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	<title>Mondo &#187; Crimini in Darfur: la Corte dell&#8217;Aja incrimina il presidente sudanese</title>
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	<pubDate>Sun, 12 Feb 2012 08:37:52 +0000</pubDate>
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		<title>Crimini in Darfur: la Corte dell’Aja incrimina il presidente sudanese</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2009 14:13:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>matteo.fagotto</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[E' la prima volta che il Tribunale penale internazionale chiede l'arresto di un capo di Stato tuttora  in carica. Ma le autorità sudanesi hanno già fatto sapere che non consegneranno Al Bashir. E ora il timore è che, a fare le spese delle ire del numero uno di Khartoum, siano la popolazione civile e le migliaia di caschi blu della missione Unamid ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--m--> <img src="http://media.panorama.it/media/foto/2009/03/04/49ae8b96291f9_zoom.jpeg" alt="Omar al Bashir " width="500" border="0" /></p>
<p>Alla sbarra. Per la prima volta al mondo, un presidente in carica potrebbe essere portato davanti alla <strong><a href="http://www.icc-cpi.int/" target="_blank">Corte Penale Internazionale </a></strong> per rispondere delle accuse di crimini di guerra e contro l&#8217;umanità. E&#8217; quanto ha deciso oggi la Corte con sede all&#8217;Aja, che ha spiccato un mandato di cattura nei confronti di <strong>Hassan Omar al Bashir</strong>, il capo di stato sudanese, accusato dal procuratore generale <strong>Luis Moreno Ocampo</strong> di essere responsabile dei crimini commessi durante la <strong>guerra in Darfur</strong>.</p>
<p>La notizia era attesa da giorni, con trepidazione nelle cancellerie di mezzo mondo e con malcelata preoccupazione nelle stanze dei bottoni a Khartoum. Lo stesso Ocampo aveva anticipato la decisione della Corte nei giorni scorsi, <a href="http://www.iol.co.za/index.php?from=rss_Africa&amp;set_id=1&amp;click_id=68&amp;art_id=nw20090304112148120C159845" target="_blank">annunciando di avere delle “forti prove” di colpevolezza nei confronti del presidente sudanese</a>, contro cui sarebbero pronte a testimoniare circa trenta persone. Ancora ieri, Bashir  si faceva beffe della Corte, <a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/africa/7921212.stm" target="_blank">definendo l&#8217;eventuale mandato di cattura “non meritevole dell&#8217;inchiostro con cui sarà stampato”</a> e invitando giudici e procuratore a “mangiarselo”. Il Sudan ha atteso la decisione per settimane, tra la preoccupazione dei sostenitori di Bashir e i timori di quanti paventano eventuali ritorsioni del governo sudanese in Darfur, dove la guerra è già costata la vita a 300 mila  persone in sei anni e dove le migliaia di <a href="http://www.un.org/Depts/dpko/missions/unamid/" target="_blank">caschi blu della missione <strong>Unamid</strong></a> potrebbero essere un facile bersaglio per le ire di Bashir.</p>
<p>Nonostante il mandato, è difficile che Bashir venga effettivamente assicurato alla giustizia: le autorità sudanesi hanno fatto sapere che non coopereranno nella cattura del presidente, e l&#8217;eventualità che i <em>peacekeepers </em>dell&#8217;Unamid, gestita congiuntamente da Onu e Unione Africana, arrestino Bashir, è praticamente impossibile. Ma non saranno solo i caschi blu e i civili darfurini a subire le conseguenze negative di quanto accaduto oggi. Un&#8217;anticipazione il governo sudanese l&#8217;ha data già, <a href="http://www.msf.org/msfinternational/invoke.cfm?objectid=D14838B3-15C5-F00A-25A9AE95861F8B4E&amp;component=toolkit.article&amp;method=full_html" target="_blank">intimando a <em><strong>Medici Senza Frontiere</strong></em> di lasciare il Darfur entro oggi </a>non potendo più garantire la sicurezza dello staff, a séguito della decisione presa dalla Corte.</p>
<p>Ma a segnare il passo potrebbe essere anche il processo di pace, avviato da anni ma mai seriamente decollato a causa delle divisioni interne ai ribelli, frazionatisi nel corso del tempo in dodici gruppi armati, ognuno con i propri uomini e la propria agenda politica. Nonostante l&#8217;opinione di alcuni analisti, che vedono il mandato nei confronti di Bashir come uno strumento di pressione diplomatica nei confronti delle autorità sudanesi, è probabile che la decisione di oggi irrigidirà la posizione del governo di Khartoum, già intransigente nei confronti delle richieste occidentali perché “protetto” al <strong>Consiglio di Sicurezza</strong> dell&#8217;Onu dal veto della Cina, sua alleata.</p>
<p>A pronunciarsi sul mandato potrebbe essere lo stesso Consiglio, che ha facoltà di ritardare di un anno l&#8217;esecuzione del provvedimento. Usa, Gran Bretagna e Francia non sembrano però voler concedere ulteriore tempo a Bashir, per il quale il Sudan rischia di diventare una sorta di “prigione dorata” se, per sfuggire alla cattura, il presidente decidesse di rinunciare a vertici internazionali e summit. Certo, a Bashir rimangono gli amici della <strong>Lega Araba</strong> e dell&#8217;<strong>Unione Africana</strong>. Ma a prescindere dalle conseguenze pratiche, la decisione di oggi ha un altissimo valore morale. E nonostante la sua sicumera, da oggi Bashir potrà dormire un po&#8217; meno tranquillo.</p>
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