
È stato assolto oggi dal Tribunale speciale iracheno, dopo quasi sei anni di carcere, (Tsi) Tareq Aziz, l’ex braccio destro di Saddam Hussein accusato assieme a 12 ex gerarchi del deposto regime di aver organizzato l’uccisione di decine di sciiti durante la rivolta nel 1999. Con lui sono stati assolti altri tre pezzi grossi del regime di Saddam, Ugla Abd Saqer, Ibrahim Saheb e Sayf al Din al Mashhadani, accusati anche loro di aver orchestrato la repressione nel 1999 nelle regioni meridionali del Paese in seguito all’uccisione dell’allora autorità religiosa sciita Muhammad Sadeq al Sadr. Condannato a morte, invece, Ali il chimico, già condannato alla pena capitale in due altri processi: quello sulla repressione di decine di migliaia di curdi alla fine degli anni ‘80 e per il suo coinvolgimento nella repressione della rivolta sciita del 1991.
Tareq Aziz, che è stato liberato, figura anche come imputato assieme ad altri sette gerarchi nel processo per l’esecuzione nel 1992 di 42 commercianti e uomini d’affari iracheni che, secondo Baghdad, avevano speculato sull’aumento dei prezzi causato dalle sanzioni.
Ministro degli Esteri (1983–1991) e Vice-Primo Ministro (1979–2003) iracheno negli anni della dittatura, Tareq Aziz si era arreso il 24 aprile del 2003 ed è stato, per oltre vent’anni anni, il volto “rispettabile” del regime nei consessi internazionali. In questi cinque anni i suoi familiari ne avevano chiesto, inutilmente, la liberazione per le cattive condizioni di salute, aggravatesi durante la permanenza in carcere.
Durante la seconda guerra del Golfo, Aziz figurava al numero 43 nella lista dei 55 super-ricercati del Pentagono e nel “mazzo di carte” dei latitanti era stato classificato come l’8 di picche. Nato nel 1936 a Mossul nel nord dell’Iraq, laureato in lingua e letteratura inglese, Aziz - rinchiuso nel carcere situato nell’aeroporto internazionale di Baghdad - è stato l’unico cristiano e cattolico, della Chiesa caldea, in una leadership rigorosamente musulmana. Giornalista, poi ministro dell’Informazione, era soprannominato il Gromiko di Baghdad per la sua fedeltà al regime. Il 14 febbraio 2003, poco prima che iniziasse la guerra, fu ricevuto per un colloquio di circa mezz’ora con Papa Giovanni Paolo II e con altri personaggi chiave della politica italiana, come Franco Frattini e il presidente lombardo Roberto Formigoni. Dinanzi alle pressioni perché Saddam si dimettesse, evitando così la guerra, Tareq Aziz aveva risposto così : “Qualcuno non comprende che siamo patrioti. Noi in Iraq siamo nati e in Iraq moriremo”.
- Lunedì 2 Marzo 2009
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Commenti
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Il 2 Marzo 2009 alle 13:01 Corrado Buccieri ha scritto:
Anche io l’avrei salvato.
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