Di Marco De Martino
Per mesi aveva annunciato l’inizio di una nuova era di collaborazione bipartisan. Ma alla vigilia del voto al Congresso sulla prima e più importante legge della sua amministrazione, il piano di stimolo dell’economia, Barack Obama si era reso conto di non avere neppure un repubblicano dalla sua parte. È stato allora che ha deciso di giocare quella che per un presidente è la carta della disperazione: un invito a bordo dell’Air Force One. Destinatario di cotanto privilegio Aaron Schock, repubblicano dell’Illinois, che a 27 anni è il più giovane deputato del Congresso. “Sono elettrizzato” ha detto Schock prima di salire sull’aereo. Poi ha ascoltato l’elogio pubblico del presidente davanti agli elettori di Peoria: “Schock è un giovane di talento, sono convinto che alla fine farà la cosa giusta”. Peccato che il corteggiamento non abbia ottenuto gli effetti desiderati: il giorno dopo Schock ha comunque votato contro il decreto.
Sono bastati 24 giorni di presidenza a interrompere la lunga luna di miele di Barack Obama, e non solo tra i repubblicani. Un po’ più disincantato è anche il progressista Paul Krugman, Nobel per l’economia, che pure è fra i maggiori sostenitori della nuova amministrazione: “Nella speranza di guadagnare un appoggio che non è arrivato, Obama ha finito per produrre un piano che contiene troppi tagli alle tasse ed è più debole di quello che servirebbe. Il presidente deve dimostrare più forza, altrimenti il verdetto su questa crisi sarà che no, non ce la può fare”. Tagliente è anche Katrina Vanden Heuvel, direttore del settimanale liberal The Nation: “La crisi è troppo profonda per perder tempo a cercare consensi a colpi di cocktail e feste per il Superbowl con i repubblicani”.
Il suq della Casa Bianca. Certo, nei sondaggi il gradimento di Obama resta altissimo, sopra il 60 per cento per la Gallup e oltre il 70 secondo la Cnn. Molti inoltre considerano l’approvazione del più grande programma di spesa federale nel dopoguerra, 787 miliardi di dollari in tutto, un enorme successo per un’amministrazione che si è insediata da poche settimane. Ma fra le righe di un decreto che nessun deputato ha avuto il tempo di leggere, perché lungo 1.073 pagine, si è infranto anche il sogno obamiano di una nuova unità nel nome della trasparenza. A tarda notte, e a porte chiuse, le sale del Congresso si sono trasformate in un suq dominato proprio dai lobbisti che il presidente aveva promesso di eliminare.
Secondo alcuni calcoli, gli interventi a favore di gruppi di interesse arrivano a circa 25 miliardi di dollari. Ci sono gli 8 miliardi per l’alta velocità che consentiranno a Harry Reid, capogruppo della maggioranza democratica al Senato, di mantenere la promessa fatta agli elettori del Nevada di una nuova linea ferroviaria che porti da Las Vegas a Disneyland in meno di 2 ore, alla velocità di 500 chilometri l’ora, ma senza una vibrazione grazie alla tecnologia della levitazione delle onde magnetiche. Ci sono i 200 milioni di dollari che sono finiti ai veterani filippini della Seconda guerra mondiale, la maggioranza dei quali vive e spende fuori dagli Stati Uniti. All’ultimo minuto i lobbisti della General Motors sono riusciti a evitare che la casa automobilistica finisca per pagare una tassa da circa 10 miliardi sugli aiuti finanziari che ha ricevuto da Washington.
Beneficiata, però, è anche l’Harley Davidson: grazie ai deputati democratici del Wisconsin, dove ha sede l’azienda, chi comprerà moto e camper potrà avvalersi della deduzione fiscale che nella formulazione iniziale del piano era destinata solo ad auto e camion. Che poi questo serva a fermare i 1.100 licenziamenti già annunciati dalla Harley Davidson non è ancora sicuro.
Un piano difficile. A differenza di quello che sostengono le previsioni più ottimistiche, lo stimolo almeno quest’anno difficilmente riuscirà a salvare o a creare 3,5 milioni di posti di lavoro. Secondo le stime, a fine 2009 la disoccupazione salirà dal 7,6 al 9 per cento. Salirà anche il deficit di bilancio, che già ora è il più alto della storia a quota 1.200 miliardi, fino a raggiungere il 13,5 per cento del pil. E l’economia mostrerà segni di ripresa solo l’anno prossimo. “La crisi che stiamo vivendo è molto più grossa di questo intervento, che avrebbe dovuto toccare almeno i 2 mila miliardi di dollari” sostiene Mark Zandi, economista di Economy.com, sito della società di rating Moody’s. Ed Yardeni, altro stimato economista, più dell’importo critica il contenuto del programma di interventi: “Bisognava concentrarsi sui settori immobiliare e automobilistico, invece ci sono centinaia di iniziative senza un vero punto focale”.
