
LEGGI ANCHE: Parla il padre di Shalit
Se non è un terremoto politico, poco ci manca: il primo ministro Ehud Olmert ha sospeso il principale negoziatore israeliano per la tregua a Gaza, Amos Gilad, l’uomo a cui aveva affidato la ricerca di un accordo attraverso l’Egitto con Hamas. E che avrebbe dovuto riportare a casa Gilad Shalit, il soldato rapito più di due anni fa nella Striscia da miliziani palestinesi. Proprio una divergenza sulla delicata conduzione della trattativa per il rilascio dell’ora 22enne israeliano, sarebbe all’origine dello scontro tra i due. La decisione di Olmert arriva dopo alcuni giorni di vera e propria turbolenza istituzionale, partita con alcune dichiarazioni dell’alto funzionario al quotidiano Maariv, mai smentite dal capo dell’ufficio per il coordinamento delle operazioni nei Territori del ministero della difesa.
“La decisione del primo ministro di chiedere la liberazione di Shalit come precondizione per un cessate il fuoco con Hamas è stato un insulto agli egiziani” - ha detto al giornale, accusando così Olmert di aver messo in difficoltà il regime di Hosni Mubarak nel suo ruolo di mediatore tra le parti. “E’ da pazzi, semplicemente da pazzi” avrebbe continuato “L’Egitto è rimasto il nostro unico alleato nella regione. E noi, come ci comportiamo?” Ma non si tratta solo dei rapporti con il Cairo. Nel suo sfogo, Gilad ha puntato il dito soprattutto sulle modalità di gestione del Caso Shalit da parte dell’ex numero uno di Kadima e premier uscente: Olmert non avrebbe fatto di tutto per riportarlo a casa, sembra essere l’accusa. “Hanno presentato una lista con 70 nomi di prigionieri per lo scambio…e poi sono semplicemente spariti. Pensano che così si possa arrivare alla liberazione del giovane?” Un’uscita pubblica durissima. Un fulmine a ciel sereno. Dopo il quale, il primo ministro ha convocato nel suo ufficio Amos Gilad e - alla presenza del titolare della difesa, Ehud Barak - lo ha investito con una forte reprimenda.
Secondo il quotidiano Haaretz, Olmert avrebbe detto al suo collaboratore che, con le sue parole, “si era dimostrato incauto e aveva tradito il suo compito e le sue funzioni”. Dopo questo sfogo, il direttore generale dell’ufficio del Primo Ministro, il generale Raanan Dinur ha aperto un’inchiesta sul caso e ha consegnato un rapporto in cui ci definisce l’intervista “una violazione della disciplina e una critica inappropriata al lavoro del capo del governo”. L’indagine ha poi portato alla clamorosa sospensione (rimozione) di Amos Gilad dal suo incarico di mediatore con gli egiziani. Una notizia-bomba, sparata da tutti i giornali israeliani in prima pagina.
Il colpo di “testa” di Amos Gilad viene spiegato come un tentativo di salvare il negoziato - e la faccia - con il Cairo, da parte di un personaggio che si era speso in prima persona per arrivare a un’intesa. Una figura, la sua, di grande esperienza e autonomia, tanto che proprio voci dell’ufficio del premier avrebbero fatto uscire suoi giornali indiscrezioni secondo le quali Olmert era arrabbiato con Gilad perchè stava per “chiudere” una trattativa senza l’assenso del capo dell’esecutivo. Ed è stato per rispondere a queste affermazioni che, il mediatore avrebbe deciso di rispondere con un’intervista pubblica. Braccio destro di Ehud Barak, ministro della difesa, l’ormai ex inviato speciale, preso in mezzo ai profondi disaccordi tra Olmert e il leader dei laburisti - che hanno caratterizzato l’ultima fase della guerra di Gaza - si è tolto un grosso sassolino dalla scarpa, attaccando direttamente il primo ministro. La sua uscita di scena complica ancora di più la vicenda del soldato Shalit. Già qualche giorno fa, il padre Noam, in un’intervista a Panorama.it aveva espresso tutta la sua preoccupazione per un effettivo buon esito del rapimento. La famiglia ha il timore che il prossimo governo, guidato da Benjamin Netanyahu, chiuda a ogni spiraglio di dialogo con Hamas. Per questo, Noam Shalit sperava che fosse Olmert a riportare a casa suo figlio. Ma dopo aver annunciato di voler pagare “un altissimo prezzo” per il suo rilascio, il primo ministro uscente si è mostrato poi più prudente. Lo scontro con Amos Gilad e la sua rimozione rischiano di spegnere ogni speranza.
- Martedì 24 Febbraio 2009
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