- Tags: cairo, Egitto, Hamas, hosni-mubarak, Israele, terrorismo
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Il Cairo non veniva violata da anni. La bomba esplosa nel centro turistico della città, tra il mercato di Khan al Khalili e la Moschea di Hussein, uno dei luoghi più importanti dell’Islam, ha riportato il terrore nella capitale egiziana. Il bilancio parla di una una giovane donna francese di 17 anni morta nelle deflagrazione che ha colpito altre diciassette persone, tra cui altri nove turisti francesi, di cui uno ferito in gravi condizioni, un tedesco, tre sauditi e un egiziano. L’obiettivo erano loro: gli stranieri occidentali. Ma attraverso loro, gli attentatori volevano colpire il regime di Hosni Mubarak, il Rais egiziano considerato troppo morbido con Israele e i governi europei e statunitense.
Ma chi ha compiuto l’attentato? Eli Karmon, esperto di terrorismo islamico, docente al prestigioso International Institute for Counter Terrorism, uno dei più importanti think tank israeliani, avanza un paio di ipotesi: a colpire è stato o un piccolo gruppo armato che ruota attorno al network di Osama Bin Laden, oppure dietro le bombe del Cairo ci sono formazioni vicine ad Hamas.
“Già alcuni anni fa ci fu un tentativo di piccoli gruppi vicini a Al Qaeda di riaprire un fronte di guerra in Egitto” dice l’esperto di terrorismo. “Ricordo i sanguinosi attentati nel Sinai del 2004, quando una trentina di persone vennero uccise in un attacco concentrico a hotel pieni di turisti israeliani; e poi, la bomba che fu piazzata un anno dopo proprio nella zona colpita domenica, quando il bazar di Khan el-Khalili fu teatro di un attentato suicida costatola vita a due turisti francesi e a un americano. Gli autori di quelle carneficine, furono arrestati, la rete venne sgominata dalle autorità egiziane”. La strategia è sempre quella, conferma Eli Karmon: gli islamisti cercano di colpire il turismo perchè è una delle maggiori industrie del paese. Metterla in ginocchio, significa mettere in grosse difficoltà Hosni Mubarak. Così, ripete il docente di Tel Aviv, ciclicamente, gli jihadisti tornano a colpire. “Anche perchè - prosegue - il numero due di Al Qaeda, Al Zawahiri, è egiziano, non dimentichiamolo. Per lui, la battaglia del Cairo è strategica nella sua guerra contro i regimi arabi moderati”.
Ma quando si pensa all’Egitto, ora non può non venire in mente Gaza e il conflitto che ha visto impegnata Israele contro Hamas. Anche il professore dell’università di Herzliya pensa a questo collegamento. “Il Cairo è stato molto duro nei confronti del partito che governa la Striscia, lo accusato di aver scatenato la guerra delle scorse settimane. Hamas, a sua volta, ha accusato l’Egitto di aver appoggiato Israele e di essere contro la causa palestinese”. Ma è solo un’ipotesi, una supposizione. Se analizza la modalità dell’attentato di domenica, Eli Karmon pensa a un’azione “artigianale”, non da veri e propri professionisti. Le bombe sarebbero state lanciate dai piani alti di uno stabile, colpendo la folla. In serata, tre persone sospette, un uomo e due donne che indossavano il niqab, il velo che lascia scoperti solo gli occhi, sono state arrestate. Tutti particolari che fanno dire all’esperto israeliano che, probabilmente, ci troviamo di fronte a un attentato portato avanti da un piccolo gruppo, magari con lo scopo (tra gli altri) di accreditarsi come fazione armata: “Era già successo, proprio nel 2005, quando un piccolo gruppo, addirittura famigliare, marito, moglie e sorella, fecero un attentato nella zona della capitale in cui si trova il museo egizio”. Non è difficile, anzi, al contrario, spiega Karmon, riuscire a procurarsi o costruire un piccolo ordigno “primitivo” come quello usato nel mercato di Khan al Khalili. “Alla fine, credo che questa ipotesi sia la più credibile. Probabilmente si ci troviamo di fronte a una piccola cellula composta da persone inesperte, ma ovviamente pericolose”. Con un’incognita - chiosa il docente di Tel Aviv: “E se l’Egitto dovesse fronteggiare una nuova ondata di attentati, a causa della politica seguita a Gaza?”. E’ l’ipotesi a cui sta pensando, con timore - e non solo da ieri sera - anche Hosni Mubarak.
- Lunedì 23 Febbraio 2009
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