Circa un mese fa, dopo aver ripetutamente negato ogni tipo di responsabilità e coinvolgimento nel tragico attentato terroristico che ha colpito Mumbai lo scorso novembre togliendo la vita al 173 persone, il governo di Islamabad ha ammesso che Mohamed Ajmal Kasab, 21 anni, unico terrorista sopravvissuto alle esplosioni, è pachistano. Oggi, un nuovo colpo di scena ha scosso il Subcontinente: un funzionario del Ministero degli Interni, Rehman Malik, ha confermato che i dieci attentatori che hanno colpito la capitale finanziaria indiana erano pakistani, come l’India sospetta da sempre. Non solo: il burocrate pakistano ha anche dichiarato che il piano di azione del commando sarebbe stato studiato in Pakistan.
Nel corso di una conferenza stampa, Malik ha informato la platea che procedimenti legali sono stati avviati verso sei sospettati, contro i quali sono stati anche emessi ordini di custodia. Il funzionario non ha però rivelato dettagli su quando e sulla base di quali informazioni gli indagati sarebbero stati arrestati. In base alla ricostruzione di Malik, “il commando sarebbe partito da Karachi su una barca affittata da un rivenditore della provincia del Beluchistan, e il messaggio di posta elettronica contenente la rivendicazione degli attacchi sarebbe stato inviato da Zarrar Shah, esponente dei militanti di Lashkar-e-Taiba, arrestato a dicembre nel Kashmir pakistano insieme al compagno Zaki-ur-Rehman Lakhvi“. Hamad Ameen Sadiq, invece, è stato arrestato con l’accusa di aver trasferito dall’estero il denaro necessario per portare a termine l’operazione, e Javed Iqbal, per aver acquistato delle connessioni VoIP dalla Spagna.
L’annuncio di Malik stupisce soprattutto se lo si considera come il primo riconoscimento da parte di un funzionario pakistano della pianificazione, sul territorio nazionale, di un attentato terroristico volto a colpire un Paese straniero. Se oggi Rehman Malik avesse anche annunciato l’estradizione dei militanti di Lashkar-e-Taiba l’India sarebbe stata certamente più soddisfatta, ma il fatto che Islamabad abbia chiesto a Nuova Delhi di fornire tutte le prove necessarie a incastrare i sospetti lascia sperare in una nuova collaborazione tra le due capitali dell’Asia del Sud.
- Giovedì 12 Febbraio 2009

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