
“Il vero saccheggio di Baghdad non l’hanno fatto i disperati degli slum ma gli ufficiali e i contrattisti americani”. A parlare è un uomo d’affari statunitense, intervistato dal britannico “The Independent“. Una frode impressionante, sui soldi destinati alla ricostruzione dell’Iraq: su questo, secondo il quotidiano, stanno investigando gli agenti federali negli Stati Uniti. Sui 125 miliardi di dollari stanziati dal 2003 , secondo un rapporto dell’ispettorato generale per la ricostruzione dell’Iraq (Sigir) il denaro “volatilizzato” potrebbe essere più di quello andato bruciato nella truffa di Bernard Madoff.
Gli investigatori del Sigir, comandati dall’ispettore Stuart Bowen Jr., avrebbero accertato in un caso, la sparizione di 58 milioni di dollari, inviati in pacchetti al responsabile americano delle regioni del Sud Iraq, Robert Stein jr, che si sarebbe fatto fotografare di fronte all’enorme pila di biglietti verdi.
“Nonostante le ingenti somme stanziate dall’amministrazione Bush”, scrive l’Independent, “sono pochissimi i cantieri aperti in Iraq”. Secondo alcuni politici iracheni, le somme destinate alla ricostruzione dell’esercito del paese sarebbero state saccheggiate più volte da ufficiali americani in combutta con funzionari del ministero della Difesa iracheno. Per il “New York Times“, due colonnelli ora in pensione dell’armata statunitense sarebbero responsabili di truffe sui fondi per i contratti alle imprese di sicurezza e costruzione in Iraq nel 2003 e nel 2004. Fino ad ora, numerosi casi di corruzione di politici locali e ufficiali dell’esercito a stelle e strisce erano già emersi, ma su una scala molto minore delle truffe che vengono investigate adesso dalle autorità federali. L’ex ministro delle Finanze iracheno Alì Allawi aveva dichiarato: “L’Iraq è diventato come la Nigeria: tutti i soldi del petrolio spariscono”. L’Independent cita due casi di persone senza esperienza messe a carico di istituzioni importanti: un repubblicano 24enne nel direttivo della borsa irachena e un ex pizzaiolo iracheno 27enne messo a capo dell’ufficio responsabile della compravendita di armi per l’esercito iracheno. Due prestanome che avrebbero certificato spese inesistenti. Per il quotidiano statunitense, la maggiore prova che qualcosa non è andato secondo i piani nella ricostruzione dell’Iraq è data dalle continue carenze infrastrutturali: “a quasi sei anni dall’inizio della guerra, molte zone del paese sono ancora senza acqua corrente né elettricità, nonostante i soldi stanziati anche e soprattutto dai contribuenti americani”. Ma secondo un rapporto del Sigir datato a dicembre 2008 le cause principali sarebbero la mancanza di stabilità e sicurezza nel paese e la burocrazia inefficiente piuttosto che i casi di corruzione. Anche se le due cose sono profondamente collegate.
- Lunedì 16 Febbraio 2009
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Commenti
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Il 16 Febbraio 2009 alle 15:14 wargame ha scritto:
Sembra che anche i giornalisti di Panorama, si incominciano a svegliare.
Bene, fa piacere.
Una domanda:
Secondo Voi, questa ” famosa crisi finanzuiaria “, non è dovuta in parte alle ” CAMBIALI ” che le nazioni come l’Italia (una tra le tante coinvolte ), hanno emesso a fronte di una guerra al quanto discutibile?
Costata MILIARDI DI DOLLARI, e tutt’ora costa……..
Ma, riguardo l’Afganistan, non vi pare sia uguale?
Be: in Irak c’è petrolio, in Afganistan c’è la droga….
E ci arriva tramite il Kossovo direttamente da Kabul, via Zurich, ecc…….
Crisi economica, o ” abbuffata ” di soldi per pochi però?
Vietnam? qualcosa si ha avrà insegnato no?
DROGA!
Il 16 Febbraio 2009 alle 15:16 wargame ha scritto:
Dimenticavo, questa Vietnam “Afgana”, è stata la Vietnam Russa, terminata estattamente 20 anni fa in data di IERI.
La storia si ripete?
Il 16 Febbraio 2009 alle 18:27 shift ha scritto:
L’articolo di Panorama non dice niente che non sia accaduto di strano in tutte le situazioni mondiali dove la situazione e’ di difficile gestione, distrazioni e imbrogli sono inevitabilmente all’ordine del giorno.
Ciò, però, non ha niente a che fare con le motivazioni della guerra e addirittura i buoni intenti di chi ha finanziato le somme, cioè l’Amministrazione Bush.
Addirittura l’articolo fa presente a testimonianza sia degli intenti che dell’assegnazione dell’amministrazione Bush le cifre investite, il loro mancato arrivo a destinazione e’ dovuto unicamente a decisioni personali, o distrazioni per interesse privato, di alcuni individui della catena di distribuzione in Iraq che li hanno gestiti in parte.
Il rapporto fa presente, infine, che il problema e’ dipeso, com’era ovvio che fosse, anche dalla mancanza di stabilità e sicurezza di quel periodo in Iraq, oltre che dagli inevitabili casi di corruzione anche nell’ambito della catena burocratica irachena, oltre che di alcuni militari americani.
La giustezza della guerra all’Iraq, oltre che l’onesta’ della gestione dei fondi dell’amministrazione Bush, non ha niente a che fare con tutto ciò, come qualcuno crede di trarre da simili notizie spicciole senza alcun collegamento con i fatti storici.
Il 16 Febbraio 2009 alle 19:27 Corrado Buccieri ha scritto:
Si cominciano a fare i conti…..ma qualcuno di voi
resta sorpreso?
Da subito dissi che non era il desiderio di eliminare
Saddam,ma una scusa per creare affari coperti dalla
guerra.
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