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Lieberman, il leader razzista che deciderà le elezioni israeliane

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  • Tags: Avigdor Lieberman, Israele, Kadima, labour, Likud
  • 18 commenti

Avigdor Lieberman

C’è chi lo paragona a Jeorg Heider e chi a Jean Marie Le Pen. Ma con una differenza rispetto al modello austriaco: quando andò al governo, il capo dei liberalnazionalisti viennesi mise da parte i suoi slogan più radicali. Lui, no. C’è chi afferma, come lo studioso del fascismo Zeev Sternhell, che lui sia l’uomo politico più pericoloso mai apparso nella storia di Israele: le sue tesi, un cocktail di ultra-nazionalismo, autoritarismo e razzismo, sarebbero in grado di sprigionare una forte quantità di tossine nel corpo della sessantenne democrazia con la Stella di David.

Lui respinge le accuse al mittente. E per dimostrare di avere ragione, elenca i numeri del suo (presunto) consenso. Già, perché, nonostante sia il personaggio più controverso del panorama politico israeliano, Avigdor Lieberman rischia di essere il vero vincitore della prossime elezioni del 10 febbraio. Con i 20-21 seggi che i sondaggi pubblicati sul quotidiano economico Globes gli assegnano (contro i 15-16 del Labour, i 22-23 di Kadima, i 28 del Likud) il suo partito, Yisrael Beiteinu (Israele è la nostra Patria), potrebbe diventare la terza forza alla Knesset, il parlamento di Gerusalemme. Una dote che garantirebbe a questo cinquantenne di origine russa di essere il King Maker delle urne.

Chiunque, per formare un governo, dovrebbe fare i conti con lui. Il suo ex mentore, il leader del Likud Benjamin Netanyahu, gli ha già offerto un ministero di grande prestigio, quando diventerà primo ministro, come dicono tutte le previsioni. Lieberman ha solo abbozzato. Non scopre, per ora le carte, e si gode la corte che gli viene fatta. Anche Tzipi Livni, la leader di Kadima, sembra essere intenzionata a promettergli una poltrona che conta, nel caso riuscisse a conquistare, per lei, quella di primo ministro. Neppure il numero uno del Partito Laburista Ehud Barak ha escluso la possibilità di allearsi con lui, scatenando le ire dell’ala sinistra della sua formazione, assolutamente contraria a qualsiasi rapporto con il leader di Yisrael Beiteinu. Lui, Avigdor Lieberman, sembra essere intenzionato a capitalizzare al massimo il consenso che gli israeliani sembrano volergli concedere.

Ma se la sua presenza dovesse risultare troppo ingombrante, le sue richieste troppo onerose, è probabile che i tre maggiori partiti, Likud, Kadima e Labour, decidano di formare una Grande Coalizione per emarginarlo sulla destra. Sarà proprio così? In attesa di capire cosa riserverà il futuro a Avigdor Lieberman, per ora, il presente racconta di un personaggio in grado di coagulare attorno a sé molte delle paure e delle inquietudini della società israeliana. Molti analisti spiegano la sua possibile vittoria con il sempre maggiore bisogno di sicurezza avvertito dagli israeliani, aumentato con la guerra di Gaza, alimentato dalle fanatiche minacce iraniane. Con i suoi slogan estremisti, con il suo programma ultraconservatore, con le sue dichiarazioni che spesso hanno superato il confine della xenofobia nei confronti degli arabi e dei palestinesi, Lieberman sembra aver trovato il modo di sintonizzarsi direttamente con gli umori di una sempre più grande platea di elettori.

Emigrato circa 30 anni fa dall’Unione Sovietica, questo ex buttafuori di una discoteca della Moldavia, ex sindacalista, ex braccio destro di Netanyahu, ex ministro nel governo di Ariel Sharon (da cui venne allontanato per la sua opposizione al ritiro da Gaza), sembra essere in grado di compiere ulteriori passi in avanti nella sua scalata politica. Che da almeno sei anni consiste in continue entrate e uscite dalle varie compagini governative, non ultima, quella attuale, guidata dal premier Ehud Olmert, che Lieberman ha lasciato più di un anno fa per protesta contro i colloqui di pace con l’Autorità Nazionale Palestinese. Non un caso, visto che il leader di Yisrael Beiteinu (fondato come partito degli immigranti russi, ma allargatosi a tutti gli elettori israeliane) ha fondato la sua politica sull’ostentata ostilità contro gli arabi.

Tutti ricordano quando nel maggio del 2004, Lieberman propose il suo piano per separare gli ebrei dagli arabi, espellere quest’ultimi e chiedere una dichiarazione di “lealtà” a tutti coloro che sarebbero rimasti in Israele. Oppure quando dichiarò, nel 2006, che tutti i parlamentari arabi della Knesset che avessero avuto contatti con Hamas avrebbero dovuto essere fucilati come collaborazionisti. Uscite che gli sono valse la condanna di uomini come Shimon Peres, l’attuale presidente israeliano. E le attenzioni di tutta la stampa, specialmente quella progressista. Non è un caso che il quotidiano Haaretz, settimana scorsa, abbia pubblicato uno scoop. Avigdor Lieberman in passato ha avuto la tessera del Kach, un movimento di estrema destra  bandito dalle elezioni nel 1988 per incitamento all’odio razziale. Lui, il capo di Ysrael Beiteinu, ha smentito, ma senza troppa convinzione. Tanto sa che, comunque sia, dal 10 febbraio, tutti i leader politici dovranno fare i conti con lui.

  • michele.zurleni
  • Venerdì 6 Febbraio 2009

Vedi anche:

  • Chiedere scusa alla Turchia? Il governo israeliano si spacca - L'ANALISI
  • Anastassia Michaeli: da modella a "talebana" anti-arabi- IL PERSONAGGIO
Caso Battisti: voto in bilico al Tribunale Supremo »
« I dubbi del Centro Wiesenthal sulla fine del “dottor morte” di Mathausen

Commenti

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Il 6 Febbraio 2009 alle 14:20 shift ha scritto:

Questo articolo del giornalista Michele Zurleni suona molto di parte, descrivendo chi non si può difendere come razzista, senza specificare il perché lo sarebbe.

Lo e’ perché e’ nazionalista?

Perché forse non esistono le nazioni e il diritto di un popolo a rimanere tale?

Forse il giornalista preferisce che ogni popolo sia multiculturalista?

