La sua visita è circondata dal mistero. Il programma non è stato reso pubblico per motivi di sicurezza. Non poteva essere altrimenti. L’inviato speciale degli Usa, Richard Holbrooke, è stato accolto dai Talebani, il giorno prima del suo arrivo, con il più ardito attacco al cuore del potere a Kabul mai lanciato da anni a questa parte.
Un’azione di guerra simile a quella compiuta a Mumbai, in India. Non è un caso che l’intelligence afghano, dopo la spettacolare dimostrazione di forza talebana, con l’assalto al ministero della giustizia, a poche decine di metri dal palazzo presidenziale che ospita Hamid Karzai, abbia puntato la sua pista anche (e soprattutto) al vicino Pakistan, da dove provenivano gli attentatori di Mumbai. In un sito vicino ai guerriglieri islamici afghani, l’attacco multiplo è stato rivendicato e spiegato come “un eloquente messaggio a Barack Obama e a tutti gli altri usurpatori”. Il comunicato, firmato dall’”Emirato Islamico dell’Afghanistan”, fornisce i nomi degli otto kamikaze che hanno partecipato all’azione, in cui hanno perso la vita 27 persone, mentre una cinquantina sono rimaste ferite. La prova più evidente della delicatezza della situazione in Afghanistan. Le sorti della guerra contro i Talebani e Al Qaeda non pendono dalla parte degli Usa e della coalizione internazionale. L’ex ambasciatore americano all’Onu, l’ex architetto degli accordi di Dayton sulla Bosnia, è stato mandato a Kabul con un mandato chiaro e un messaggio preciso al presidente Karzai: è ora di cambiare strategia. Già perché Barack Obama, ma anche il nuovo Segretario di Stato Hillary Rodham Clinton vedono nell’ambigua politica di Hamid Karzai uno dei motivi delle sempre più crescenti difficoltà dell’operazione Enduring Freedom. Nella sua recente audizione al Congresso, la Clinton ha parlato di un “narcostato” riferendosi alla produzione di oppio, e descrivendo il paese come in mano “a una sempre maggiore corruzione”. Abdelaziz Danish, direttore dell’agenzia di notizie Pajhwok Afghan News conferma che Richard Holbrooke chiederà al presidente afghano un maggiore impegno per combattere queste piaghe, una maggiore determinazione nella guerra contro i Talebani, pena il mancato appoggio della Casa Bianca a Karzai nelle prossime, vicine elezioni: “Si, tutti sappiamo dell’insoddisfazione americana. Che è un sentimento anche di una parte della società afghana, stanca del conflitto”. Che gli americani sanno essere sempre più difficile sul piano militare. Per questo, entro pochi giorni Barack Obama dovrebbe annunciare l’invio di nuove truppe sulle montagne afghane.
Il generale David McKiernan, l’ufficiale statunitense a comando delle forze Nato nel paese, ha chiesto almeno 30.000 soldati in più rispetto ai 37.000 americani già presenti. Una richiesta - avanzata a tutti i paesi dell’Alleanza Atlantica - che difficilmente verrà accolta. Per ora, il Segretario alla Difesa Usa Robert Gates, ha parlato del dispiegamento di altri 3.500 soldati, ma il numero che verrà annunciato dalla Casa Bianca sarà sicuramente superiore, almeno 10.000 unità di rinforzo. Necessari, visto che i Talebani hanno ripreso sempre più terreno, specialmente al sud, nelle province di Helmand e Khandar. Una forza dimostrata con l’assalto a Kabul dell’altro giorno. “Nonostante gli sforzi, nonostante l’aumento degli effettivi dell’esercito afghano, i Talebani hanno moltiplicato le loro energie ” - afferma Abdelaziz Danish, il direttore di Pajhwok Afghan News. ” E questo anche grazie all’aiuto e al supporto che ricevono dall’interno, dai gruppi tribali pashtun, e dall’esterno dei confini afghani. In particolare dal Pakistan e dall’Iran.” A tutti è chiaro, continua il giornalista afghano, chi ha interesse che gli Usa vengano sconfitti in questo paese. Per questo, l’inviato speciale degli Usa Richard Holbrooke ha parlato chiaro con i vertici di Islamabad prima di andare a un colloquio “franco”, come si dice, con Hamid Karzai. Per vincere questa guerra, la coalizione internazionale, dice Abdelaziz Danish, deve però puntare anche su di un maggiore consenso tra la popolazione afghana. Il più grave sbaglio sono le stragi di civili, colpiti per errore durante i raid aerei di questi mesi. “Sono fatti che inquietano la società afghana” spiega il numero uno della Pajhwok Afghan News. L’invio di un maggior numero di soldati, l’impiego più convinto da parte di Kabul dell’esercito regolare sulle alte vette delle catene montuose, dovrebbe essere mirato anche a evitare il più possibile questi “danni collaterali”. Per Abdelaziz Danish anche questa potrebbe essere la chiave di volta per cambiare i sorti del conflitto.
- Venerdì 13 Febbraio 2009
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