Ogni anno nel mondo ne muoiono a decine (110 nel 2006, 87 nel 2007, 68 nel 2008). Altre centinaia sono imprigionati senza diritti nelle carceri dei Paesi più dispotici. Sono i giornalisti che ogni anno rischiano la vita per raccontare le vicende dalle zone più calde del pianeta. Una situazione sempre grave, che vede impegnate numerose associazioni. Tra queste, forse la più conosciuta è Reporters sans frontières (RSF). In questi giorni l’organizzazione non governativa che ha sede a Parigi ha pensato di chiedere aiuto all’uomo più potente del pianeta: il presidente degli Stati Uniti. E così, in una lettera pubblica indirizzata a Barack Obama e al segretario di Stato Hillary Clinton, RSF cerca, come si legge sul testo, “di attirare l’attenzione sulla situazione dei reporter in alcuni Paesi che figurano tra le priorità diplomatiche degli Stati Uniti”. Reporters sans frontières si augura quindi (e chiede) che la nuova aamministrazione americana si adoperi per la tutela dei diritti umani in seno alla comunità internazionale e in “particolare nelle regioni del pianet dove questi diritti sono regolarmente calpestati”.
Radio Afganistan: un fiasco da 10 milioni di sterline
E’ costata cara e non ha portato alcun risultato un’iniziativa voluta dalla Gran Bretagna per “conquistare i cuori e le menti” del popolo afgano. Stando a quanto ha scritto nel fine settimana il britannico Sunday Mirror, l’emittente radiofonica Radio Hewad pensata un paio di anni fa dal governo britannico per instaurare un dialogo con la popolazione del martoriato Paese islamico è stato un fiasco da oltre 10 milioni di sterline (poco più di 11 milioni di euro). Secondo il foglio di Sua Maestà, la radio, inizialmente gestita da cronisti locali, nell’ultimo mese sarebbe stata affidata in gestione a una società legata a interessi iraniani. Sempre secondo il Mirror, la società avrebbe ricevuto migliaia di sterline e in cambio non avrebbe prodotto nemmeno un programma. Un errore grossolano quindi, che ha portato alla chiusura definitiva dell’emittente.
Media in crisi, le prime vittime illustri
Non è riuscito a compiere 150 anni, la recessione gli ha tagliato le gambe a soli due mesi dall’attesissimo anniversario. Uno dei quotidiani più longevi degli Stati Uniti, il Rocky Mountain News, è stato costretto a chiudere i battenti e venerdì 27 febbraio è uscita la sua ultima edizione. Nato a Denver nel 1859, alla fine del 2008 aveva annunciato un deficit da paura: 16 milioni di dollari. Di fronte all’impossibilità di trovare un compratore che si accollasse il debito, il Rocky Mountain News non ha avuto altra scelta che chiudere. “Il nostro tempo trascorso a raccontare la vita di Denver, del Colorado, della nazione e del mondo intero è terminato. Migliaia di uomini e di donne hanno lavorato per questo giornale da quando William Byers ha stampato la prima edizione a Cherry Creek, il 23 aprile 1859”, si leggeva sull’ultimo editoriale. E’ quindi probabile che qualche lettore aficionado avrà versato una lacrima quando, venerdì, ha letto sulla prima pagina il titolo a caratteri cubitali: “Goodbye, Colorado”.
- Giovedì 5 Marzo 2009

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Il 24 Giugno 2010 alle 12:45 Notizie dai blog su Reporters sans frontières presenta una relazione sulle attività di sostegno dei giornalisti in difficoltà e in esilio ha scritto:
[...] Giornalisti a rischio: Reporters sans frontières chiede aiuto a Obama Ogni anno nel mondo ne muoiono a decine (110 nel 2006, 87 nel 2007, 68 nel 2008). Altre centinaia sono imprigionati senza diritti nelle carceri dei Paesi più dispotici. Sono i giornalisti che ogni anno rischiano la vita per raccontare le vicende dalle zone più calde del pianeta. Una situazione sempre grave, che vede impegnate numerose associazioni. blog: canale mondo | leggi l’articolo [...]
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