Questa e’ la visione della sinistra che vorrebbe creare con il multiculturalismo, come tentò a suo tempo Stalin con la violenza, una miscellanea di etnie senza confini con l’intenzione di abolire il nazionalismo e i confini nazionali.

I confini nazionali, egregio Zurleni, esistono proprio perché un popolo e una cultura possa continuare ad esistere, non perché altri possano invaderne tali spazi con la forza o, con l’astuzia e il buonismo di facciata, anche pacificamente; non le dice niente il caso Inghilterra con gli italiani della Total?

E pensare che ci sono pure dei trattati di una Comunità Europea creata dietro le spalle dei popoli europei da governanti, imprenditori, finanzieri e ideologi di sinistra tutti accomunati allegramente a voler passare sopra la volontà dei loro connazionali.

Perché Lieberman desidera questo, l’esistenza della sua nazione e del suo popolo, per un popolo storicamente massacrato in ogni dove e che continua ad esserlo anche attualmente da nemici irriducibili e fanatici, adesso sarebbe razzista?

Razzista significa, caso mai non lo sapesse, che considera la sua razza superiore alle altre, per forma fisica o mentale discriminandole con azioni, ma non che uno desidera che a casa sua ci stiano solo i suoi familiari o che cacci con la forza chi tenta da tempo con la violenza e con l’astuzia di togliergli casa, oppure di chi sta a casa sua tradendola.

Forse i modi di Lieberman d’esprimere ciò e di agire di conseguenza non saranno graziati, e non aderenti al pensiero ideologico che lei ha espresso nell’articolo, ma di sicuro non sono razzisti.

Il 6 Febbraio 2009 alle 18:49 redazione ha scritto:

Gentile signore,

la ringrazio prima di tutto per l’attenzione posta al mio articolo, Le ricordo che in esso non esprimo le miei opinioni ma mi limito a riportare i fatti riguardanti Lieberman. Tra questi, ci sono anche le parole usate dal Primo Ministro Ariel Sharon, durante la riunione del suo governo il 31 maggio 2004. Respingendo il piano di “separazione” tra gli arabi israeliani e ebrei presentato dell’allora ministro Lieberman, Sharon affermò: “Considero gli arabi israliani come parte integrante dello Stato di Israele”. Come vede sono ben altre voci, e non un semplice scritto, a indicare l’essenza democratica della società israeliana e a marcarne la differenza rispetto alle tesi radicali avanzate da Avigdor Lieberman. Grazie ancora una volta per la sua attenzione. Un cordiale saluto. Michele Zurleni

Il 7 Febbraio 2009 alle 12:22 shift ha scritto:

Egregio Michele Zurleni la ringrazio per la sua cortese risposta, ma sono spiacente di doverle ribadire il mio punto di vista.

Il titolo del suo articolo da del razzista a qualcuno solo perché ha una posizione estremista, non condivisa da una parte del mondo politico israeliano e ovviamente da lei.

Come le ricordavo nel precedente post, “razzista” e’ un attribuzione di qualcosa che ha un preciso significato, non lo si può utilizzare impropriamente per motivazioni di lotta politica o di diversa visione politica, perché allora si scade nella demonizzazione della persona per puri scopi di parte.

Lei per rafforzare la cosa vi ha infilato perfino Heider e Le Pen, che sono stati notoriamente di destra, ma di sicuro non sono razzisti, semmai nazionalisti, che vuol dire tutt’altra cosa di cui non doversi vergognare, ma addirittura onorare.

In secondo luogo lei dimentica che non sta scrivendo di un personaggio politico di una qualsiasi nazione democratica pacifica, ma di una nazione in lotta per la sua stessa sopravvivenza, avvenuta finora solo con le sue esigue forze e che per il prossimo futuro non e’ così certa che possa essere lo stesso.

I discorsi di pacifismo e di amore tra i popoli sono belli da coltivare e la sinistra israeliana, come qualsiasi sinistra mondiale, li coltiva nonostante l’evidenza contraria, sarà ben per questo che perderà le prossime elezioni.

Lieberman, cui lei da del razzista riprendendo voci dei suoi avversari politici, ha una visione del tutto diversa per la salvezza della sua nazione, che con il razzismo non c’entra niente, ma ovviamente discrimina chi fa la guerra al suo paese o tenta di tradirlo dall’interno.

Indubbiamente una posizione dura e intransigente, sicuramente nemmeno infiorettata nei termini, ma le guerre e la lotta per la sopravvivenza non le si vincono con i fiorellini e i gesti amichevoli, con avversari che si prefiggono da sempre di distruggerti completamente senza se e senza ma.

Infine le ricordo che non si da del razzista a qualcuno rilanciando sui media l’attribuzione data da qualcun altro, altrimenti visto che qualcuno chiama “DITTATORE” Berlusconi lei avrebbe l’obbligo, usando lo stesso metro di giudizio che ha indicato, di scrivere in stampatello “ IL DITTATORE” anche di Berlusconi, pur non essendo vero e credo cosa non gradita nemmeno a lei, visto che fa parte del quotidiano di centro destra di Panorama.

Il 7 Febbraio 2009 alle 22:25 wargame ha scritto:

Confermo non le opinioni di Zurleni, ma vado oltre parlando di questo Lieberman:

http://www.haaretz.com/hasen/s.....58508.html

Police detain seven Lieberman associates in money laundering probe

By Jonathan Lis, Haaretz Correspondent

La polizia arresta sette soci di Lieberman nell’indagine per “lavare i soldi”

Da Jonathan Lis, corrispondente di Haaretz

Modifiche: Frode, elezioni dell’Israele

L’unità nazionale per la ricerca di frode , oggi domenica ha arrestato sette persone per l’interrogazione come componente di una ricerca su Avigdor Lieberman, appena due-e-un settimane e mezzo dalle elezioni generali.

La figlia di Lieberman, Michal ed il suo avvocato Yoav Meni erano fra quelli detenuti.

Durante le ricerche delle loro case, la polizia ha trovato una serie di documenti che dicono avanzerà la ricerca.

L’indagine su Lieberman si è aperta 2 anni e mezzo fa che seguono una denunzia nel supplemento di venerdì del Haaretz in cui è stato segnalato che il presidente di Yisrael Beitenu è stato ritenuto sospetto di lavare dei soldi, la falsificazione della società documenta ed altre offese.

La polizia si pensa che chieda un’estensione domenica del rinvio in carcere di alcuna delle sette persone.”

Cosa si può aspettare da un ex-buttafuori moldavo,con indagini di corruzione tutt’ora in corso, ecc.., visto dai suoi stessi connazionali,sia di sinistra che di destra come un vero razzista?

