
“In Corea del Nord è in corso la preparazione di un test di lancio per scopi di comunicazione satellitare”, si legge in una nota diffusa dalla Kcna, l’agenzia di stampa del regime. Secondo le relazioni dei servizi di intelligence, dopo il monito del segretario di Stato americano Hillary Clinton, Pyongyang è intenzionata a testare un missile a lunga gittata entro la fine del mese. “Un chiaro messaggio di sfida”, esordisce Selig Harrison, il direttore dell’Asian Program al Center for International Policy di Washington. L’analista è convinto che presto l’Occidente si troverà costretto a convivere con una Corea del Nord nuclearizzata. “Pyongyang ha la forza per escludere la questione nucleare dai negoziati a sei (cui partecipano le due Coree, la Cina, gli USA, il Giappone e la Russia, ndr): il futuro della sicurezza in Asia del Nord, in sostanza, dipenderà solo dai rapporti bilaterali tra Corea del Nord e Stati Uniti”.
Per testare le intenzioni del regime di Pyongyang, Harrison ha inviato circa un mese fa un dettagliato programma di disarmo a Li Gun, il funzionario del Ministero degli Esteri nordcoreano che è stato incaricato della supervisione dei negoziati sul nucleare. Lo studioso americano ha proposto uno scambio: la consegna di 31 chili di plutonio all’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) in cambio della firma di un trattato di pace che ponga fine alla guerra di Corea, normalizzi i rapporti economici e diplomatici con gli Stati Uniti e dia il via a un piano di aiuti alimentari, energetici e infrastrutturali di lungo periodo.
La risposta coreana è stata categorica: “Mi hanno detto che il plutonio era già stato convertito in armi, pur senza precisare di che tipo, e 31 chili sono più che sufficienti per realizzare quattro o cinque bombe”. Messa con le spalle al muro dalla linea dura di Pyongyang, la Casa Bianca ha davanti a sé due alternative. “Smettere di puntare alla denuclearizzazione, nella convinzione che il riarmo coreano sia esclusivamente legato a necessità di difesa, favorendo la distensione giocando la carta degli incentivi economici, oppure fare in modo che le testate che il Paese possiede non superino le quattro/cinque unità, costringendo la Corea a smantellare il reattore di Yongbyon per evitare che altro plutonio sia trasformato in bombe”. Infine, Harrison attribuisce l’irrigidimento della linea coreana al peggioramento delle condizioni di salute di Kim Jong Il. “Le decisioni chiave spettano sempre a lui, ma quelle ordinarie dipendono dal cognato del dittatore Chang Song Taek, il nuovo uomo forte del regime, da sempre più intransigente che pragmatico”.
- Giovedì 26 Febbraio 2009

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