
Un miliziano di Hamas nel palazzo del presidente Abu Mazen all’epoca dello scontro per il controllo di Gaza
(Credits: Ansa)
Vista l’incertezza post-elezioni in Israele, forse i palestinesi avranno un nuovo governo prima dei loro odiati “vicini”. Questa sera 13 gruppi dei territori, compresi Hamas, Al Fatah, Jihad islamica, riuniti al Cairo, hanno annunciato a giornalisti e a tv di tutto il mondo, in un clima di grande cordialità e (almeno apparente) armonia, di aver ”messo fine alle divisioni, girando una pagina dolorosa”: hanno concordato tutti insieme di formare un governo di intesa nazionale per la Palestina entro la fine di marzo, attraverso sei commissioni di lavoro che dovranno cominciare a lavorare il 10 marzo. Sembra incredibile, se si pensa che solo due anni fa Hamas e Al Fatah, i due partiti principali, erano in guerra aperta per il controllo di Gaza e che durante i bombardamenti israeliani nella Striscia dello scorso gennaio in molti tra i dirigenti islamisti avevano criticato la reazione non troppo calorosa dei politici connazionali in Cisgiordania. Ma forse proprio l’esito delle elezioni di Tel Aviv, ormai avviata ad un governo con esponenti dell’ estrema destra, può aver ricompattato i litigiosi movimenti palestinesi.
L’annuncio arriva poi a quattro giorni dalla conferenza di Sharm el Sheikh, dove per iniziativa dell’Egitto si riuniranno i paesi che doneranno aiuti umanitari alla popolazione di Gaza. Saranno presenti oltre al padrone di casa Hosni Mubarak, anche Hillary Clinton, Nicolas Sarkozy e Silvio Berlusconi. Segnale della riconciliazione tra i palestinesi è che a rappresentare tutti loro - lo hanno confermato durante la conferenza stampa - sarà il contestato (fino a oggi) presidente palestinese Abu Mazen. Che avrà il compito di convincere i partner internazionali a finanziare le ingenti spese per la ricostruzione di Gaza, semidistrutta dai bombardamenti israeliani. La necessità di mostrare un profilo unitario e “presentabile” in campo internazionale per raccogliere più aiuti possibile è stata la molla che ha spinto i vari gruppi palestinesi all’accordo. Secondo il piano le sei commissioni nominate, il cui lavoro inizierà il 10 marzo, si occuperanno della formazione del ”governo di consenso”, della ricostruzione delle istituzioni, dell’organizzazione di elezioni presidenziali e legislative (entro possibilmente la scadenza di legge del 25 gennaio 2010), di ricostituire i servizi di sicurezza su base professionale e non di appartenenza e di continuare il processo di riconciliazione.
Una ”commissione superiore” composta da esponenti egiziani, della Lega Araba e di tutti i gruppi, avrà il compito di affrontare eventuali problemi che le altre commissioni incontreranno e di appianarli. ”In caso di una nuova aggressione - ha spiegato l’indipendente Mustafà Barghouti - saremo un solo pugno di forze insieme, e non consentiremo ad Israele di dividerci, come è successo in passato”.
- Giovedì 26 Febbraio 2009

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