Solo razzismo e violenza.

Basta solo aprire questo sito, per capire chi è veramente questo disgustoso personaggio, ex-membro del “Kach”, movimento radicale bannato in Israele dal Knesset nel 1988:

http://en.wikipedia.org/wiki/A....._Lieberman

^ http://www.abc.net.au/lateline.....781128.htm
^ http://www.chicagotribune.com/.....0262.story
^ https://www.haaretz.co.il/hasen/spages/1057752.html
^ http://www.haaretz.com/hasen/s.....73179.html
^ http://www.iht.com/articles/ap.....berman.php
^ http://news.bbc.co.uk/2/hi/mid.....098310.stm
^ http://news.yahoo.com/s/afp/20.....israelvote
^ http://www.nytimes.com/2006/10.....stcnd.html
^ http://www.thejewishweek.com/v.....srael.html
^ http://www.thenation.com/doc/2.....5/lynfield
^ http://www.thenation.com/doc/2.....1/lynfield
^ a b PM, Lieberman sign coalition deal Ynetnews, 23 October 2006.
^ A hard-line Israeli official, Avigdor Lieberman, stakes out extreme positions
^ The Father of Palestine (subscribers-only access), The New Republic, 13 February 2008
^ Avigdor Lieberman: Israel should press to join NATO, EU, Ha’aretz, 1 January 2007.
^ Lieberman presents to Russia plan to expel ‘disloyal’ Arabs Ha’aretz, 30 May 2004.
^ PM sacks National Union ministers, Ha’aretz, 5 June 2004.
^ Sharon sacks hardliners who stand in his way The Guardian, 5 June 2004
^ Lieberman: The unfaithful cannot be citizens Ynetnews, 10 December 2006.
^ Poll: Only 7 percent want Olmert as PM Ynetnews, 21 September 2006
^ Nobody’s citizens Ynetnews, 16 October 2006
^ Israeli Official Discusses Iran and His Controversial Agenda New York Times, 7 December 2006
^ New Cabinet minister Lieberman calls on government to separate Jews and Arabs Associated Press, 5 November 2006
Quote: Under Lieberman’s proposal, Arabs permitted to remain in Israel would have to pass a loyalty test to keep their citizenship. Arabs make up roughly one-fifth of Israel’s population.
^ Israel’s new politics: Shutting itself in, hoping for the best The Economist, 23 March 2006
^ Lieberman calls Arab MKs who meet with Hamas ‘collaborators’ Jerusalem Post, 4 May 2006
^ Court delays ruling on Tibi petition over travel limitations Haaretz, 3 November 2002
^ Prosecution: Lieberman’s anti-Arab remarks kosher Ynetnews, 2 November 2006
^ Labour minister quits over Lieberman’s role The Independent, 31 October 2006
^ Haaretz Service:Lieberman: Jerusalem attack is product of Arab MK incitement [1]
^ Shahar Ilan:Lieberman to Arab MKs: One day we will ‘take care of you’[2]
^ The Times, February 7, 2009, James Hider in Jerusalem, Ex-bouncer Avigdor Lieberman muscles his way into Israeli politics
^ - ‘Weekend of terror leaves 23 Israelis dead’, 4 March 2002.
On 4 March the first Qassam rocket attack of March 2002 was made into Israel, there were no casualties. (Source: IDF Spokesperson Statistics).[citation needed]
- [3] Palestinian gunmen took up a position on a pedestrian bridge above Petah Tikva Road at the center of Tel Aviv and attacked two restaurants below, “The Steak Gathering” and “Sea Food Market” killing 3 Israelis and injuring 31 (four severely).
- [4] suicide bomber detonated in an Egged No. 823 bus.
- [5][6] Bethlehem bypass “tunnel” attack.
- [7][8][9] Qassam rocket attack on Sderot injured a 16 month-old baby.
^ [10]
- Following terrorist acts in recent days right wing politicians suggest to open war, bomb civilian targets in the Palestinian Authority and conquer the West Bank.
Hebrew: - בעקבות הפיגועים בימים האחרונים מציעים פוליטיקאים מהימין לפתוח במלחמה, להפציץ מטרות אזרחיות ברשות ולכבוש את הגדה.‎
- Minister of Infrastructure Avigdor Lieberman said: “If it were up to me I would notify the Palestinian Authority that tomorrow at ten in the morning we would bomb all their places of business in Ramallah, for example.”
Hebrew: - שר התשתיות אביגדור ליברמן אמר: “אם היה הדבר תלוי בי הייתי מודיע לרשות שמחר בעשר בבוקר אנו נפציץ את כל בתי העסק שלהם ברמאללה, למשל”.‎
^ Paul Peachey: We risk charges of war crimes, Peres tells Cabinet The Independent, 7 March 2002.
^ McGreal, Chris. Palestinian PM’s leadership at stake when he pleads with Bush to help free detainees. The Guardian, 25 July 2003.
^ Abu Toameh, Khaled. (2003, 21 July.) PA prepares own dossier on ‘incitement’.
^ Chazan, Guy. Hawkish Palestinian TV Starts to Incubate Doves. Wall Street Journal
^ ‘Lieberman offered to drown the Palestinian prisoners at sea’ by Walla!, 6 July 2003
- On Galei Tzahal it was reported that Lieberman said at the cabinet meeting that as Minister of Transport he’s willing to provide buses to take them at sea and drown them there.
Hebrew: בגלי צה”ל דווח שליברמן אמר בישיבת הממשלה שכשר התחבורה הוא מוכן לספק אוטובוסים לאסירים שיקחו אותם לים ולהטביע אותם שם.‎
^ Lieberman blasted for suggesting drowning Palestinian prisoners Ha’aretz, 8 July 2006.
^ Ezra HaLevi. Exposé Links Olmert, Lieberman and Sharon to Jericho Casino Arutz Sheva, 24 January 2008
^ Ezra HaLevi. Exposé Links Olmert, Lieberman and Sharon to Jericho Casino Arutz Sheva 24 January 2008
^ Hillel Fendel.”Police Say There´s Evidence Linking Sharon to $3 Million Bribe” Arutz Sheva, 3 January 2006
^ Lieberman: Do to Hamas what the US did to Japan
^ Treat Hamas like Japan in WWII: Israeli nationalist leader
^ http://www.google.com/hostedne....._geH7HvqQw
^ http://www.israelnationalnews......spx/129435
^ Olmert gets hardline partner United Press International, 30 October 2006
^ Lieberman blasts Arab MKs, pulls party out of government Haaretz, 16 January 2008

