- Tags: Gaza, gilad-shalit, Israele, noam-shalit, shalit
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La sua voce, lontana al telefono, suona stanca, tanto che il suo fluente inglese scivola spesso sull’accento francese, la sua seconda lingua. È notte e Noam ha passato le ultime ore a rispondere alle chiamate di amici, autorità, giornalisti. Come ogni giorno. Questa con Panorama.it è l’ultima conversazione prima di andare a letto. Un’altra giornata trascorsa, che lascia dietro di sé un rimpianto, il Rimpianto: anche oggi Gilad non è tornato. E con una (quasi) certezza: neppure domani, quel figlio lontano da più di due anni, si presenterà alla porta di casa. La prima frase è laconica, detta senza neppure attendere la domanda. È bastata la presentazione: “Non ci sono progressi” dice. “Che posso dire… Gilad non è ancora qui non noi.”
Lo aspetta, insieme alla moglie Aviva, da quel 25 giugno 2006 quando (l’ora) 22enne soldato dell’esercito israeliano venne rapito da Hamas nella Striscia di Gaza. Lo aspetta e sogna il suo ritorno. Per tutti questi lunghissimi mesi, Noam Shalit si è battuto per la sua liberazione. Ha fatto pressioni sul governo di Ehud Olmert affinché trattasse con Hamas; ha incontrato due volte il presidente francese Nicolas Sarkozy. Il quale - grazie al doppio passaporto di Gilad (la nonna Jacqueline era di Marsiglia) - si è mobilitato e prima - nello scorso settembre - ha fatto avere una lettera dei genitori al giovane sequestrato attraverso i canali siriani e poi ha sollecitato Damasco a fare pressioni su Hamas per arrivare alla liberazione del soldato Shalit. Qualche settimana fa, le speranze che ciò avvenisse, sembravano concrete. Ora, invece, il momento sembra essere più lontano. O almeno questo si comprende dal tono di Noam. Il cerchio sembra stringersi. La famiglia e il suo entourage hanno il timore che Gilad, se non verrà liberato prima della fine del mandato di Ehud Olmert, diventi un “nuovo caso Ron Arad“, il militare catturato in Libano e mai più rilasciato: il prossimo governo israeliano potrebbe decidere di non negoziare. L’esecutivo Olmert, invece, solo ieri ha presentato ai mediatori egiziani una nuova lista di prigionieri palestinesi che verrebbero scarcerati in cambio della libertà del ragazzo rapito a Gaza. Ma oltre a questo, il governo israeliano non vuole andare nelle concessioni.
“Penso che ora dipenda da Hamas. Ci sono due parti, che sono distanti, ma che devono trovare un’intesa, un compromesso. C’è il nuovo elenco di prigionieri da rilasciare. Loro devono decidere se è abbastanza. Non si comprende cosa Hamas voglia, alla fine”. Noam Shalit non sa quanti stiano bussando alla porta dei fondamentalisti, quanti stiano facendo pressioni su di loro per arrivare a sciogliere questo intricato nodo che stringe la vita di Gilad, la loro vita. “Non lo… So soltanto che il risultato è che lui non è ancora qui, con noi” - ripete ancora una volta. E torna indietro, al recente incontro avuto all’Eliseo con Nicolas Sarkozy. “Lui mi disse che mio figlio era ancora vivo, non in buonissime condizioni, mi raccontò degli sforzi che faceva e che avrebbe voluto fare per ridarcelo”. Allora, solo un mese fa, le speranze sembravano più vive. E ora? “Ora non ho più speranze di prima, di allora. Perché no? Perché non siamo vicini alla sua liberazione. Hamas lo tiene e detta condizioni che Israele non può accettare” afferma il padre del soldato.
“Tra poco finirà il mandato del governo Olmert, che ha avuto un certo approccio nella vicenda. Avremo un altro governo, e io non so cosa come si comporterà, se si dovrà ricominciare tutto da capo…” Un esecutivo guidato da Benjamin Netanyahu potrebbe avere un orientamento diverso. La paura è che ci sia una chiusura netta a qualsiasi trattativa, che il prossimo governo non voglia pagare “quel terribile prezzo” come l’ha definito il ministro della difesa Ehud Barak, che invece, questo esecutivo sembra essere disposto a fare. In questi momenti, la solidarietà per Noam Shalit è molto importante. “Sentiamo l’opinione pubblica israeliana dalla nostra parte, la vicinanza di molti, delle autorità, del primo ministro. Ma penso che ora dipenda dalle due parti, trovare, se si vuole, un compromesso, una via di uscita”, ripete il padre di Gilad. Sembra che, dopo lunghi anni di attesa, ora lo spazio del tempio si restringa per chi vuole riportare a casa il soldato, il ragazzo Shalit.
Bambini pregano per la sua liberazione
Parla Noam Shalit
Gilat Shalit parla della prigionia
- Venerdì 20 Febbraio 2009

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Il 24 Febbraio 2009 alle 10:51 Caso Shalit: Olmert licenzia il capo negoziatore israeliano » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] LEGGI ANCHE: Parla il padre di Shalit [...]
Il 25 Novembre 2009 alle 20:28 Israele: questa volta liberano veramente Shalit? - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] Per leggere un’intervista esclusiva con Noam Shalit, il padre del ragazzo, cliccate qui. [...]
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