Tre donne in un centro commerciale di Ryhad, capitale dell’Arabia saudita
Sedersi in un’automobile e impugnare il volante resta un tabù per le donne in Arabia Saudita. Ma qualcosa sta cambiando. Re Abdullah ha nominato il nuovo ministro dell’Istruzione femminile. Ha un curriculum ineccepibile: docente con formazione internazionale e un dottorato negli Stati Uniti. Soprattutto, è una donna: si chiama Norah Al-Faiz. Finora soltanto agli uomini erano riservate incarichi prestigiosi. Come sottolinea il blog di Foreign policy, re Abdullah ha fatto anche un passo in più, licenziando il capo della “Commissione per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio”, Ibahim Al-Graith: la polizia religiosa ai suoi ordini aveva impedito a un gruppo di ragazze di abbandonare una scuola in fiamme perché non erano vestite “adeguatamente”.
La notizia della nomina al ministero dell’istruzione è stata accolta con entusiasmo sui blog. Soprattutto nel Golfo persico. “Questo è un giorno davvero felice” scrive Saudiwoman. E fuga ogni sospetto sul fatto che Nora Al-Faiz sia divorziata o straniera: “Sono orgogliosa di dire che in realtà appartiene a una delle più grandi famiglie in Arabia saudita, Bani Tameem di Al Nawayser e che proviene da Najd. Suo marito la supporta ed è molto orgoglioso”. Commenta un altro blog, Empty quarter: “In molti Paesi sarebbe ovvio che una donna avesse il posto di ministro dell’educazione femminile, nel Regno Saudita è diventato soltanto di recente ‘obbligatoio’”. Anche se non dovesse avere reale potere, è comunque un successo, osserva The woman on the web. Il Christian science monitor si spinge più in là e nota che i Paesi del Golfo persico hanno iniziano graduali riforme, anche se molto limitate agli occhi degli occidentali: nelle ultime elezioni, per esempio, il Kuwait ha permesso alle donne di votare.
- Mercoledì 18 Febbraio 2009
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Commenti
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Il 18 Febbraio 2009 alle 13:31 shift ha scritto:
Questa notizia non e’ una grande rivoluzione nel sistema islamico, per il semplice motivo che tale nomina non viene da decisioni popolari, da un cambio di mentalità culturale, ma dalla decisione di un sovrano assoluto.
Decisione che sicuramente ha l’unico scopo di coprire agli occhi dell’occidente le magagne reali dell’islamismo in Arabia Saudita, di mancanza di libertà, di pensiero, di fede, di valori etici e sociali all’altezza degli stand di qualsiasi nazione moderna e democratica.
Insomma e’ solo un operazione di make up dell’immagine, non una reale rivoluzione e cambio del pensiero islamico, ben lungi in Arabia Saudita dal cambiare se addirittura la polizia religiosa di quella nazione si e’ potuta permettere di impedire a delle ragazze di salvarsi da un incendio perché non vestite correttamente!
Il fatto che il capo di tale polizia sia stato rimosso sicuramente non e’ dipeso dal cambio di mentalità neppure nello stesso sovrano saudita, ma semplicemente perché le famiglie di tali ragazze, sicuramente importanti e magari agganciate alla stessa famiglia reale, visto che frequentavano una scuola per ragazze, cosa di già particolarmente rara in quei luoghi, avranno avuto a che ridire sul danno riportato o rischiato dalle loro ragazze.
In pratica un contrasto di potere in cui ha perso il più debole, il capo della polizia religiosa, ma non l’applicazione di un principio di civiltà sociale.
La notizia della nomina e’ quindi solo una curiosità, una eccezione o rarità, non un passo verso la civiltà, come ingenuamente i quotidiani in lingua inglese l’accreditano.
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