[edit] External links
Avigdor Lieberman Knesset website
The appointment of Israel’s new deputy PM raises fears of a new catastrophe, says Robert Fox
Gilad Katz: Avigdor Liberman – Politician or Statesman? (Omedia, 22 October 2006)
Akiva Eldar: Let’s hear it for the Haiders Ha’aretz, 31 October 2006.
PM: Lieberman opinion on trading Arabs not my own Ha’aretz, 5 November 2006.
Official website of Yisrael Beiteinu

Il 7 Febbraio 2009 alle 22:28 wargame ha scritto:

http://www.haaretz.com/hasen/s.....61172.html

Esclusiva di elezioni 2009/Haaretz: Avigdor Lieberman ha detto di essere ex-membro del movimento radicale vietato di Kach

Da Lily Galili, corrispondente di Haaretz

Il presidente Avigdor Lieberman di Yisrael Beiteinu era una volta un membro del partito di estrema destra proscritto Kach, l’ex segretario generale del movimento rivelatore il martedì.

Yossi Dayan ha detto che ha pubblicato Lieberman, un candidato ministeriale principale di cui la campagna elettorale corrente contro gli arabi israeliani ha provocato l’oltraggio, con una carta di insieme dei membri del partito quando era ancora un nuovo immigrante nell’Israele.

“Non ricordo in che misura era attivo nel movimento, ma se nega [questo], sono pronto a testimoniare in tutta la tribuna che Lieberman era effettivamente un membro per un tempo di scarsità,„ ho detto Dayan.

Kach è stato vietato dal funzionare per la Knesset in 1988 per esortare al razzismo.

L’attivista Avigdor Eskin del Ultra-nationalist, nel frattempo, si ricorda incontrare Lieberman all’ufficio del Kahane sulla via di Ussishkin a Gerusalemme.

“Ricordo molto bene questo, perché sono arrivato là l’un giorno dopo che ho immigrrato nell’Israele in 1979,„ lui ho detto.

Eskin è venuto ad attenzione del pubblico per il vanto della tenuta della cerimonia di dinura di pulsa prima dell’assassinio 1995 di primo ministro Yitzhak Rabin. La cerimonia, creduta per essere dell’origine kabbalistic, è conferimento puntato su una maledizione di morte sull’oggetto.

“Kahane lo ha veduto come bravo ragazzo. Inoltre ho pensato indietro allora che non fosse ideologicamente un uomo di Kach, a meno che l’unica misura di questa fosse la domanda di se gradite gli arabi. Secondo che cosa mi ricordo, ha distribuito le pubblicazioni dei movimenti fra il relativo piccolo gruppo di studenti nell’università ebraica,„ Eskin ha detto.

Ha aggiunto che ha incontrato Lieberman nell’ufficio del Kahane un certo numero di volte, ma al meglio della sua conoscenza il presidente di Yisrael Beiteinu è stato coinvolgere soltanto in Kach per un certo numero di mesi.

Yisrael Beiteinu trasmesso in risposta al rapporto di Haaretz che, “noi non sta occupando di questa provocazione disposta. Il successo di Yisrael Beiteinu ha generato fra i relativi avversari un la grande quantità di bugie e di montaggi, che l’istituzione di mezzi e politica ha conosciuto in anticipo.„

La rivelazione è venuto l’un giorno dopo l’ancoraggio della televisione più riconoscibile dell’Israele, Haim Yavin, bollato Lieberman come “successore del Kahane,„ un riferimento al rabbino estremista assassinato Meir Kahane, che ha diretto il movimento di Kach.

Gli ex membri di Kach, per la loro parte, realmente rifiutano il confronto di Kahane. “È un’imitazione dei poveri di Kahane,„ uno detto. Dayan, che era vicino a Kahane per sopra una decade, è disgustato da esso.

“Non tutto che parli contro gli arabi è un Kahane,„ lui ha detto. “[Lieberman] può prendere alcuni elementi, ma essere Kahane è un’intera dottrina. Tuttavia, sono felice che sta dicendo che cosa sta dicendo, perché senza una soluzione radicale al problema degli arabi nell’Israele non può essere buono qui.„

Il 7 Febbraio 2009 alle 22:37 wargame ha scritto:

Dimenticavo, anche questa notizia:

http://www.haaretz.com/hasen/s.....58508.html

[b]Police detain seven Lieberman associates in money laundering probe

By Jonathan Lis, Haaretz Correspondent[/b]

[b]La polizia arresta sette soci di Lieberman nell’indagine per “lavare i soldi”

Da Jonathan Lis, corrispondente di Haaretz

Modifiche: Frode, elezioni dell’Israele

[u]L’unità nazionale per la ricerca di frode , oggi domenica ha arrestato sette persone per l’interrogazione come componente di una ricerca su Avigdor Lieberman, appena due-e-un settimane e mezzo dalle elezioni generali.

La figlia di Lieberman, Michal ed il suo avvocato Yoav Meni erano fra quelli detenuti.[/u]

Durante le ricerche delle loro case, la polizia ha trovato una serie di documenti che dicono avanzerà la ricerca.

L’indagine su Lieberman si è aperta 2 anni e mezzo fa che seguono una denunzia nel supplemento di venerdì del Haaretz in cui è stato segnalato che il presidente di Yisrael Beitenu è stato ritenuto sospetto di lavare dei soldi, la falsificazione della società documenta ed altre offese.

La polizia si pensa che chieda un’estensione domenica del rinvio in carcere di alcuna delle sette persone.”

Il 8 Febbraio 2009 alle 13:38 shift ha scritto:

Si ringrazia il lettore che ci ha fatto presente tutte le chiacchiere, i contrasti politici e le cause giudiziarie intentate contro Lieberman, ma NON SONO RAZZISMO.

Se e’ per questo Berlusconi da noi e’ stato demonizzato in maniera peggiore: bancarottiere, truffatore, monopolista, mafioso, cavaliere nero, razzista, spia internazionale, Jettatore, e non ultimo anche Dittatore, mi scuso se non mi ricordo dall’ elencare anche altre amenità similari.

In quanto a processi intentatigli credo che abbia il record mondiale, che nessun criminale al mondo può nemmeno lontanamente sognarsi di vantare.

Senza contare gli arresti che hanno subito familiari, amici e collaboratori e altro fango similare.

