
Che la crisi economica sarebbe stata al centro dell’incontro di ieri fra il premier britannico Gordon Brown e il presidente americano Barack Obama, era facilmente intuibile. Che l’incontro sancisse, in un certo qual modo, la fine del rapporto privilegiato fra Londra e Washington, già meno. Ma ciò che si è percepito martedì alla Casa Bianca è stato proprio questo: a differenza del rapporto Blair-Bush, quello Brown-Obama non è basato su nessun debito di gratitudine, e il numero 10 di Downing Street non è più una tappa obbligata quando il presidente Usa vuole parlare all’Europa.
Certo, Brown è stata il primo leader europeo a mettere piede nello Studio Ovale versione obamiana, e ne è uscito rincuorato. E molti quotidiani inglesi, primo fra tutto il Times, sottolineano come l’ex senatore dell’Illinois a parole abbia ribadito la centralità del rapporto con Londra, in attesa del G20 del prossimo mese, da cui sia il Premier britannico che il Presidente americano sperano esca un insieme di mosse politico finanziarie comuni, da applicare ovunque per arginare la crisi dirompente e ridare fiducia e ossigeno ai mercati. “Abbiamo una visione comune del mondo - ha detto Obama - Questo ci permetterà di lavorare bene e velocemente assieme”, aggiungendo poi che, per quanto al turmoil finanziario non possa esserci una soluzione veloce, “saranno le azioni coordinate a riportare il mondo sul percorso della prosperità”.
In realtà, però, a Brown - che oggi parlerà davanti al Congresso, invitandolo ad “afferrare il momento in cui tutto il mondo vuole lavorare con l’America” - non è stata riservata un accoglienza caldissima. Al punto che solo martedì mattina, a premier già partito, i giornali inglesi hanno saputo che non ci sarebbe stata una conferenza stampa congiunta, come tutti si aspettavano. E il Financial Times, oggi, ha rincarato la dose con un editoriale dal titolo “No much chance of any “Yo Brown” (Non troppe possibilità per un “Ehi, Brown”): di certo la visita non servirà allo scopo sperato da Brown, ovvero godere di riflesso della popolarità di Obama, ha chiosato l’influente giornale finanziario. Spiegando come il presidente americano sia intenzionato a tenere, nei fatti, una certa distanza: se parte del grande successo di Obama viene dal non essere percepito come responsabile della situazione economica, durante gli anni scorsi Brown è stato prima Cancelliere dello Scacchiere e poi premier.
- Mercoledì 4 Marzo 2009

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Commenti
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Il 5 Marzo 2009 alle 17:27 Corrado Buccieri ha scritto:
Tutto al mondo cambia e certamente anche questo storico
asse è destinato a rompersi.
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