La storia di come si è arrivati al documento finale riassume i rischi che corre la presidenza Obama. A partire dalla scelta di affidare la stesura della prima bozza non a tecnici ma a parlamentari democratici del Congresso, mossa che ha generato subito l’ostilità dei repubblicani, di cui Obama aveva comunque bisogno al Senato per arrivare ai 60 voti necessari. “Essere bipartisan significa coinvolgere gli altri, non fare discorsi sul pluralismo e lasciare che a scrivere i documenti siano solo i democratici” polemizza Newt Gingrich, ex portavoce repubblicano del Congresso, che accomuna la storia del piano a un altro momento di imbarazzo della nuova amministrazione: il ritiro della candidatura del repubblicano Judd Gregg alla poltrona di segretario del Commercio, che ha portato a quattro i prescelti da Obama costretti a ritirarsi. Anche nel caso di Gregg, il nuovo presidente ha compiuto un gesto ad alto valore simbolico che non ha retto alla prova dei fatti. E che ha finito per ricompattare i repubblicani, galvanizzati dall’avere ritrovato un ruolo all’opposizione.
Tra i mille emendamenti del piano di stimolo, uno rischia di mettere subito in difficoltà Obama: quello inserito del senatore dal Connecticut Chris Dodd, che ha voluto limiti su compensi e bonus dei finanzieri di Wall Street. La misura, da cui la Casa Bianca ha subito preso le distanze, arriva a pochi giorni dalla presentazione del piano di risanamento delle istituzioni finanziarie preparato dal ministro del Tesoro Timothy Geithner. Già accolto con un tonfo dei mercati finanziari alla sua prima uscita pubblica, Geithner secondo le anticipazioni proporrà di creare una nuova istituzione finanziaria a capitale pubblico destinata ad assorbire i cosiddetti derivati tossici che ancora bloccano il mercato del credito. Il problema è che pure questa misura secondo molti economisti non sarà sufficiente: prima o poi bisognerà arrivare comunque alla nazionalizzazione delle banche. “Solo quando si è fatto direttamente carico degli istituti a rischio il governo giapponese è uscito dal decennio di stagnazione che ora minaccia gli Stati Uniti” ricorda William Galston, analista del centro studi progressista Brookings. “Presto Obama dovrà ammettere che è necessario un intervento analogo. E al confronto gli 800 miliardi del piano di stimolo sembreranno spiccioli. La battaglia sullo stimolo appena conclusa è solo il preludio delle difficoltà future”.
- Sabato 21 Febbraio 2009

LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO...
I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA
TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT
STORIE DAL MONDO
IL MONDO IN CLASSIFICA
LE NOTIZIE CHE NON VI ABBIAMO DATO
GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA
SCOMMESSE SUL MONDO
LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
FALLIMENTO O SALVATAGGIO
LA PRIMAVERA ARABA
INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO
GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE













FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA
LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA
I VOLTI DELLA SETTIMANA
Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 21 Febbraio 2009 alle 14:14 shift ha scritto:
Il disastro annunciato di Obama e dei Democratici, come volevasi dimostrare.
Ancora la cosa non e’ percepita dagli elettori americani, troppo presto sicuramente per ciò, ma e’ già stata compresa dall’elite politica ed economica, che però per ora non si agitano più di tanto, aspettando la reazione vera, quella pubblica che sicuramente ci sarà da qui ad un anno.
Il guaio e’ che nel frattempo gli USA avranno perso tempo e occasioni di risalita, indebolendosi economicamente e di riflesso politicamente e militarmente a livello internazionale.
Non contando che Obama sarà sempre giocoforza Presidente, a meno di sua rinuncia, cosa impossibile, o di Impeachment per qualche motivo surrettizio.
C’e’ poco da dire gli USA si stanno avviando verso il viale del tramonto, cosa che l’elezione di Obama e la vittoria dei Democratici mostrava essere fin dall’inizio.
Il 21 Febbraio 2009 alle 17:34 fscinico ha scritto:
Perché, che cosa vi aspettavate, il nuovo messia?
http://tinyurl.com/angas5
Chi farà i miliardi in questa nuova America sul viale del tramonto saranno i lobbisti. Ci sono persino miliardi (650 o giu di li) per finanziare l’aborto. Per Obama, il modo di salvare l’economia non è ridurre le tasse, ma ridurre i bambini. Che sorpresa.
http://www.scinico.org/2008/05.....residente/
Il 26 Febbraio 2009 alle 11:26 Sanità e ambiente: ecco cosa prevede la finanziaria di Obama » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] LEGGI ANCHE: La luna di miele con Obama è finita [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.