Dato che non c’e’ nulla di vero che nella fantasia dei suoi accusatori, ecco che tuttora non solo e’ alla ribalta, ma guida una maggioranza nazionale e un governo tra i più rappresentativi che ci siano mai stati.

Dato che si parla del Medio Oriente e di Lieberman ricordo che gli avversari d’Israele, e il mondo arabo da cui provengono, sono dei veri razzisti e non per scherzo, come l’uomo politico Lieberman, dato che lo dichiarano apertamente loro stessi:

“Si consideri che le autorità religiose saudite approvano la schiavitù; ad esempio, LO SCEICCO SALEH AL-FAWZAN HA DI RECENTE INSISTITO SUL FATTO CHE: “LA SCHIAVITU’ FA PARTE DELL’ISLAM” E HA DEFINITO “INDEDELE” CHIUNQUE DESIDERI LA SUA ABOLIZIONE.
Tratto da Lisistrata.

Non ci sarebbe stato nemmeno bisogno di questa conferma da chi divide gli uomini in “credenti” e “infedeli”, tanto da far dichiarare in televisione ad un loro massimo rappresentante religioso e politico palestinese il seguente discorso di cui esiste pure il video:

“L’emittente di Hamas Al-Aqsa TV ha mandato in onda il pistolotto domenicale (venerdì per quelli con la luna storta) del parlamentare di Hamas, tale Yunis al-Astal.

Che non è solo un politico ma anche un religioso, un sant’uomo che rivolgendosi alle proprie pecorelle ha detto che l’Islam presto conquisterà Roma.

L’omelia risale a qualche mese fa e MEMRI l’ha tradotta in inglese.

Ecco la predica sull’Amore e la Carità:

La capitale dei cattolici, la capitale crociata che ha dichiarato guerra all’Islam e che ha insediato in Palestina i fratelli delle scimmie e dei maiali (gli ebrei, N.d.T.) per impedire il risveglio dell’Islam,

Roma diventerà un avamposto della conquista islamica che si estenderà su tutta l’Europa e poi si volgerà alle due Americhe ed anche all’Europa orientale.

Allah ha scelto voi per sé e per la sua religione affinché serviate da motore che traini questa nazione verso la fase della successione, della sicurezza e del consolidamento del potere, e verso la conquista delle capitali di tutto il mondo per mezzo della predicazione e delle conquiste militari.

Credo che i nostri figli e i nostri nipoti erediteranno la nostra jihad e i nostri sacrifici e, a Dio piacendo, i comandanti delle conquista si leveranno fra loro.

Oggi noi instilliamo queste buone nozioni nelle loro anime e mediante le moschee, i libri coranici e le storie del nostro Profeta, dei suoi compagni e dei grandi condottieri, li prepariamo per la missione di salvare l’umanità dal fuoco dell’inferno sul cui orlo oggi si trova.”
Tratto dal Forum di Panorama.

Come si vede c’e’ una grande differenza tra chi discrimina per pura difesa di sopravvivenza nazionale e chi, invece, non si fa alcun scrupolo di dichiarare che la schiavitù e’ cosa santa e giusta e che gli “infedeli” vanno conquistati, dominati e sottomessi come schiavi, altrimenti uccisi se si ribellano alla volontà della loro fede.

Il 8 Febbraio 2009 alle 13:51 Gaza, trattative per la tregua. Shalit forse libero prima delle elezioni » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] Si tratta. Hamas sa che il tempo è poco. Il governo israeliano anche. Le elezioni del 10 febbraio si avvicinano e una vittoria del Likud in Israele (con il partito xenofobo di Avigdor Lieberman in netta ascesa) toglierebbe spazio per negoziare agli islamisti. Dall’altra parte, il ministro della Difesa laburista Barak e la leader di Kadima Tzipi Livni cercano un colpo ad effetto prima dell’apertura delle urne. Una tregua duratura, per dimostrare che il mese di guerra contro Gaza non è stato vano, e la liberazione di Gilad Shalit, il caporale di Tsahal da tre anni in mano ad Hamas. Secondo quanto pubblicato oggi dal quotidiano Ha’aretz, più vicino ai partiti di sinistra, le linee guida per un accordo con Hamas sarebbero già state definite: La tregua, ha appreso il giornale, avrebbe una durata di un anno e mezzo, rinnovabile, e riguarderebbe solo la striscia di Gaza e non la Cisgiordania. Il soldato israeliano Ghilad Shalit sarebbe scambiato con centinaia di palestinesi detenuti in Israele. I valichi sarebbero aperti al transito di merci, con un transito quotidiano di almeno 600 camion (tre volte quello attuale). Il valico di Rafah, fra Gaza ed Egitto, sarebbe riaperto e sorvegliato da osservatori stranieri e da rappresentanti dell’ Autorità nazionale palestinese. Ieri si sono riuniti Olmert, Barak e Livni a Tel Aviv per esaminare le ultime proposte sulla tregua e sullo scambio di prigionieri inoltrate dai mediatori egiziani. La sensazione della stampa è che progressi siano stati compiuti ma che resti ancora determinante l’atteggiamento dei dirigenti di Hamas a Damasco, sostenuti da Siria e Iran, che in passato hanno mostrato una rigidità superiore a quella dei leader di Gaza. Questa mattina però Olmert ha criticato la copertura mediatica delle negoziazioni per Shalit, definendola “eccessiva” e “dannosa”.  Stamani un portavoce del ministro degli Esteri egiziano Hossam Zaki ha confermato che tra oggi e domani ci sarà la riunione a Damasco dei dirigenti degli islamisti e entro domani sera potrebbe arrivare la loro risposta sulla tregua negoziata dal 18 gennaio, dopo la fine dei bombardamenti. Intanto è tornato a farsi vivo il leader di Hamas Mahmud Zahar, scomparso durante i bombardamenti, in un’intervista alla tv satellitare del Qatar Al Jazeera ha dichiarato che Hamas vuole ‘’mantenere l’Olp le sue strutture, ma non il suo programma”, contraddicendo quanto aveva affermato Khaled Meshal, il leader in esilio, che aveva parlato di un superamento dell’Olp, ormai non più riconosciuta dagli islamisti. Mentre i diplomatici discutono, sul terreno le acque non si sono affatto calmate: anche oggi un razzo lanciato dal sud di Gaza ha colpito un kibbutz israeliano. E in Israele continua la campagna elettorale. Significativo della forza degli ortodossi in campo elettorale un episodio: il leader del Likud e favorito per il 10 febbraio Benjamin Nethanyau è stato costretto a nascondersi e uscire dal retro di un ristorante: venerdì sera, ignorando i dettami del riposo sabbatico, ha cenato con la moglie Sarah e con alcuni attivisti di partito in un ristorante di Gerusalemme, inviso ai rabbini. La cena ‘’non kosher’’ dei Netanyahu ha avuto ampia e sfavorevole eco nella stampa ortodossa a due giorni dalle elezioni politiche. Ma un aiuto al Likud potrebbe giungere proprio da uno dei partiti religiosi: lo Shas. Il suo leader, il rabbino Yossef, ha lanciato ieri un attacco frontale al partito Israel Beitenu e ha affermato che votare per il suo leader Avigdor Lieberman ‘’significa rafforzare Satana e il Male’’. [...]

