Gaza: troppa politica in quelle Ong

Striscia sotto assedio

Di Fausto Biloslavo

“Con le Ong italiane a Gaza mi sembra di essere tornato indietro agli anni ottanta, quando c’era molta politicizzazione. Ed alcune sono un po’ garibaldine”. Lo spiega Gianmarco Onorato, capo delegazione della Croce rossa italiana per la Palestina ed Israele. La Cri è neutrale per definizione, ma altrettanto non si può dire degli operatori umanitari e pacifisti italiani in prima linea a Gaza. Tendono a minimizzare le malefatte di Hamas e a scagliarsi contro Israele.

Vittorio Arrigoni fa da scudo umano ai contadini palestinesi ad 800 metri dalle postazioni dell’esercito ebraico. Ultrà pacifista, 34 anni, di Cantù, con la pipa in mano come il comandante Marcos, vede solo il “massacro e l’occupazione colonialista israeliana”. Durante la guerra un sito sionista negli Stati Uniti chiedeva all’aviazione israeliana di farlo fuori assieme agli altri pacifisti estremi del Movimento di solidarietà internazionale.

A Gaza Daniela Riva dell’ong italiana Gvc ci prepara un buon caffè. Poi ammette onestamente: “E’ difficile non essere di parte in questa situazione”. Mary Calvelli è una veterana degli aiuti a Gaza. Con la sua ong, Centro Internazionale Crocevia, ha lavorato anche a progetti finanziati dalla Cooperazione italiana. Sul sito dell’ong campeggia la bandiera palestinese con lo slogan “Stop al massacro – Libertà per Gaza”. Con Mary è arrivata nella striscia una delegazione di 13 persone, compresi rappresentanti del comune di Montorotondo e Rimini. Portano aiuti sanitari agli ospedali. “Prima di partire qualcuno del gruppo mi aveva sottolineato che stava con gli ebrei – racconta la volontaria – Adesso dicono che erano ciechi”. Al collo porta un ciondolo d’oro che raffigura la Palestina. E chiede un processo alla comunità internazionale: “L’hanno fatto con Saddam e Milosevic. Perché non incriminare i generali ed i leader israeliani? In questa guerra sono stati disumani”.

La campagna contro Israele è guidata dalle grandi Ong, che si battono per i diritti umani, come Human rights watch, Amnesty international, Oxfam, B’Tselem, ampiamente finanziate dai paesi europei. Lo sostiene Anne Herzberg, del sito israeliano Ong monitor. “Hanno chiuso un occhio sull’utilizzo dei civili come scudi umani da parte di Hamas, oppure sulle moschee o gli ospedali diventati arsenali o rifugi dei terroristi” sottolinea la giovane ebrea americana. “Le Ong si mobilitano in maniera sproporzionata e ossessiva contro Israele – spiega dati alla mano la Herzberg – Durante l’offensiva hanno emanato oltre 500 comunicati zeppi di accuse esagerate, mentre nello stesso periodo, per la tragedia del Congo, ne ho visti al massimo una decina”.

L’israeliana B’Tselem, che nel biennio 2007-2008, ha ricevuto 151mila euro dall’Unione europea ha stigmatizzato i bombardamenti contro le caserme della polizia di Hamas. In un comunicato sostiene che gli agenti “stavano partecipando ad un corso” sul rispetto “dei diritti umani”. Si è visto il risultato con la caccia agli oppositori durante e dopo la guerra.

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Il 16 Febbraio 2009 alle 19:04 Gaza: la sporca guerra di Hamas » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: Troppa politica in quelle Ong – Le bugie sulle vittime civili palestinesi- Guarda la GALLERY [...]

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