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Non si fermano gli scioperi a «gatto selvaggio» dei lavoratori inglesi contro la decisione della Irem, l’azienda siracusana che si è aggiudicata l’appalto per la costruzione di un impianto in una raffineria nel nord dell’Inghilterra, di assumere a termine un centinaio di lavoratori italiani. Alle agitazioni - bollate come «protezioniste» e vagamente «xenofobe» dal governo inglese - si sono uniti novecento contrattisti della centrale nucleare di Sellafield, nel nord-ovest. Proseguono anche i picchetti davanti alla raffineria Total di Grimsby, dove anche questa mattina si sono radunati trecento lavoratori inglesi sfidando freddo e neve. La loro preoccupazione è che gli italiani, e più in genere gli stranieri, possano rubare il lavoro agli inglesi in un momento di grave crisi economica.
Gordon Brown accusa i sindacati e si schiera dalla parte delle norme europee e per l’apertura dei mercati, a difesa del diritto degli italiani a portare a termine il lavoro, mentre la classe operaia britannica, per voce di Derek Simpson, leader del maggiore sindacato, considerato vicino al Labour, si schiera a favore delle mobilitazioni. Il tabloid News of the World ci ironizza sopra: «Avanti di questo passo Brown perderà un altro posto di lavoro. Il suo». Si riferisce alle legislative, che si svolgeranno tra un anno, e che segnano, dopo l’apparente ripresa di popolarità di Brown per il modo in cui aveva saputo aggredire la crisi con misure che avevano di fatto aperto la strada alle nazionalizzazioni bancarie, un nuovo pesante calo dei sondaggi per il Labour del premier inglese.
A difesa di Brown scende in campo anche il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini: «Faccio riferimento alle parole del primo ministro Gordon Brown che è persona saggia e competente, che ha detto che quegli scioperi sono indifendibili». «Questa è l’Europa della libera circolazione di tutti i lavoratori - prosegue Frattini, a margine di un convegno a Milano sulla ‘Pace Commerciale nel Mediterraneo‘ - quindi di quelli italiani in Gran Bretagna e di quelli inglesi in Italia».
«La libera circolazione dei lavoratori è un principio fondativo dell’Unione europea, che non può in alcun modo essere messo in discussione, pena la crisi del patto comunitario» ha invece detto il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi.
«Nel caso specifico poi - ha continuato a margine della presentazione a Montecitorio del rapporto del Cnel sul lavoro che cambia - l’azienda si avvale di propri lavoratori specializzati non altrimenti sostituibili nel breve periodo imposto dall’immediata esecuzione dei lavori» .
- Lunedì 2 Febbraio 2009

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Commenti
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Il 3 Febbraio 2009 alle 1:47 shift ha scritto:
I lavoratori inglesi stanno letteralmente sragionando, invece di prendersela con tutta l’immigrazione che si sono portati in casa se la prendono con italiani, che fanno parte della comunità Europea e che pertanto sono nel pieno diritto di stare dove si trovano, così come accade per qualsiasi ditta o lavoratore europeo, che si venisse a trovare in Italia o in altra nazione europea.
Dovevano dirlo prima se non volevano far parte della Comunità Europea, con i loro rappresentanti politici, non a cose fatte e operanti da tempo.
Francamente anch’io non gradisco la Comunità Europea, ma i nostri governi non ci hanno permesso d’esprimere il parere dei cittadini elettori, hanno fatto tutto sulle nostre teste togliendoci la nostra sovranità nazionale a favore dell’Europa, anche se tuttora fingono che siamo padroni a casa nostra, mentre siamo costretti ad applicare le leggi europee, ci piacciano o non ci piacciano.
Gli inglesi adesso l’hanno scoperto e se ne risentono, ma pensavo che avessero modo di controllare meglio il loro governo, non come noi italiani che non possiamo metterci nemmeno becco, in fin dei conti la Gran Bretagna ha istituti costituzionali ben più vecchi e rodati del nostro, mi sembra strano che abbiano fatto anche lì tutto sulle loro teste di elettori.
In tal caso non resta altro che far rompere la Comunità Europea, sorta senza alcun consenso elettorale dietro le spalle dei cittadini di tutta l’Europa.
Quindi, se la protesta di quei lavoratori inglesi riguarda solo gli italiani hanno torto marcio, se riguarda invece l’inganno e il sopruso patito dai loro governi, allora hanno pienamente ragione, ma non devono sbagliare ad identificare il vero colpevole prendendo gli italiani come capro espiatorio.
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