Washington si appresta a inviare 30 mila rinforzi in Afghanistan per imprimere una svolta nella guerra ai talebani e Al Qaeda e chiede agli europei di contribuire efficacemente in termini di impegno bellico. Poche le risposte positive giunte finora dai partners della Nato che costituiscono l’ossatura della forza di 55.000 soldati schierata in Afghanistan insieme a 12.000 soldati, quasi tutti americani, dell’operazione Endurung Freedom. Londra invierà altri 300 soldati portando a oltre 9.000 unità il suo contingente, secondo solo a quello statunitense. Parigi, Berlino e Madrid hanno già fatto sapere che non intendono aumentare le forze già schierate in Afghanistan mentre la Polonia ha addotto motivazioni economiche per giustificare il mancato invio di 600 rinforzi promessi nel settembre scorso al suo contingente di 1.600 soldati.
Più difficile da decifrare è la posizione dell’Italia. Silvio Berlusconi, nel recente colloquio telefonico con Barack Obama, ha dichiarato che “l’Italia non si tirerà indietro” mentre il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha ribadito che dopo il rafforzamento da 2.400 a 2.800 militari recentemente approvato non sono previsti a breve ulteriori incrementi in una missione definita “pericolosissima”.
Rinforzi costituiti da altri tre team di consiglieri militari che affiancano le truppe afghane e dagli alpini del 7° reggimento già in parte schierati nella provincia calda di Farah dove sempre più spesso le forze alleate combattono contro le milizie talebane e dei narcotrafficanti. Un’area che, come ha detto ieri La Russa intervistato da Lucia Annunziata su Rai Tre, “non ha niente di meglio rispetto alle zone più pericolose dell’Afghanistan”.
L’intero settore occidentale sotto comando italiano si sta surriscaldando come ha confermato il generale Paolo Serra, alla testa di 3.000 militari alleati schierati nell’ovest, che sempre nella trasmissione “Mezz’ora” ha ammesso un forte incremento delle attività nemiche.
“Abbiamo ricevuto in due mesi 30 tentativi di attentato: l’anno scorso, nello stesso periodo, erano stati meno della metà. C’è stato quindi un aumento del 56%”. Al rafforzamento delle truppe italiane con il nuovo “battle group” alpino potrebbero unirsi in primavera anche un’altra mezza dozzina di elicotteri, in parte da attacco e in parte da trasporto mentre anche gli americani valutano di inviare in questo settore una brigata di 3.000 soldati, probabilmente di fanteria aeromobile, pari al 10 per cento dei rinforzi Usa destinati all’Afghanistan nel 2009.
Truppe che “saranno le benvenute poiché possono entrare nel territorio di nostra competenza e migliorarne il controllo”ha detto il generale Serra che già ha ai suoi ordini circa 500 militari americani. Non vengono escluse modifiche alle restrizioni ancora poste all’impiego delle truppe italiane che non possono condurre azioni offensive. Nei giorni scorsi il ministro degli Esteri, Franco Frattini, non ha escluso la rimozione di questi limiti mentre La Russa ha ribadito che se la natura della missione in Afghanistan dovesse cambiare il governo ne renderebbe conto alle Camere.
Certo, il deciso potenziamento delle truppe alleate in quest’area (erano 2.500 in dicembre, ora sono 3.000 e raddoppieranno presto, più altri 3.000 militari afgani) dimostra quanto sia considerata pericolosa l’infiltrazione talebana dalla provincia meridionale di Helmand. Del resto in primavera, quando i parà della Folgore sostituiranno gli alpini della Julia, è attesa una nuova offensiva alleata contro i santuari talebani soprattutto a Shindand (provincia di Herat), Farah e nel nord della provincia di Badghis. Proprio in quest’ultima provincia ieri un raid aereo americano ha ucciso il capo talebano Ghulam Dastagir e gli altri otto miliziani. Dastagir guidava i ribelli in questa provincia presidiata da truppe italiane e spagnole ed era responsabile dell’attacco lanciato lo scorso novembre a un convoglio dell’esercito afgano, costato la vita a 13 soldati.
- Lunedì 16 Febbraio 2009

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