- Tags: Egitto, Gaza, Hamas, Israele, Palestina, Sharm-El-Sheikh
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Un massiccio impegno per la ricostruzione palestinese nella Striscia di Gaza, quantificato in 4,481 miliardi di dollari, ma a una condizione: che riprenda il processo di pace sotto il controllo dell’Autorità Nazionale Palestinese. Gli 87 Paesi e organizzazioni finanziarie che hanno partecipato alla conferenza di Sharm-el-Sheikh, in Egitto, non hanno voluto firmare assegni in bianco. Di più: sono molti i Paesi - tra cui l’Italia - che hanno messo in chiaro che i loro aiuti non significano in alcun modo un’apertura di credito nei confronti di Hamas, l’organizzazione terroristica palestinese che governa la Striscia di Gaza dal 2006 e che, nella sua carta fondamentale, non ha ancora riconosciuto la legittimità dello Stato d’Israele.
Al movimento islamico palestinese - il convitato di pietra di Sharm El Sheikh - ha replicato il segretario di Stato americano, Hillary Clinton: “La risposta alla crisi di Gaza non può essere disgiunta dai più ampi sforzi per arrivare a una pace complessiva”. “Fornendo assistenza umanitaria a Gaza”, ha avvertito la Clinton nel suo intervento alla Conferenza, “puntiamo anche a creare le condizioni in cui uno Stato palestinese possa essere pienamente realizzato”. Di qui l’avvertimento che dei 900 milioni di dollari stanziati dagli Stati Uniti per la ricostruzione, solo 300 andranno direttamente per l’emergenza umanitaria a Gaza e gli altri saranno devoluti all’Autorità Palestinese di Abu Mazen, cacciata da Gaza dopo il putch di Hamas del luglio 2007.
A sua volta il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha annunciato un contributo italiano per Gaza di 100 milioni di dollari con finanziamenti per 25 milioni l’anno fino al 2011. Il premier, che ha annunciato per il prossimo G8 di voler proporre un’opera che colleghi il Mar Morto e il Mar Rosso, ha auspicato che Israele e Anp formino rispettivamente due governi di unità nazionale per riprendere il negoziato. E’, questa, la posizione caldeggiata anche dalla Casa Bianca, contraria alla formazione di un governo in Israele che si regga solo sulle forze di destra e non comprenda Kadima, il partito centrista di Tzipi Livni. Berlusconi ha ribadito che il “piano Marshall” per i palestinesi, un suo vecchio cavallo di battaglia, sarà “una delle priorità del G8″ della Maddalena. L’obiettivo, ha aggiunto, è lavorare per la costruzione di “strutture alberghiere e aeroporti” in modo da far venire i turisti “nei luoghi sacri” come Betlemme e Gerusalemme. “I fondi non possono essere gestiti se non dalle organizzazioni Onu, dagli organismi internazionali e dall’Anp”, ha ribadito a sua volta il ministro degli Esteri Franco Frattini.
Il segretario generale dell’Onu, Ban-ki-Moon, ha affermato che la chiusura dei valichi di Gaza è “intollerabile” perché “impedisce l’accesso agli operatori umanitari e l’ingresso di beni essenziali” e ha indicato nella loro riapertura “il primo e indispensabile obiettivo”. Dal presidente francese, Nicolas Sarkozy, è venuto l’invito a organizzare entro l’anno una conferenza di pace per il Medio Oriente, “anche imponendola” perché “è ora di assumersi il rischio della pace”. Il presidente dell’Anp, Abu Mazen, ha avvertito che senza la pace con Israele gli aiuti per i palestinesi sarebbero “insufficienti”. “Siamo tutti consapevoli che gli sforzi per la ricostruzione e lo sviluppo resteranno insufficienti, impotenti e minacciati in assenza di un accordo politico”. Aprendo i lavori, il presidente egiziano, Hosni Mubarak, aveva lanciato un appello per una tregua duratura a Gaza tra Israele e Hamas.
- Lunedì 2 Marzo 2009
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Il 3 Marzo 2009 alle 12:17 Gaza, Iran e Israele: il viaggio di Hillary Clinton in Medioriente » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Trentasei ore: poco più di un giorno per saggiare il terreno, mettere le basi per trovare la strada per risolvere il rompicapo mediorientale. L’agenda di Hillary Clinton è già fitta di incontri. Il Segretario di Stato, reduce dalla Conferenza internazionale dei donatori per Gaza, che si è tenuta a Sharm El Sheikh, in Egitto, è arrivata in Israele, per la sua prima visita ufficiale nella nuova veste di Numero Uno della diplomazia statunitense. Vedrà tutti i principali protagonisti della politica israeliana. Spiegherà cosa la nuova amministrazione Obama si aspetta da loro per “rilanciare” il dialogo con i palestinesi. Con una premessa: gli Stati Uniti non vogliono, per ora, cambiare radicalmente atteggiamento nei confronti di Hamas. Almeno ufficialmente. Per questo, ha fatto sapere la Clinton nel vertice egiziano, gli Usa appoggeranno un esecutivo palestinese di unità nazionale comprendente Hamas, solo se il partito fondamentalista islamico, “rinuncerà al terrorismo e riconoscerà il diritto di Israele a esistere”. [...]
Il 3 Marzo 2009 alle 12:23 Gaza, Iran e Israele: il viaggio di Hillary Clinton in Medioriente ha scritto:
[...] Trentasei ore: poco più di un giorno per saggiare il terreno, mettere le basi per trovare la strada per risolvere il rompicapo mediorientale. L’agenda di Hillary Clinton è già fitta di incontri. Il Segretario di Stato, reduce dalla Conferenza internazionale dei donatori per Gaza, che si è tenuta a Sharm El Sheikh, in Egitto, è arrivata in Israele, per la sua prima visita ufficiale nella nuova veste di Numero Uno della diplomazia statunitense. Vedrà tutti i principali protagonisti della politica israeliana. Spiegherà cosa la nuova amministrazione Obama si aspetta da loro per “rilanciare” il dialogo con i palestinesi. Con una premessa: gli Stati Uniti non vogliono, per ora, cambiare radicalmente atteggiamento nei confronti di Hamas. Almeno ufficialmente. Per questo, ha fatto sapere la Clinton nel vertice egiziano, gli Usa appoggeranno un esecutivo palestinese di unità nazionale comprendente Hamas, solo se il partito fondamentalista islamico, “rinuncerà al terrorismo e riconoscerà il diritto di Israele a esistere”. [...]
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