Il 9 Febbraio 2009 alle 16:55 Israele al voto: Grande Coalizione in vista? » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] Alla vigilia del voto, c’è solo una certezza: nessuno stravincerà le elezioni politiche israeliane. Anche gli ultimi sondaggi, prima del black out in attesa dell’apertura e chiusura delle urne, hanno indicato che il favorito Likud di Benjamin Netanyahu dovrebbe essere (il condizionale è diventato d’obbligo) il primo partito (25-27 seggi), ma sarà costretto a “giocarsela” visto il ritorno di Kadima, guidata dal ministro degli esteri Tzipi Livni (23-25 seggi). Tra le due formazioni, la distanza dovrebbe essere di pochi parlamentari alla Knesset. Terzo partito, ormai è assodato, sarà Ysrael Beitenu guidato dal controverso Avigdor Lieberman, che dovrebbe conquistare 18 seggi. I laburisti saranno solo quarti, con al massimo 17 posti in Parlamento. [...]

Il 10 Febbraio 2009 alle 13:57 Elezioni israeliane: perché la destra ha sfondato tra i giovani » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] Non ha dubbi, Anna Momigliano, la giovane giornalista milanese che, con Karma Kosher, ha raccontato   la  straordinaria stagione delle  speranze di pace degli anni anni  Novanta, quando ai giovani israeliani sembrava davvero che la pace dei coraggiosi fosse a portata di mano. «In questa campagna elettorale il grande assente  è  il movimento pacifista israeliano. Oggi, rispetto ai tempi delle grandi mobilitazioni per la pace,  la scelta è  tra una destra che propone sicurezza senza compromessi e un centrosinistra pragmatico e moderato che chiede, con tutte le cautele del mondo, di portare avanti il processo di pace. Non c’è più nulla insomma - rimarca - degli  ideali  che si respiravano  allora». Che il cuore di Israele si sia indurito e ormai abbia cambiato pelle, e che il Peace Camp, il fronte pacifista, stia ormai smobilitando,  lo si deduce  da altri segnali.  Per esempio, da come le forze politiche hanno reagito all’Operazione Piombo Fuso a Gaza. «C’è stato un grandissimo sostegno, totale, all’operazione bellica. E né Meretz, né Peace Now», aggiunge riferendosi a due forze che hanno costituito l’ossatura del movimento pacifista degli anni 90, «hanno sollevato alcuna critica sostanziale alla guerra». Per spiegare le ragioni del sì generalizzato all’Operazione di Gaza, in una società abituata a dividersi e discutere su tutto, questa scrittrice che ha vissuto per due anni in Israele ai tempi degli accordi di Oslo elenca  tre fattori. Tutti decisivi in un contesto come quello israeliano dove la guerra è quasi sempre guerra per la sopravvivenza. E dove tutto il dibattito elettorale ruota attorno al tema della sicurezza: «Il primo fattore che spiega il sì generalizzato al conflitto  è che a Gaza, a differenza che in Libano nel 2006, non sono morti tanti soldati israeliani. Il secondo   è che questa volta Israele è stata attaccata da Gaza nonostante l’abbia abbandonata nel 2005.  Per molti pacifisti  della Generazione Rabin è stato terribile:   come ammettere che l’assioma “Terra in cambio di Pace”, il mantra della sinistra rabiniana negli anni 90,  si è rivelato un’illusione». Ma c’è anche dell’altro. Perché, dice cercando di spiegare i motivi della probabile affermazione delle forze di destra, «questa volta,  a differenza che  in Libano nel 2006, il governo è stato abilissimo a ridurre la libertà di movimento dei media sul terreno. Il risultato è che sono state trasmesse poche immagini della tragedia di Gaza e che i pacifisti di conseguenza non si sono mobilitati». «Oggi i giovanissimi - continua - guardano a Liberman, il leader dell’estrema destra» che i sondaggi danno come  terzo partito, persino prima del Labour di Barak.  Sulle ragioni del possibile exploit elettorale di questo ex buttafuori moldavo che ha fatto della campagna contro gli arabo-israeliani un suo cavallo di battaglia,  Momigliano spiega: «Ha cavalcato l’ondata antipolitica ma è stato  anche molto abile  a sfruttare le dichiarazioni filo-Hamas di alcuni deputati arabo-israeliani su  Youtube e sui siti di social network mentre  sul Negev piovevano i razzi». Una mossa di grande impatto emotivo in una società giovane  dove la maggioranza ha meno di trent’anni e i ricordi  dei ventenni, che per la prima volta si recano alle urne, si fermano alla seconda Intifada, ai tempi dei kamikaze e delle bombe umane. Delle speranze di quindici anni fa, insomma, non c’è più traccia. «L’uomo di sinistra Barak parla la  stessa lingua dei generali», ha sintetizzato il regista Amos Gitai. Quelli che hanno creduto alle speranze di pace degli anni Novanta, la cosiddetta Lebanon Generation, spiega Momigliani, «si sono chiusi nel privato, o votano Kadima o persino il Likud». I pochi che sono rimasti fedeli agli ideali dell’epoca, insieme ai giovanissimi di Tel Aviv,  sono  invece spesso attratti dalle forze estremiste, residuali. «C’è una piccola parte che è rimasta pacifista e che, di fronte alle delusioni di questi anni, è attratta dai partiti radicali come Hadash», il partito comunista che, stando ai sondaggi, potrebbe passare  dall’uno al sei per cento. «Mi auguro che non succeda, spiega, ma potrebbe accadere. I comunisti stanno provando a svuotare Meretz (un partito a sinistra del Labour ndr) e a intercettare i voti dei fighettini di Tel Aviv. Hanno lanciato una campagna martellante nelle discoteche e nei locali per prendere i voti della Tel Aviv cool». [...]

