Bibi Netanyahu sarà il prossimo premier israeliano. Tzipi Livni, leader del centrista Kadima, partito di maggioranza relativa alla Knesset, potrebbe passare all’opposizione non volendo fare da «foglia di fico a un governo di estrema destra» che comprenda, oltre al Likud, anche la formazione arabofoba di Avigdor Lieberman e le altre formazioni ultrareligiose Shas (11 seggi), Jewish Home (3 seggi) e National Union (4 seggi). Un’ora dopo il conferimento dell’incarico al leder del Likud, è stata la stessa Tzipi Livni, già ministro degli Esteri del governo Olmert, a comunicare, con un sms a 80 mila simpatizzanti, quale sarebbe stata la strategia del partito se Netanyahu non accetterà una staffetta al vertice e soprattutto se insisterà a voler imbarcare i piccoli partiti oltranzisti: «Passiamo all’opposizione. Firmato Tzipi». «Oggi sono state gettate le basi di un governo di estrema destra guidato da Netanyahu», ha aggiunto. «Quella non è la nostra strada, non abbiamo niente da spartire con un governo del genere».
Nella complicata partita aperta dopo le elezioni del 10 febbraio, è stato dunque il leader del Likud a spuntarla sulla sua rivale. Ma Shimon Peres, che viene dalle fila del Labour e dal 2005 milita in Kadima, farà oggi un ultimo, irrituale, tentativo di convincere Tzipi Livni e Bibi Netanyahu a formare un governo allargato con i tre maggiori partiti: Likud (27 seggi), Kadima (28 seggi), Ysrael Beitenu di Lieberman (15 seggi), ma senza le formazioni ultraortodosse e nazionaliste che sposterebbero verso l’estrema destra l’ago della politica israeliana. È l’unica ipotesi, lo ha detto personalmente al quotidiano Haaretz, che troverebbe d’accordo la stessa Tzipi Livni. C’è poi anche la questione della staffetta a metà legislatura, che Bibi - secondo Livni - continua ostinatamente a rifiutare. La posizione della Livni, insomma, è chiara: governo a tre e staffetta al vertice. Altrimenti, opposizione. Durissima. Tanto, pensano in Kadima, un governo di estrema destra, con 65 deputati dei 120 della Knesset, non avrebbe vita facile. E finirebbe fatalmente per essere travolto.
L’ipotesi di un governo a tre trova d’accordo anche Lieberman. E’ convinto, il leader di Ysrael Beitenu, che un governo di coalizione con soli 5 deputati di maggioranza, e con il maggiore partito all’opposizione, finirebbe per essere impallinato in Parlamento. Non durerebbe. Entro il fine settimana tutto dovrebbe essere più chiaro.
- Venerdì 20 Febbraio 2009
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Commenti
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Il 20 Febbraio 2009 alle 21:48 shift ha scritto:
Mi spiace dover constatare l’incapacità di sapersi adeguare alle nuove esigenze nazionali d’Israele proprio dalla Livni, la leader del partito di sinistra Kadima, la facevo più intelligente, si vede che e’ proprio una carenza delle sinistre in generale infilarsi nel puro egocentrismo, ignorando le alleanze o percependole come minoritarie.
I giochi politici che in altre nazioni pur spiacevoli e pur sempre dannosi per una nazione, nel caso d’Israele, una nazione sempre in costante pericolo di sopravvivenza sono una follia, una rigidità mentale e di posizione fatti sulla pelle di tutti gli israeliani.
Livni e il suo partito si devono rendere conto che permettere uno sbandamento eccessivo a destra, in questo momento dell’attualità e della situazione d’Israele in Medio Oriente, può solo che danneggiare la posizione israeliana sia nei confronti dei paesi arabi, che non vedono l’ora di un errore internazionale d’Israele di cui approfittare, sia nei confronti dell’occidente che sta iniziando a capire da che parte sta la ragione.
La destra ha vinto le elezioni ed e’ giusto che diriga la nazione, ma Kadima può fungere da ancora affinché le posizioni non si stravolgano repentinamente e in maniera eccessiva, danneggiando la situazione internazionale e militare israeliana, anche considerando che il Presidente USA e’ Obama, un democratico forse troppo radicale e in vena di rapporti con gli arabi.
Fare ostruzionismo per puri scopi politici elettoralistici interni e’ semplicemente ridicolo e pericoloso per Israele, mi meraviglio che la Livni non lo capisca.
Lo stesso Netanyahu sono convinto che non desidera eccedere troppo a destra, ma se viene abbandonato dalla Livni sarà costretto a farlo, con conseguenze poco piacevoli non solo per la tenuta elettorale della destra, ma sicuramente per tutti gli israeliani con l’esterno d’Israele.
Credo che perfino Lieberman non desideri infilarsi in un cul de sac disastroso.
Capisco che la coabitazione possa essere piena di spine per tutti e tre i partiti in questione, ma in definitiva necessaria.
Forse la Livni sta cercando d’ottenere per il suo partito molto di più dall’eventuale accordo di quanto gli spetti, ma farebbe bene a ricordarsi che l’elettorato ha spostato l’ago della bilancia fortemente a destra e che per il suo partito, oltre che per gli interessi israeliani, sarebbe già un successo lasciarne fuori una parte, forse la più pericolosa e cerca guai.
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