“Vivere qui sta diventando un inferno. Tra saccheggi e violenze la situazione ormai è insostenibile. Manifestanti che ci distruggono i negozi, polizia che spara per uccidere… Non riconosco più il mio Paese”. Con queste parole, raccolte al telefono da Panorama.it, un negoziante della capitale malgascia Antananarivo, che preferisce rimanere anonimo per paura di rappresaglie, descrive le violenze che, nelle ultime due settimane, hanno messo in ginocchio il Madagascar, provocando almeno 125 morti e centinaia di feriti.
L’ex-isola felice dell’Oceano Indiano, fino a poco tempo fa conosciuta esclusivamente per il turismo e le miniere di diamanti, sta vivendo la peggior crisi politica della sua storia dopo la breve guerra civile che colpì il Paese nel 2001-2002. Come allora, anche oggi a scontrarsi sono i principali attori della vita politica del Paese: da una parte il presidente, Marc Ravalomanana, dall’altra il leader dell’opposizione, Andry Rajoelina, ex-deejay e sindaco di Antanarivo, deciso a scalzare il suo rivale e a prendere il controllo del Paese.
Quando, due settimane fa, Rajoelina convocò in piazza i suoi sostenitori per chiedere le dimissioni di Ravalomanana, accusato di aver instaurato nel Paese una dittatura mascherata e di pensare più a gestire i propri affari che a migliorare le condizioni di vita di una popolazione poverissima, pochi avrebbero potuto prevedere un tale esito. Ma sabato scorso, quando Rajoelina ha annunciato la formazione del “suo” governo di transizione, alternativo a quello ufficiale, la situazione è degenerata. Gli scontri tra manifestanti e polizia scoppiati nel centro città hanno provocato almeno 28 morti, stando alle fonti locali (40 secondo quanto riferito dalla Croce Rossa Internazionale). Vittime che si aggiungono alle decine provocate dalle violenze della settimana precedente, quando i manifestanti dell’opposizione avevano preso d’assalto i negozi facenti capo all’impero di Ravalomanana, fondatore del colosso alimentare locale Tiko e titolare della radio tv Malagasy Broadcasting System.
Al momento, non sembra possano esserci margini per una trattativa: Rajoelina ha annunciato nuove mobilitazioni per i prossimi giorni, oltre ad accusare il presidente per le violenze degli ultimi giorni. Accuse che hanno un margine di fondamento, visto che, in polemica contro le vittime causate dai proiettili delle forze dell’ordine sabato, il ministro della Difesa Cécile Manorohanta ha deciso di rassegnare le dimissioni. Aggiungendo che la sua educazione le impedisce di veder “versare il sangue” dei suoi compatrioti. Bersagliato dal fuoco delle critiche, Ravalomanana rischia di capitolare come l’ultimo presidente, quel Didier Ratsikara che lo stesso Ravalomanana sconfisse prima alle urne e poi nella guerra civile. Ancora una volta, nella Grande Ile africana il cambio della guardia al vertice potrebbe avvenire nel sangue.
- Lunedì 9 Febbraio 2009
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Commenti
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Il 18 Febbraio 2009 alle 18:03 Madagaskar, crolla anche il turismo » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Alberghi vuoti, spiagge deserte e un’industria turistica crollata dell’80 percento in poche settimane. La crisi politica che ha investito nelle scorse settimane il Madagascar, con il presidente Marc Ravalomanana e il leader dell’opposizione Andry Rajoelina a contendersi il potere a colpi di manifestazioni e scontri, ha fatto fuggire dall’isola i turisti, mettendo in serio pericolo un business da quasi 400 milioni di dollari l’anno, che impiega più di 25.000 persone. [...]
Il 17 Marzo 2009 alle 12:27 Madagascar: è guerra aperta tra l’ex deejay e il selfmade man » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Dopo mesi di manifestazioni, appelli alla popolazione, scontri e morti (almeno 135), Rajoelina sente l’odore della vittoria. La tattica aggressiva del leader dell’opposizione sta portando i suoi frutti. Messo alle corde dalla verve del suo giovane rivale, senza più l’appoggio di parte dell’esercito e di una comunità internazionale che si limita a lanciare generici appelli alla riconciliazione o condanne di facciata, Ravalomanana si è trovato improvvisamente da solo. Senza neanche sapere bene perché. Fino a pochi mesi fa, il presidente era l’uomo più potente del Paese, titolare del gigante alimentare Tiko e forte della convincente vittoria ottenuta alle ultime elezioni. Ravalomanana, insomma, non è un dittatore. Ma ciò non è bastato a metterlo al riparo dalle critiche di Rajoelina, che ha mobilitato l’opinione pubblica accusando il presidente di tutti i problemi dell’isola: disoccupazione, povertà e svendita delle risorse naturali alle multinazionali straniere. [...]
Il 17 Marzo 2010 alle 20:18 Notizie dai blog su Madagascar, polizia disperde manifestanti antigovernativi ha scritto:
[...] Il Madagascar piomba nel caos “Vivere qui sta diventando un inferno. Tra saccheggi e violenze la situazione ormai è insostenibile. Manifestanti che ci distruggono i negozi, polizia che spara per uccidere… Non riconosco più il mio Paese”. Con queste parole, raccolte al telefono da Panorama. blog: canale mondo | leggi l’articolo [...]
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