- Tags: Afghanistan, Barack Obama, talebani
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La strategia è stata annunciata: dialogare con i talebani moderati, per “vincere” la guerra in Afghanistan. Ne ha parlato Barack Obama in una recente intervista al New York Times. Lo ha ribadito il suo vice, Joe Biden, nella visita al quartiere generale della Nato a Bruxelles. Trattare con l’ala “morbida” degli (ex) Studenti delle Madrasse, le scuole coraniche, coinvolgerla nel processo di riconciliazione nazionale e isolare le fazioni più estremiste, più legate ad Al Qaeda. L’opzione è lì, sul tavolo. In realtà, dietro le quinte, i negoziati sono già partiti da tempo. E aspettano un impulso decisivo. Che dovrebbe arrivare dalla Casa Bianca, come vuole il suo nuovo inquilino; dal presidente afghano Hamid Karzai. E da un quadro regionale più stabile, con il coinvolgimento dell’Iran e del Pakistan, come ha già annunciato Hillary Clinton.
I colloqui tra il governo di Kabul e i capi talebani sono iniziati da tempo, con l’aiuto e la benedizione dell’Arabia Saudita. Arsallah Rahmani, un senatore, nominato inviato speciale dal presidente afghano, ha rivelato che sono stati presi contatti con la leadership talebana che ruota attorno al Mullah Omar e con Gulbuddin Hekmatyar, uno delle figure più importanti degli ultimi venti anni in Afghanistan, capo fondamentalista, ora passato nel campo degli oppositori a Karzai. Le discussioni avviate avrebbero portato a qualche, primo risultato positivo. Il governo avrebbe chiesto si suoi interlocutori di rifiutare ogni rapporto con il network di Osama Bin Laden, rinunciare a ogni attacco contro ogni obiettivo civile, comprese scuole, insegnanti e strade; targets della strategia di guerriglia talebana. In cambio, sarebbe stato offerta la fine della caccia, casa per casa, dei sospetti e il rilascio dei talebani detenuti nelle prigioni afghane, nella base statunitense di Bagram, a pochi chilometri da Kabul, e dei prigionieri attualmente ancora detenuti a Guantanamo. Le trattative non si sono spinte oltre.
I temi più delicati, come un accordo sulla nuova forma di governo e sulla costituzione afghana (che contempli un ruolo anche per gli ex padroni dell’Afghanistan) sono stati per ora accantonati. “Si tratta di trovare prima un clima di fiducia tra le parti e poi di andare più a fondo delle questioni” - ha detto Arsallah Rahami. Ciò sarà possibile solo con il definitivo segnale verde da parte degli Stati Uniti. Il quale potrebbe arrivare dopo che gli avversari saranno ulteriormente indeboliti. Secondo fonti afghane, il consiglio direttivo dei talebani avrebbe detto di sì ai colloqui di pace l’anno scorso dopo che le truppe della coalizione internazionale avevano inflitto alcune sconfitte ai guerriglieri nelle battaglie nelle roccaforti integraliste nel sud del paese. Nello stesso momento anche Gulbuddin Hekmatyar, che è alleato dei talebani, ma non fa parte del movimento, avrebbe mandato due lettere di riconciliazione a Hamid Karzai per dare il suo assenso alle trattative.
“Il 70% dei guerriglieri sono solo dei mercenari che possono essere convinti ad abbandonare le armi. Il 25% si muove su basi di una poliitca pragmatica. Solo il 5% è incorreggibile” - ha detto il vicepresidente degli Usa Joe Biden nel suo incontro con l’Alleanza Atlantica. “Dobbiamo usare in Afghanistan la stessa tattica utilizzata nella provincia irachena di Anbar, dove le fazioni sunnite radicali vennero cooptate dagli Usa a suon di milioni di dollari”. Questa deve essere la strategia occidentale nel paese, ha aggiunto James Dobbin che fu il rappresentante del governo statunitense presso l’Alleanza del Nord, quando questa divenne alleata degli Usa nella guerra contro i talebani nel 2001: soldi, aiuti ai capi tribali e promesse di un ruolo nel governo dell’Afghanistan. Se si vuole che l’operazione vada in porto — avvertono però i mediatori afghani — è importante è che le fazioni moderate non si sentano costrette a una resa, ma, abbiano la sensazione di arrivare a un accordo, a una mediazione. Ci saranno le condizioni affinché questo scenario si realizzi? Molto dipenderà dagli sforzi del nuovo governo pachistano, nel mirino degli integralisti. E dalla volontà di Teheran di collaborare con gli Usa. I tre governi si incontrano in Iran. E Hamid Karzai, che partecipa all’incontro poi porterà a Barack Obama la risposta degli ayatollah sull’invito americano a partecipare alla conferenza internazionale di fine mese in Olanda. Se fosse un si, il primo tassello del mosaico afghano potrebbe essere posto.
- Mercoledì 11 Marzo 2009
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Il 12 Marzo 2009 alle 12:48 A otto anni da Enduring Freedom l’Afghanistan è ancora un inferno » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] LEGGI ANCHE: Il dialogo con i talebani moderati? Si può fare [...]
Il 1 Giugno 2010 alle 10:30 Notizie dai blog su Numero 3 di al qaida ucciso in afghanistan ha scritto:
[...] vice, Joe Biden , nella visita al quartiere generale della Nato a Bruxelles. blog: canale mondo | leggi l’articolo Per help e visualizzare le immagini abilitare javascript. Scrivi un [...]
Il 4 Giugno 2010 alle 13:00 Notizie dai blog su Afghanistan, ultima giornata di lavoro per la 'Jirga di pace' ha scritto:
[...] Il dialogo con i talebani moderati? Si può fare La strategia è stata annunciata: dialogare con i talebani moderati, per “vincere” la guerra in Afghanistan. Ne ha parlato Barack Obama in una recente intervista al New York Times. Lo ha ribadito il suo vice, Joe Biden , nella visita al quartiere generale della Nato a Bruxelles. blog: canale mondo | leggi l’articolo [...]
Il 21 Luglio 2010 alle 19:00 Notizie dai blog su Afghanistan, messaggio da al-Zawahiri ha scritto:
[...] Il dialogo con i talebani moderati? Si può fare La strategia è stata annunciata: dialogare con i talebani moderati, per “vincere” la guerra in Afghanistan. Ne ha parlato Barack Obama in una recente intervista al New York Times. Lo ha ribadito il suo vice, Joe Biden , nella visita al quartiere generale della Nato a Bruxelles. blog: canale mondo | leggi l’articolo [...]
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