Il 12 Febbraio 2009 alle 18:15 Israele: Grande Coalizione con Netanyahu premier? » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] Avversari fino a ieri, i due vincitori delle elezioni, il leader di Kadima Tzipi Livni e quello del Likud Benjamin Netanyahu potrebbero trovare un’intesa per stare al governo insieme. Con accanto a loro, il King Maker delle urne, quel Avigdor Lieberman che è riuscito a far diventare il suo, il terzo partito della Knesset. [...]

Il 19 Febbraio 2009 alle 12:47 Lieberman: Sì a Netanyahu premier. Un governo di destra per Israele? » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] Un governo di destra per Israele. Sta prendendo quota, a Gerusalemme, l’ipotesi di una grande coalizione con i tre maggiori partiti usciti dalle elezioni del 10 febbraio. Confermando le indiscrezioni anticipate poco prima dalla radio dell’Esercito, l’ultranazionalista leader di Ysrael Beitenu (15 seggi) Avigdor Lieberman, la vera sorpresa di queste elezioni, ha suggerito al presidente Shimon Peres di designare il numero uno del Likud Benyamin Netanyahu (27 seggi) quale nuovo primo ministro dello Stato ebraico: a patto però che il futuro esecutivo sia appoggiato da una vasta coalizione che comprenda anche il centrista Kadima (28 seggi) guidato dalla stessa Livni, che Lieberman vorrebbe confermare agli Esteri. [...]

Il 20 Febbraio 2009 alle 12:42 Tzipi Livni: “Non entro in un governo di estrema destra” » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] Bibi Netanyahu sarà il prossimo premier israeliano. Tzipi Livni, leader del centrista Kadima, partito di maggioranza relativa alla Knesset, potrebbe passare all’opposizione non volendo fare da «foglia di fico a un governo di estrema destra» che comprenda, oltre al Likud, anche la formazione arabofoba di Avigdor Lieberman e le altre formazioni ultrareligiose Shas (11 seggi), Jewish Home (3 seggi) e National Union (4 seggi). Un’ora dopo il conferimento dell’incarico al leder del Likud, è stata la stessa Tzipi Livni, già ministro degli Esteri del governo Olmert, a comunicare, con un sms a 80 mila simpatizzanti, quale sarebbe stata la strategia del partito se Netanyahu non accetterà una staffetta al vertice a metà della legislatura e soprattutto se insisterà a voler imbarcare i piccoli partiti oltranzisti: «Passiamo all’opposizione. Firmato Tzipi». «Oggi sono state gettate le basi di un governo di estrema destra guidato da Netanyahu, ha aggiunto. «Quella non è la nostra strada, non abbiamo niente da spartire con un governo del genere». [...]

Il 6 Marzo 2009 alle 22:41 Israele, toto-nomine per il governo: Lieberman verso gli Esteri » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] Se le previsioni sul toto-governo in Israele si riveleranno esatte, la diplomazia dello Stato ebraico si troverà presto a compiere una decisa svolta. A destra. A succedere a Tzipi Livni sulla poltrona di ministro degli Esteri dovrebbe infatti essere Avigdor Lieberman, il fondatore di Israel Beitenu, partito laico di ultradestra uscito rafforzato dalle elezioni dello scorso 10 febbraio, quando ha superato il Labour. Almeno secondo le indiscrezioni pubblicate oggi dal quotidiano Ma’ariv, secondo cui l’ intesa è maturata la scorsa notte in un lungo incontro a quattr’occhi tra Lieberman e il prossimo premier Benjamin Netanyahu. Ma secondo il Likud e Israel Beitenu, i partiti principali della vasta coalizione che andrà al governo, la lista definitiva dei ministri sarà pubblica solo nella seconda metà di marzo. Le consultazioni sono lungi dall’essere concluse e il capo del Likud dovrà accontentare tutti i partiti, da quello di Lieberman agli ultraortodossi dello Shas. Non un’impresa facile. Non sono poi escluse sorprese: oggi Ehud Barak, il ministro della Difesa e leader del Labour uscito sconfitto dalle elezioni, ha detto che il suo partito non escluderebbe a priori un sostegno al governo: ‘’la maggioranza della popolazione e dei membri del Partito Laburista è a favore di un governo di larga unita’’. Barak ha tuttavia posto come condizione l’esclusione dal dicastero della Giustizia di Daniel Friedman, un tecnico sgradito alla corporazione dei magistrati che Lieberman - minacciato da alcune inchieste - vorrebbe invece confermare. Una linea, quella di Barak, sconfessata da altri esponenti laburisti e che darebbe il risultato paradossale di vedere una coalizione sinistra-destra che esclude solo il partito di centro Kadima, quello che ha ottenuto più seggi nella Knesset. Non si sa come la nomina di un falco come Lieberman verrebbe accolta nelle cancellerie del resto del mondo, a cominciare dal primo alleato di Israele: gli Stati Uniti. Per il momento, l’ambasciatore israeliano a Washington Sallai Meridor ha rassegnato a sorpresa le proprie dimissioni, negando però di averlo fatto per risentimento personale verso Netanyahu. ‘’E’ certo prerogativa di un premier di nominare una persona di sua totale fiducia come ambasciatore negli Stati Uniti’’, ha spiegato alla radio militare. Le relazioni fra i due Paesi, ha aggiunto, sono ‘’più solide ancora di quanto si pensi’’, si basano ‘’su radici e valori molto profondi’’ e dunque a suo parere non vanno sovrastimate le divergenze di opinione che potrebbero emergere fra la Amministrazione democratica di Barack Obama e l’esecutivo che sta prendendo forma a Gerusalemme. Mentre con la nomina di Lieberman si potrebbe avere un riavvicinamento tra Israele e la Russia, vista la provenienza dello stesso fondatore di Israel Beitenu (nato in Moldavia) e di molti dei suoi votanti, ebrei di origine russa. [...]

