Berlusconi e Sarkozy a Bruxelles
In uno dei momenti più difficili della sua storia, l’Unione Europea è chiamata a fronteggiare una crisi economica senza precedenti da quando i paesi che la compongono sono 27. E sono soprattutto i nuovi entrati, quelli dell’Est in primis, a vedersela più brutta. Ma non solo loro: Irlanda e Grecia sono sull’orlo del tracollo. Per questo il vertice di oggi a Bruxelles dei primi ministri è stato preceduto da un pre-vertice cui hanno preso parte nove capi di governo di Polonia, Ungheria, Bulgaria, Romania, Slovacchia, Repubblica Ceca, Estonia, Lituania e Lettonia, con il presidente della Commissione José Barroso. L’Ungheria ha proposto la creazione di un Programma europeo di stabilizzazione e integrazione (Esip), nell’ambito degli strumenti del bilancio europeo, la cui dotazione dovrebbe aggirarsi inizialmente in 160-190 miliardi di euro.
Dall’Esip i 12 paesi dell’ex blocco comunista (oltre a Croazia e Ucraina, Polonia, Ungheria, Slovacchia, Slovenia, Republica ceca, Bulgaria, Romania, Estonia, Lettonia e Lituania) potrebbero attingere per finanziamenti a breve termine per i governi, la ristrutturazione coordinata del debito privato, la ricapitalizzazione delle banche e nuova liquidità per le imprese in difficoltà. “Non facciamo scendere una nuova cortina di ferro” ha detto il premier ungherese Gyurcsany. Ma alla fine il piano non è stato adottato dai nove paesi, per l’opposizione della Polonia: ”Siamo contrari perché rappresenta un’ eccessiva drammatizzazione della situazione e mette tutti gli stati membri dell’est Europa in un’unica categoria, sbagliando”, ha detto il ministro polacco agli affari europei, Mikolaj Dowgielewicz. Al termine della riunione, il presidente della Polonia Donald Tusk ha fatto appello alla “solidarietà europea” e a “rifiutare il protezionismo” e ad agire “con uno spirito coordinato”. “Solo una risposta unita e senza divisioni può permetterci di superare questo momento di grave difficoltà” ha aggiunto Barroso.
Il vertice informale dei 27 però è iniziato con un’assenza pesante: la cancelliera Angela Merkel, rappresentante della più grande economia europea, è arrivata con due ore di ritardo per problemi al suo aereo che ha dovuto effettuare un atterraggio di emergenza. Non è quindi comparsa nella affollata foto ufficiale.
I colloqui di oggi sono importanti per definire una strategia comune a livello europeo da portare al prossimo G-20 di Londra, dove parteciperà per la prima volta il nuovo presidente americano. Barack Obama, ha annunciato il premier ceco Martin Topolanek, verrà in Europa a Praga il 5 aprile prossimo.
Nel documento conclusivo, secondo le bozze già circolate, i paesi membri dell’Ue hanno riaffermato la necessità di utilizzare al massimo le potenzialità del mercato unico quale motore per sostenere la ripresa e l’occupazione. Inoltre, è stato sottolineato quanto sia cruciale sbloccare i canali del credito per dare efficacia agli impulsi all’economia dati dai governi attraverso le politiche di bilancio. “L’Ecofin”, c’è scritto, “monitorerà la situazione e predisporrà possibili azioni concrete” attraverso un approccio “caso per caso”. Nel documento però mancano accenni concreti alle politiche comuni da attuare per risollevare la situazione dei paesi ex comunisti. E non c’è neanche, (lo aveva chiesto Sarkozy) un piano di misure comuni di sostegno al settore automobilistico, che in Europa occupa un totale di 12 milioni di persone: ci si limita al sostegno agli incentivi decisi dai singoli Stati. Ma Angela Merkel ha annunciato che chiederà un maggiore sostegno dalla Banca europea degli investimenti per le auto. La Bei, secondo indiscrezioni, potrebbe presto raddoppiare - portandoli a 8 miliardi di euro - i fondi destinati a prestiti per le industrie automobilistiche europee nel biennio 2009-2010. Nicolas Sarkozy ha invece annunciato che “Il vertice ha dato il via libera alla determinazione di un accordo sulla soluzione del problema degli asset tossici”. L’accordo, ha spiegato l’inquilino dell’Eliseo, garantisce ad ogni paese Ue “grande flessibilità nell’identificare gli asset da trattare” ma, allo stesso tempo, “fissa delle linee guida per assicurare il buon funzionamento del mercato interno”. LEGGI ANCHE: Sommosse, gli effetti collaterali della crisi europea
- Domenica 1 Marzo 2009

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Il 21 Marzo 2009 alle 18:56 Crisi in Ungheria: si dimette il premier Gyurcsany » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Il premier socialista dell’Ungheria Ferenc Gyurcsany è la seconda vittima politica europea (dopo l’islandese Geir Hilmar Haarde) della crisi economica. Gyurcsany, 47 anni, ha presentato le proprie dimissioni questa mattina, con una lettera in cui scrive di ritenere necessario farsi da parte perché “è un ostacolo” alle riforme necessarie per salvare l’Ungheria dal collasso finanziario. Adesso si temono scontri di piazza e l’opposizione ha chiesto che si vada alle elezioni anticipate. Ma Gyurcsany, confermato presidente del suo partito, si è offerto di sostenere un nuovo governo di unità nazionale con un altro premier. Il malcontento a Budapest e nel resto del paese è altissimo. L’Ungheria è, tra gli stati dell’Est Europa, uno dei più in difficoltà a causa della crisi. Era stato proprio Gyurcsany nel corso di uno degli ultimi vertici europei a Bruxelles, lo scorso primo marzo, a dire che “una nuova cortina di ferro” stava scendendo a dividere l’Europa. Ma le sue preoccupazioni e la richiesta di un fondo per le economie dei paesi ex comunisti erano state respinte da altri premier dell’Est come il polacco Tusk. La situazione in Ungheria è tesa da tempo: Gyurcsany è contestato duramente dal 2006, quando finì sotto accusa per una terribile gaffe: durante una trasmissione radiofonica, credendosi non registrato, disse che aveva mentito sulla situazione economica del paese per vincere le elezioni e che gli elettori “se l’erano bevuta”. Nelle proteste che seguirono, centinaia di persone risultarono ferite. La sua popolarità non si era mai più ripresa e adesso, con la crisi a mordere le industrie, era ai minimi, intorno al 18%. Tanto che, per mettere a tacere le critiche sempre più esplicite dall’interno del partito, Gyurcsany ha preferito farsi da parte in vista delle elezioni europee. Il partito di opposizione ungherese, Fidesz, ha annunciato che non negozierà con un nuovo governo, bensi chiederà le elezioni anticipate. “Il governo socialista - si legge in un comunicato del partito - è una vergogna per il paese e le elezioni anticipate sono nell’interesse dell’Ungheria”. Fidesz presenterà lunedì una mozione per sciogliere il parlamento. Sempre lunedì il premier comunicherà ufficialmente le sue dimissioni alle Camere nel tentativo di formare un nuovo governo con al centro il partito socialista. [...]
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