Si è presentato parlando di un’Africa unita sotto la sua leadership, con un solo passaporto, un solo esercito e una sola moneta. Ma, in poco più di una settimana, con le sue dichiarazioni poco diplomatiche rilasciate a destra e a manca, il leader libico Muhammar Gheddafi ha fatto drizzare i capelli alle cancellerie di mezzo mondo. Almeno a parole, il nuovo leader dell’Unione Africana (UA) è deciso a utilizzare l’occasione per portare avanti la sua battaglia politica contro l’Occidente. Con o senza gli altri 52 stati del continente.
L’istrionico leader libico ci ha messo veramente poco a prendere in mano le redini dell’organizzazione: nel corso dello stesso summit di Addis Abeba nel quale è stato designato alla guida dell’UA, Gheddafi ha cominciato col fustigare la democrazia e il multipartitismo in Africa. Secondo il presidente, le violenze dello scorso anno in Kenya e quelle attuali in Somalia mostrano come il concetto di partito all’occidentale sia inattuabile sul continente, dove la politica è ancora dominata dai tribalismi. Un’analisi dura ma in parte vera, nonostante abbia fatto infuriare Paesi democratici come il Sudafrica e il Ghana. La conclusione? Meglio regimi politici come quello libico, ha detto Gheddafi, dove l’opposizione non esiste neanche. E ben vengano anche rivolte armate e colpi di stato, definite “eventi spontanei che non si possono controllare”. Basta che siano condotti pacificamente, senza spargimenti di sangue. E chi può dirlo meglio di lui, che nel 1969 conquistò il potere proprio grazie a un golpe?
Ma come già accaduto in passato, la bordata più pesante Gheddafi l’ha riservata ai suoi “amici” occidentali. Interrogato sul fenomeno della pirateria somala, il leader libico l’ha definita “un atto di autodifesa” contro i torti coloniali e l’avidità delle nazioni occidentali, che approfittano della guerra civile in Somalia per saccheggiare il Paese delle sue risorse naturali. Nessuna condanna né provvedimenti contro i corsari del Corno d’Africa, dunque, equiparati a combattenti per la libertà che difendono le ricchezze nazionali. Una versione perfettamente in linea con quella degli stessi pirati, che si definiscono semplici “guardiacoste” che riscuotono tributi in nome di un governo che non esiste.
Che l’elezione dell’ideatore della Jamahiriya a capo dell’UA non fosse stata bene accolta da numerosi Paesi del continente, lo si era capito da subito. Colpa delle consuetudini dell’organizzazione, che imponevano stavolta la presidenza di un Paese nordafricano. E così, la scelta è caduta sull’ex-pariah della comunità internazionale, un tempo fiero sostenitore del terrorismo e di un programma nucleare per la sua Libia, prima che il progetto naufragasse per timore della reazione americana a séguito dell’11 settembre. Ma relegare le uscite di Gheddafi a semplice folklore sarebbe pericoloso, visto che con il nuovo leader dell’UA si dovrà fare i conti, soprattutto sul problema dell’immigrazione illegale. Gheddafi, da sempre critico con le posizioni europee sull’argomento, ora ha ancor più peso contrattuale per chiedere all’Unione Europea incentivi e aiuti economici in cambio del controllo delle coste. Perché, per arrestare il flusso di disperati, serve migliorare le loro condizioni in patria.
Un piccolo successo, però, Gheddafi l’ha ottenuto: la nascita degli Stati Uniti d’Africa, un pallino del rais che vuole includervi anche i Paesi caraibici popolati da discendenti di africani, è stata fissata dall’UA per il 2017. Per quella data, l’integrazione monetaria e la libera circolazione degli individui sul continente dovrebbe divenire realtà. Anche se, dati i suoi problemi economici, non si capisce dove l’UA andrà a pescare le risorse per attuare un progetto così impegnativo. Più probabile che, con questa dichiarazione, i leader africani abbiano voluto dare un contentino a Gheddafi. In attesa che il 2009 passi in fretta e che, il prossimo febbraio, alla guida dell’UA ci finisca qualcun altro.
- Venerdì 13 Febbraio 2009
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Commenti
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Il 14 Febbraio 2009 alle 14:58 shift ha scritto:
L’articolo in questione ha sintetizzato perfettamente cosa sia Gheddafi e quali danni sta provocando e potrebbe provocare alla lunga.
Nonostante che a noi italiani sembri un tipo da burletta faremmo bene a stare attenti a quello che combina, così come anche le nazioni africane, perché hanno a che fare con un islamico, anche se non così folle come altri per convenienza da Dittatore che, però, supporterà le conquiste islamiche in quei luoghi in tutti i modi possibili.
Il 10 Giugno 2009 alle 12:59 Gheddafi a Roma, in tenda: l’omaggio delle istituzionali, le proteste in piazza » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] La tenda è già pronta (guarda le IMMAGINI di Villa Pamphili) . La zona bonificata. Si sentirà come a casa, Muhammar Gheddafi, capo della Grande Jamāhīriyya Araba di Libia Popolare e Socialista, pur senza il deserto libico, nel giardino di Villa Pamphili. Il Colonnello al potere dal 1969 in Libia e da poco presidente dell’Unione Africana arriva in Italia. [...]
Il 10 Giugno 2009 alle 14:56 Gheddafi a Roma, in tenda: l’omaggio delle istituzioni, le proteste in piazza « Ilcorsarorosso ha scritto:
[...] Giugno 10, 2009 di ilcorsarorosso Si sentirà come a casa, Muhammar Gheddafi, capo della Grande Jamāhīriyya Araba di Libia Popolare e Socialista, pur senza il deserto libico, nel giardino di Villa Pamphili. Il Colonnello al potere dal 1969 in Libia e da poco presidente dell’Unione Africana arriva in Italia. [...]
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