La storia è maestra di vita, diceva Cicerone. E Barack Obama durante la sua campagna elettorale e nei giorni del suo insediamento ha mostrato di avere i suoi modelli, chiari e precisi. Abraham Lincoln su tutti. Ma per affrontare la crisi economica, obiettivo numero uno della sua amministrazione, forse Obama dovrebbe guardare a un altro modello: non al tanto citato e democratico Franklin Delano Roosevelt, che ha trascinato di peso gli Stati Uniti fuori dalla crisi del 1929, quanto piuttosto al repubblicano Ronald Reagan, almeno se vuole superare indenne le elezioni di mid-term del 2010 e puntare ad un secondo mandato.
Perché, nonostante le scelte con cui l’idolo dei repubblicani e il neo inquilino della Casa Bianca siano completamente diverse, l’esperienza di Reagan all’inizio degli anni ’80 ha almeno due cose lezioni per Obama. «Come fece il presidente-attore – ha scritto su The New Republic il politologo William Galston, ex consigliere di Bill Clinton – l’ex senatore dell’Illinois non deve mai rinunciare a puntare il dito contro le politiche di Bush». Il motivo, chiosa Galston, è evidente: siccome difficilmente le cose miglioreranno in tempi rapidi, Obama deve attaccare i punti deboli dell’amministrazione Bush. «Può ricordare che da Truman in poi – ha continuato – i due mandati di Bush Jr. sono il periodo in cui Pil e occupazione sono cresciuti meno e la spesa pubblica è cresciuta di più. Tutto questo aiuterà lo aiuterà a tenere nel 2010, quando gli americani torneranno alle urne per rinnovare parte del Congresso: se non lo farà, rischia di ritrovarsi con la maggioranza contro, come successe proprio al suo predecessore».
Una mossa che dovrebbe pagare i suoi dividendi nella seconda metà del mandato del nuovo inquilino della Casa Bianca, quando l’economia dovrebbe – se il pacchetto fiscale varato nei giorni scorsi funzionerà – riprendere a crescere. Fino a quel momento però, il mantra dev’essere “le cose peggioreranno prima di migliorare”: uno slogan che deve ripetere fino a quando tutti gli americani non ne saranno consapevoli, fino a quando non smetteranno di aspettarsi un intervento quasi messianico. «Reagan, nonostante nei primi anni del suo mandato la situazione fosse tutt’altro che migliorata – ricorda Galston – tenne dritta la barra e non si lascio tentare dal cambiare progetto in corsa. Obama deve imitarlo». Senza essere inflessibile nei dettagli, ma al tempo stesso mantenendo fissi i punti principali del suo piano cercando, per quanto i tempi siano cambiati dall’era Reagan, di focalizzarsi sul lungo periodo. «Se riuscirà a seguire queste due lezioni e a capitalizzare l’esempio del suo predecessore – conclude il politologo – e se come lui riuscirà a far ripartire decisamente l’economia, allora un secondo mandato sarà per Obama un obiettivo a portata di mano».
- Martedì 17 Febbraio 2009
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