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Secondo fonti molto affidabili, sia italiane che brasiliane, contattate da Panorama.it in Brasile, sarebbero abbastanza alte le possibilità che il Supremo Tribunale Federale (STF), la massima carica del giudiziario verde-oro, ribalti la decisione del ministro della Giustizia di Lula, Tarso Genro, che lo scorso 13 gennaio ha concesso lo status di rifugiato politico all’ex terrorista scrittore Cesare Battisti. Una fiducia discreta si respira negli ambienti italiani di San Paolo, Rio e Brasilia anche perché dai corridoi del Supremo cominciano a trapelare le prime indiscrezioni secondo le quali almeno cinque dei dieci ministri che parteciperanno al giudizio sul caso Battisti sarebbero inclini a votare contro Genro e per l’estradizione. I membri del STF sono in realtà undici ma proprio ieri Celso de Mello, il giudice di nomina più antica, ha anticipato che per “motivi personali” si asterrà dal voto, aggiungendo tuttavia che “non ci sarebbe nessuna incoerenza se il Supremo cambiasse quella che sino ad oggi è stata la sua giurisprudenza” e decidesse di “rispondere positivamente alla richiesta di estradizione dell’Italia”.
Non è quindi scontato come pensavano in molti che il Supremo confermi giuridicamente le posizioni di Genro. In base alle informazioni raccolte nei corridoi del STF, infatti, oggi i cinque nomi favorevoli ad accogliere le richieste italiane su Battisti sarebbero quelli del presidente Gilmar Mendes, del vicepresidente che analizza il caso Cezar Peluso e dei ministri Ricardo Lewandowski, Carlos Alberto Menezes Direito ed Ellen Gracie. All’interno del Supremo la tesi di chi è favorevole a riconsegnare Battisti alle autorità italiane è che in Brasile una legge ordinaria come quella sui rifugiati politici alla quale si è appellato Genro non può togliere la competenza del Supremo Tribunale Federale a giudicare i casi di estradizione in quanto tale competenza è prevista invece da una legge costituzionale. Per ora nulla trapela sull’inclinazione degli altri 5 membri del STF, ovvero Marco Aurélio Mello - nominato dall’ex presidente Collor - Carlos Britto, Joaquim Barbosa, Eros Grau e Carmen Lucia, scelti tutti dall’attuale presidente Lula, mentre a Brasilia il gabinetto del Senatore Eduardo Matarazzo Suplicy, tra i più attivi nella difesa di Battisti, sta cercando di entrare in contatto con il magistrato Ambrogio Spataro, per spiegare “le motivazioni della concessione del rifugio” e dove, sempre secondo lo stesso Suplicy, chi condannò Battisti avrebbe preso lucciole per lanterne. A rafforzare la posizione dell’Italia, nelle ultime ore, ci sarebbero anche una serie di pressanti telefonate a Genro e ad altri membri del governo brasiliano provenienti da ambienti vicini al Partito Democratico, alla Cisl e al Partito dei Comunisti Italiani. Tutte telefonate di persone che in passato aiutarono non poco Lula e il PT da lui fondato nel 1980, tutte molto critiche nei confronti della decisione di concedere il rifugio politico a Battisti. Voci di corridoio, questa volta dal Palazzo, assicurano che in parte queste telefonate avrebbero aperto spiragli anche sul fronte politico della coalizione che appoggia Lula.
- Venerdì 6 Febbraio 2009
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Il 24 Febbraio 2009 alle 12:32 Caso Battisti: si decide il 3 marzo. Ecco i tre possibili scenari » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Iniziano a delinearsi chiaramente i possibili scenari per la soluzione del controverso caso di Cesare Battisti, l’ex terrorista scrittore di cui l’Italia ha chiesto l’estradizione nel 2007 e al quale il governo Lula ha concesso invece lo status di rifugiato politico lo scorso 13 gennaio. Ma soprattutto comincia a concretizzarsi la data in cui conosceremo la sorte di Battisti. Panorama.it ha infatti raccolto da fonti sinora molto attendibili che sarà il prossimo martedì 3 marzo il giorno in cui il Supremo Tribunale Federale verde-oro, massima autorità del giudiziario brasiliano, deciderà se concedere l’estradizione di Battisti all’Italia o, invece, avallare la decisione dell’esecutivo Lula. Quali invece gli scenari possibili e le probabilità che si realizzino? [...]
Il 11 Maggio 2009 alle 18:27 Dal Brasile, Battisti in tv: “L’Italia mi fa paura. Piuttosto mi uccido” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] L’ultima notizia giunta dal Sud America segna un punto a favore dell’ex militante dei Pac: il Procuratore generale del Brasile ha dato ragione al ministro della Giustizia Tarso Genro, che a suo tempo aveva concesso a Battisti l’asilo politico. “Cesare Battisti resti in carcere”, recita il parere inviato al Tribunale Supremo Federale del Brasile (Stf, la Corte Costituzionale brasiliana), da parte del procuratore generale Antonio Fernando de Souza. Nel suo parere il procuratore de Souza ha considerato invece che tali reati non sono ancora prescritti e ha anche suggerito che il processo presso il Stf sia estinto anche prima di essere giudicato, facendo sua la richiesta presentata dal nuovo legale di Battisti, l’avvocato costituzionalista Luis Roberto Barroso: “Ritengo non procedente l’azione e mi manifesto prima ancora che sia giudicata chiedendo l’estinzione del processo”, scrive De Souza nel documento inviato al Supremo Tribunal. Per De Souza, l’atto di concessione dell’asilo è politico e espressione della sovranità dello Stato brasiliano. Il parere del procuratore generale, va detto, è solo consultivo, e non vincolante, rispetto alla decisione finale che dovrà emettere proprio il Supremo tribunal federal, assai più indipendente. E che dalle indiscrezioni dei mesi scorsi appare spaccato al suo interno: il presidente Gilmar Mendes, per esempio, ha sempre detto di essere favorevole al “rimpatrio” di Battisti. Dall’altra parte però pesa la scelta del ministro della Giustizia di Lula, Tarso Genro, che lo scorso 13 gennaio ha concesso lo status di rifugiato politico all’ex terrorista. La partita è ancora tutta da giocare e il fatto che Battisti sia ancora in cella fa ben sperare le autorità italiane: di fatto il braccio di ferro fra la magistratura e il potere politico brasiliano è ancora in corso. La decisione finale arriverà nelle prossime settimane E intanto dall’Italia partono altre bordate: “Quella di Battisti è una sfrontatezza senza limiti. Se davvero meditava il suicidio avrebbe potuto pensarci dopo gli omicidi da lui commessi”, commenta il ministro della Difesa, Ignazio La Russa. [...]
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