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Con i 251 che hanno ricevuto la cittadinanza ieri nel corso di una cerimonia all’Al-Faw Palace di Baghdad, uno dei palazzi di Saddam Hussein trasformato in base militare americana a Baghdad, salgono a oltre 5.000 i cittadini stranieri divenuti americani prestando servizio nelle forze armate.
Una pratica avviata nel 2002 con una legge che ha fissato nuove regole per ottenere la cittadinanza Usa incluso il servizio nelle forze armate utile a reperire un numero sufficiente di arruolamenti necessari a far fronte alle esigenze belliche dei fronti afgano e iracheno.
“Se una persona è disposta a rischiare la propria vita per il nostro Paese, allora dovrebbe partecipare a pieno titolo alla vita di questo Paese”, dichiarò nel 2006 il presidente George W. Bush naturalizzando tre soldati ispanici, ricoverati all’ospedale militare Walter Reed per le ferite riportate in Iraq. Non tutti sono stati così fortunati e oltre un centinaio di stranieri sono caduti in azione prima di ottenere la cittadinanza americana, attribuita comunque postuma per favorire i famigliari. Il Comando USA a Baghdad ha reso noto che nella cerimonia di ieri, la tredicesima di questo tipo tenutasi in Iraq dal 2004, sono stati naturalizzati soldati provenienti da 65 diversi Paesi ma per lo più da Micronesia, Vietnam, Colombia, Filippine e Ruanda di età compresa tra i 19 e i 45 anni. I soldati, molti in servizio da anni, hanno giurato fedeltà sulla Costituzione degli Stati Uniti mentre quando si erano arruolati il giuramento era limitato a esprimere la fedeltà alla forza armata. Si tratta comunque di immigrati che avevano acquisito il diritto di residenza a tempo indeterminato negli USA (la cosiddetta “green card”) anche se il Pentagono punta ora ad arruolare anche immigrati con visti temporanei per studio, turismo ma solo se negli Stati Uniti da almeno due anni o altro offrendo un’accelerazione dell’iter per ottenere la cittadinanza americana. Si tratta per lo più di stranieri con un livello d’istruzione elevato, che conoscono le lingue straniere e hanno esperienze utili in alcune specialità militari quali il settore medico, l’intelligence e i compiti di traduttori e interpreti nei teatri operativi. Secondo le fonti citate dal New York Times il piano partirà quest’anno su base sperimentale presso l’US Army con mille reclute da arruolare tra medici e conoscitori di lingue straniere quali arabo, urdu, cinese, pasto, russo e altre. Se i risultati saranno soddisfacenti il Pentagono è pronto ad allargarlo a tutte le forze armate prevedendo il reclutamento in media di 14.000 volontari all’anno.
- Venerdì 6 Marzo 2009
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Commenti
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Il 8 Marzo 2009 alle 15:13 whitepower ha scritto:
Politica degli USA vecchia di oltre 80 anni…….,:
questo si chiama ” disperazione delle persone “, pronte a vendersi per un pezzo di pane e fortunatamente ( dico fortunatamente ), per avere un passaporto che non abbia bisogno di visti o problematiche connesse alla ” libertà di muoversi “.
Triste però, vendersi per solo convenienza………
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