Il 6 Marzo 2009 alle 22:44 Israele, toto-nomine per il governo: Lieberman verso gli Esteri ha scritto:

[...] Se le previsioni sul toto-governo in Israele si riveleranno esatte, la diplomazia dello Stato ebraico si troverà presto a compiere una decisa svolta. A destra. A succedere a Tzipi Livni sulla poltrona di ministro degli Esteri dovrebbe infatti essere Avigdor Lieberman, il fondatore di Israel Beitenu, partito laico di ultradestra uscito rafforzato dalle elezioni dello scorso 10 febbraio, quando ha superato il Labour. Almeno secondo le indiscrezioni pubblicate oggi dal quotidiano Ma’ariv, secondo cui l’ intesa è maturata la scorsa notte in un lungo incontro a quattr’occhi tra Lieberman e il prossimo premier Benjamin Netanyahu. Ma secondo il Likud e Israel Beitenu, i partiti principali della vasta coalizione che andrà al governo, la lista definitiva dei ministri sarà pubblica solo nella seconda metà di marzo. Le consultazioni sono lungi dall’essere concluse e il capo del Likud dovrà accontentare tutti i partiti, da quello di Lieberman agli ultraortodossi dello Shas. Non un’impresa facile. Non sono poi escluse sorprese: oggi Ehud Barak, il ministro della Difesa e leader del Labour uscito sconfitto dalle elezioni, ha detto che il suo partito non escluderebbe a priori un sostegno al governo: ‘’la maggioranza della popolazione e dei membri del Partito Laburista è a favore di un governo di larga unita’’. Barak ha tuttavia posto come condizione l’esclusione dal dicastero della Giustizia di Daniel Friedman, un tecnico sgradito alla corporazione dei magistrati che Lieberman - minacciato da alcune inchieste - vorrebbe invece confermare. Una linea, quella di Barak, sconfessata da altri esponenti laburisti e che darebbe il risultato paradossale di vedere una coalizione sinistra-destra che esclude solo il partito di centro Kadima, quello che ha ottenuto più seggi nella Knesset. Non si sa come la nomina di un falco come Lieberman verrebbe accolta nelle cancellerie del resto del mondo, a cominciare dal primo alleato di Israele: gli Stati Uniti. Per il momento, l’ambasciatore israeliano a Washington Sallai Meridor ha rassegnato a sorpresa le proprie dimissioni, negando però di averlo fatto per risentimento personale verso Netanyahu. ‘’E’ certo prerogativa di un premier di nominare una persona di sua totale fiducia come ambasciatore negli Stati Uniti’’, ha spiegato alla radio militare. Le relazioni fra i due Paesi, ha aggiunto, sono ‘’più solide ancora di quanto si pensi’’, si basano ‘’su radici e valori molto profondi’’ e dunque a suo parere non vanno sovrastimate le divergenze di opinione che potrebbero emergere fra la Amministrazione democratica di Barack Obama e l’esecutivo che sta prendendo forma a Gerusalemme. Mentre con la nomina di Lieberman si potrebbe avere un riavvicinamento tra Israele e la Russia, vista la provenienza dello stesso fondatore di Israel Beitenu (nato in Moldavia) e di molti dei suoi votanti, ebrei di origine russa. Per leggere tutto articolo vai al sito ufficale Tags: [...]

Il 16 Marzo 2009 alle 13:54 Un governo di estrema destra in Israele. Ue preoccupata » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] A un mese dalle elezioni del 10 febbraio, il premier designato del Likud (27 seggi) Benjamin Netanyahu ha raggiunto  un accordo con il leader ultranazionalista Avidgor Lieberman per la formazione di un governo di destra in Israele: Israel Beitenu (15 seggi), il partito di Lieberman,  otterrà cinque ministeri chiave - Esteri, Sicurezza interna, Infrastrutture, Turismo e Integrazione - mentre al Likud sarà assegnata la guida dell’esecutivo. L’ipotesi di una staffetta tra Tzipi Livni e Netanyahu alla guida del governo, di cui si era parlato inizialmente, sembra invece  ormai tramontata. [...]

Il 24 Marzo 2009 alle 11:07 Israele: è intesa tra Barak e Likud » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] Al termine di una nottata di negoziati, il premier incaricato Benyamin Netanyahu (nella foto) del Likud e il leader del partito laburista Ehud Barak hanno raggiunto una intesa di massima per un governo allargato. Nel documento, ancora in fase di elaborazione, Netanyahu conferma di sentirsi legato dagli impegni internazionali di Israele e dunque implicitamente avalla la necessità di una intesa politica con i palestinesi. Lo ha riferito la radio militare. Nel pomeriggio quel documento sarà sottoposto al voto della Conferenza del partito laburista, che comprende 1.400 delegati, dove restano resistenze molto forti all’ingresso in forma subalterna in un governo di destra guidato da Netanyahu. “Barak vuole affossare una volta per sempre il nostro partito” ha detto oggi il segretario organizzativo dei laburisti, Eitan Cabel. “Non glielo consentiremo”. Molte inoltre sono le voci fortemente critiche sulla possibilità di proseguire sulla strada del processo di pace con i palestinesi in un governo dove siedono gli ultranazionalisti di Yisrael Beitenu (estrema destra) di Avigdor Lieberman (15 seggi).  Con il sostegno del Labour, Netanyahu otterrebbe una maggioranza di 66 seggi sui 120 della Knesset. Rimarrebbe fuori dal governo, se l’accordo tra Likud e Labour andasse in porto,  la formazione centrista Kadima di Tzipi Livni, il partito di maggioranza relativa alla Knesset, forte di 28 seggi contro i 27 del Likud, ma contrario a entrare in un esecutivo che non rispetti gli accordi  internazionali e non prosegua sulla strada del negoziato con l’Autorità palestinese di Abu Mazen. [...]

Il 1 Aprile 2009 alle 10:49 Governo Netanyahu: la scomessa di Tzipi Livni » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] Tenuti per il Likud altri dicasteri strategici (come le finanze); fatto entrare nella compagine governativa il suo rivale di partito, Silvan Shalom, a cui è stato assegnato il ministero dello sviluppo regionale, Benjamin ha dovuto pagare una pesante cambiale ai suoi alleati, primi tra tutti i partner di Israel Beitenu. Il suo controverso leader, Avigdor Lieberman, ha ottenuto il prestigioso incarico di ministro degli esteri. Fino all’ultimo in forse, a causa delle inchieste amministrative e delle voci su di lui, l’uomo che dopo essere immigrato dall’ex Urss ha iniziato una sfolgorante ascesa politica che l’ha portato a essere, ora, il King Maker della politica israeliana, ha puntato i piedi e minacciato di abbandonare la coalizione se ci fossero stati ripensamenti da parte di Netanyahu sul ministero da dargli. Una tattica che ha avuto il suo effetto: Lieberman è diventato il successore di Tizpi Livni e ora guida la politica estera di Gerusalemme. Ma al suo partito sono andate altre importanti poltrone. Come quella della sicurezza interna e delle infrastrutture, il ministero che si occupa dello sviluppo delle colonie nei territori. [...]

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