione di convocare l’ambasciatore italiano per protestare per l’uso della forza contro i no-global anti G8. J come J8. Il summit parallelo dei giovani tra i 14 e i 17 anni organizzato dall’Unicef. E che ha lanciato alla ribalta mondiale la sedicenne brasiliana Mayara Tavares, di cui – come appare nella foto ripresa da tutti i siti del mondo – Barack Obama e Nicolas Sarkozy hanno apprezzato il lato b… K come Kilogrammi. I 24 che segna sulla bilancia il sobrio libro su Canova con copertina in marmo di Carrara che Berlusconi ha regalato a Obama. Elegante e minimale. L come Lula. Il presidente brailiano pare viaggi con le maglie dei giocatori della formaztione verde oro. Ne ha portate due in dono a Berlusconi e Obama, autografate dai campioni brasiliani. E per il presidente Usa è stata pure una beffa vista le recente sconfitta nella finale di Confederations Cup in Sudafrica. M come Michelle. La più ammirata, la più fotografata, la più invidiata tra le mogli presidenziali. Che ha ceduto alle tentazioni di gola: pasta all’amatriciana, carbonara e bolognese in un sol boccone e in una sola sera. N come Navette. Centinaia di bus con la scritta G8 che ogni giorno scorrazzano in lungo e largo i giornalisti accreditati. Un viaggio della speranza che comincia al mattino presto e che per molti si conclude a notte inoltrata. Qualcuno ci ha passato oggi quasi tre ore fermo in attesa della partenza dei leader da Coppito. O come Obama. E non solo lui, Barack (che al suo primo vertice del G8 ha mostrato la sicurezza e il disinvolto sorriso di chi si sente padrone di casa ovunque: “L’Aquila sarà ricostruita. La coraggiosa gente di questa città sarà sempre nel nostro cuore”, ha dichiarato il presidente Usa in conferenza stampa), ma tutta la famiglia. Che rilancia l’America ai tempi “cool” di Jfk e Jacqueline. Il capofamiglia fa lo statista. Lei, Michelle, la buongustaia. E le figlie, Sasha e Malia, le gelataie. I complimenti di chi li incontra e li conosce si sprecano. P come piazza. Quella d’Armi della caserma di Coppito da oggi “piazza 6 aprile 2009″ in memoria delle vittime del sisma. Q come Quattro. I gradi della scala Richter. La soglia oltre la quale sarebbe scattato il fantomatico piano di evacuazione per capi di Stato e di governo presenti a Coppito. La terra, però, in questi tre giorni ha avuto pietà dei suoi “grandi”. R come Risultati Raggiunti. Berlusconi lo ha definito un vertice “riuscito benissimo”. In effetti è stato un vertice molto produttivo e concreto: ha intrapreso la lotta al riscaldamento del pianeta,  ha iniziato la riscrittura delle regole economiche anti-crisi (”Il nuovo codice di regole economiche si baserà su tre principi e cioè la sacralità del diritto di proprietà, il valore dell’etica di mercato e la necessità di trasparenza” riassume Berlusconi “a parte di tutti c’è stata unanimità nell’appoggiare questi principi e abbiamo così dato il via per approntare queste regole”), ha stanziato 20 mld di dollari per lottare contro la fame nel mondo (secondo il presidente del Consiglio, la sicurezza alimentare è stata tenuta “come ultimo tema del summit perché è il più importante di questo G8. Un elemento cruciale per il futuro perché tutti gli studi dell’Onu mostrano che nei prossimi 20 anni aumenterà di due miliardi di persone”). Ecco perché Silvio Berlusconi può dirsi soddisfatto: “Il risultato più importante venuto dal vertice è proprio il messaggio di fiducia e speranza” per uscire dalla crisi. Un messaggio che i Grandi (qui i documenti finali) hanno voluto dare ai cittadini di tutto il mondo per tornare a guardare al futuro senza paura. S come Sarkozy. Il presidente francese scarica la tensione facendo jogging fuori dalla caserma di Coppito e attende per un giorno la bella Carla e poi per difenderla in conferenza stampa sfiora la gaffe con le first ladies: “Lei ha preferito le tendopoli agli hotel di lusso…”. T come Tendopoli. Gli accampamenti dove ancora vivono migliaia di terremotati. E che un giorno “entro settembre” e un giorno “entro novembre”, prima o poi si svuoteranno, lasciando tornare gli aquilani ad abitare sotto un tetto. U come “ultime signore”. Le dimostranti aquilane che al passaggio delle consorti dei leader hanno mostrato all’Aquila il cartello “last ladies” (qui le IMMAGINI). V come vacanze. Quelle che Berlusconi, nella conferenza stampa finale del vertice, ha promesso di passare a L’Aquila per seguire la ricostruzione: “Sto cercando casa qui per agosto…”. W come Wc. I bagni del media village durati appena una mattinata. Poi, tra scarichi intasati, ritirate divelte e black-out di acqua corrente, abbelliti dai cartelli ‘Fuori servizio’ per il resto del vertice. X come Xinjiang Uygur. La provincia autonoma cinese dove sono scoppiati i disordini tra uiguri e governo locale che hanno costretto il presidente Hu Jintao a un precipitoso ritorno a Pechino. Il G8 è proseguito senza di lui. Y come Yes we camp!. L‘ironico slogan disegnato sul fianco di una collina dai contestatori del vertice. Un’opera d’arte visibile a chilometri di distanza. Z come Zainetto. L’ambitissimo gadget del G8 contenente una maglietta, un orologio, un asciugamano e una decina di chili di libri fotografici sull’Abruzzo. Tanto bramato da scatenare una rissa tra giornalisti e obbligare la Guardia di finanza ad intervenire per scongiurare disordini. [...]

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