Nonostante il premier israeliane Ehud Olmert avesse annunciato che “gli obiettivi militari erano stati conseguiti” appare sempre più evidente che l’operazione Piombo Fuso scatenata da Gerusalemme sulla Striscia di Gaza e sospesa il 20 gennaio non è stata un successo per Israele e ha consentito ad Hamas di proclamare la vittoria.
A tre settimane dalla fine delle ostilità nessuno degli obiettivi israeliani è stato raggiunto. Hamas controlla ancora saldamente Gaza e gestirà anche la fase di ricostruzione post bellica che vedrà investimenti pari a 2 miliardi di dollari donati dalla comunità internazionale e dal mondo arabo. Neppure la sicurezza dei centri abitati israeliani del Negev è stata ripristinata poiché razzi e colpi di mortaio continuano a cadere sul territorio dello Stato ebraico anche se con cadenza inferiore al passato probabilmente perché Hamas e Jihad islamica devono riempire di nuovo gli arsenali e ripristinare le fabbriche clandestine di razzi distrutte dai bombardamenti.
L’ipotesi avanzata dall’Unione Europea di inviare una forza navale al largo di Gaza e osservatori lungo la frontiera egiziana di Rafah per impedire il traffico di armi verso la Striscia è stata respinta dal Cairo che intende gestire in autonomia la sovranità dei suoi confini e da Hamas che non vuole scomodi intrusi a intralciare a controllare i tunnel ormai quasi tutti riattivati dopo i raids israeliani.
Anche le perdite inflitte ai miliziani sarebbero limitate a poche centinaia di caduti che lasciano quasi intatta la forza combattente che durante il conflitto aveva cercato di sottrarsi per quanto possibile allo scontro. Il movimento islamico che sembrava destinato ad essere cancellato è stato graziato dal governo di Gerusalemme che ha sospeso l’offensiva invece di portarla fino in fondo, azzerando la forza combattente nemica e catturandone i leader politici per poi restituire il territorio all’Autorità Nazionale Palestinese. Dopo aver proclamato la vittoria su Israele ringraziando l’Iran, in queste ore Hamas continua a lanciare razzi su Israele e negozia, tramite l’Egitto, la riapertura delle frontiere di Gaza e la liberazione del caporale Gilad Shalit in cambio della scarcerazione un migliaio di prigionieri palestinesi.
Per Olmert e il governo di centro-sinistra incentrato sui partiti Laburista e Kadima si tratta della seconda guerra inutile e della seconda sconfitta dopo la fallimentare operazione in Libano nell’estate del 2006. Un insuccesso che ha ottenuto il duplice risultato di rafforzare il consenso popolare che Hamas raccoglie tra i palestinesi (come conferma un sondaggio effettuato dal centro palestinese di studi e ricerche Jerusalem Media Communication Center) e di aumentare i voti che nelle elezioni di domani dovrebbe raccogliere non solo la destra del Likud di Benjamin Nethanyau ma anche il partito di estrema destra Yisrael Beitanu (”Israele casa nostra”) guidato da Avigdor Liebermann. Un rafforzamento dei movimenti più estremisti che rischia di seppellire il negoziato di pace israelo-palestinese.
La sfida elettorale in Israele
- Lunedì 9 Febbraio 2009

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Il 4 Giugno 2010 alle 11:00 Notizie dai blog su Un protagonista di cui si parla poco ha scritto:
[...] Gaza: l’ombra della sconfitta sulle elezioni israeliane Nonostante il premier israeliane Ehud Olmert avesse annunciato che “gli obiettivi militari erano stati conseguiti” appare sempre più evidente che l’operazione Piombo Fuso scatenata da Gerusalemme sulla Striscia di Gaza e sospesa il 20 gennaio non è stata un successo per Israele e ha consentito ad Hamas di proclamare la vittoria. blog: canale mondo | leggi l’articolo [...]
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