di Walter Rauhe
Guido Westerwelle è il re Mida della politica tedesca. Negli anni Novanta, quando divenne segretario generale del suo partito, i liberali (Fdp) vegetavano come alleati di Helmut Kohl, con una percentuale di consensi intorno al 6 per cento. Nel 2002, dopo la sua nomina a presidente, l’Fdp raggiunse il 7,4. Alle elezioni del 2005 sfiorò il 10 per cento e oggi i sondaggi lo danno al 15. I liberali sono la terza forza politica tedesca e vengono corteggiati dal centrosinistra e dal centrodestra come unica via d’uscita dalla Grande coalizione. Ed è Westerwelle a dettare le condizioni e a rompere il consenso politico dominante sui temi economici, ambientali ed europei. Obiettivo: trasformare i liberali nella nuova forza politica di centro in grado di salvare gli ideali del liberismo, in un’economia dominata sempre più dallo stato.
I governi avviano piani miliardari per sostenere l’economia, le banche vengono nazionalizzate, molti invocano regole stringenti per i mercati. Lei invece chiede drastici tagli delle tasse per uscire dalla crisi. Si sente l’ultimo dei neoliberisti?
Noi siamo per un’economia sociale di mercato, nella quale lo stato fissa le regole e i mercati possono svilupparsi liberamente. La storia ha insegnato che l’economia pianificata è destinata a fallire, come anche quella completamente priva di regole.
È deluso da Angela Merkel, che si diceva contraria a interventi pubblici di sostegno all’economia mentre ora ha varato un piano da oltre 50 miliardi di euro?
I cristianodemocratici assomigliano sempre più ai socialdemocratici. Una grande crisi ha bisogno di grandi risposte. Questi piani sono un miscuglio di tante piccole iniziative, si spende un po’ qua e un po’ là. Ci vorranno anni per ripagare questi debiti miliardari, dei quali nessuno conosce gli effetti. Sarebbe invece il momento giusto per introdurre un sistema tributario più equo. La riforma fiscale è la madre di tutte le riforme. Solo quando il lavoro e il profitto sono meno tassati si creano dinamismo, crescita, benessere e occupazione.
Come vede l’ipotesi di un governo tra liberali e cristianodemocratici?
Una maggioranza di centro sarebbe la cosa migliore. E visti gli ultimi risultati elettorali nelle regioni è possibile. L’alternativa sarebbe una coalizione tra verdi, socialdemocratici e comunisti, che dobbiamo assolutamente scongiurare.
Viste le posizioni del suo partito in materia economica, Merkel potrebbe, però, favorire una riedizione della Grande coalizione.
Può darsi che taluni all’interno della Cdu e dell’Spd spingano per questa scelta, ma a decidere sono gli elettori. Molti sono delusi dalla svolta statalista di Merkel, dall’avvicinamento dei socialdemocratici ai postcomunisti, dalla perdita di pragmatismo dei verdi, e puntano sul nostro partito. È soprattutto la classe media, dissanguata dalle tasse, a punire i partiti della Grande coalizione.
Il suo grande avversario rimane il partito dei verdi (Grünen), che pesca nello stesso bacino elettorale dei liberali: i benestanti che vivono nelle aree metropolitane.
L’epoca dei verdi è finita. Sono i liberali il vero movimento innovativo della Germania, che coniuga le esigenze economiche con quelle dell’ambiente, della giustizia sociale, dei diritti civili. I verdi sono contrari sia alle centrali nucleari sia a quelle a carbone, ma non ha senso importare energia prodotta negli impianti atomici insicuri e antiquati dell’Europa dell’Est o dipendere solo dal gas russo.
Se entrate al governo lei sarà ministro degli Esteri?
Non l’ho mai escluso. Nella politica estera bisogna di nuovo accentuare l’obiettivo del disarmo. Sono molto ottimista sul fatto che la nuova amministrazione americana di Barack Obama, Joe Biden e Hillary Clinton favorisca questo processo, puntando su un nuovo modello di cooperazione con l’Europa e mettendo da parte l’unilateralismo della guerra in Iraq.
Come vede il futuro dell’Europa?
Non posso immaginare gli effetti che avrebbe l’attuale crisi economica senza l’Unione Europea e una moneta unica robusta e apprezzata come l’euro. L’Europa è un’unione di valori e di paesi che si oppongono allo spirito antiliberale e a rigurgiti antidemocratici, come il fondamentalismo religioso.
Vent’anni fa è caduto il Muro di Berlino. Com’è cambiata la Germania?
La Germania è oggi più aperta, tollerante e moderna: anche questo è un merito dell’unificazione. È stata una fortuna per la Germania e per l’Europa che il Muro sia caduto. L’Europa occidentale non era completa. Con Budapest, Praga o Varsavia lo è.
Come politico omosessuale è vittima di pregiudizi?
A volte capita di imbattersi nei pregiudizi di persone che evidentemente sono insoddisfatte della loro vita. Ma oggi conta più quello che un politico fa al lavoro, molto meno chi ama nella sua stanza da letto.
- Lunedì 23 Febbraio 2009
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Commenti
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Il 27 Settembre 2009 alle 22:24 Speciale Elezioni Germania 2009 - Pagina 7 - Politica in Rete Forum ha scritto:
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