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Stanno bene, secondo il governo sudanese, i tre operatori umanitari della sezione belga di Medici senza frontiere rapiti ieri sera da un commando armato nella località di Saraf Umra, circa 200 chilometri a ovest di El Fasher, nel Sudan occidentale. Secondo l’agenzia Mina, la lettera di riscatto, di cui è ancora ignota la cifra, è stata consegnata ai due operatori somali subito rilasciati dopo essere stati rapiti ieri sera insieme agli occidentali. In un primo tempo si pensava che gli autori del rapimento fossero i ribelli del Jem (Justice and Equality Movement), una fazione armata che combatte contro i temuti janjaweed e i loro alleati del governo di Khartoum. Con il passare delle ore si è capito che si tratta di un’azione di banditismo a scopo estorsivo.
Tra gli operatori sequestrati, c’è un medico italiano originario di Vicenza di 34 anni, Mauro D’Ascanio, specializzato in medicina d’urgenza e medicina tropicale, con alle spalle qualche esperienza all’estero in missioni umanitarie in Guinea Bissau, Messico, Brasile e Guatemala. D’Ascanio si trovava in Darfur da settembre 2008, in qualità di responsabile medico dell’ospedale Serif Umra. Oltre a D’Ascanio, tra i cittadini sequestrati, c’è un coordinatore medico francese, Raphael Meonier e un’infermiera canadese di nome Laura Archer. La Farnesina ha confermato il rapimento dell’italiano ma ha invitato i media, per bocca di Franco Frattini, ministro degli Esteri, a non diffondere notizie che possano “compromettere tutta l’attività che abbiamo già messo in piedi per la liberazione degli ostaggi”. Msf, intanto, ha annunciato un ritiro quasi totale del suo staff dal Darfur.
La scorsa settimana, all’indomani della decisione della Corte Penale Internazionale di incriminare il dittatore-presidente sudanese Omar Hassan Ahmad AlBashir per i crimini commessi nella guerra civile in Darfur, erano state espulse tutte le Organizzazioni non governative dal Paese africano. Secondo Sergio Cecchini, portavoce di Msf Italia, le cose non stavano esattamente così. “Mentre nei giorni scorsi erano arrivati gli ordini d’espulsione dalla regione alle sezioni francese e olandese, quelle belga, spagnola e svizzera avevano continuato a lavorare in attesa di istruzioni dal governo sudanese”, ha dichiarato all’Ansa dopo che si è diffusa la notizia del sequestro. Cecchini ha aggiunto: “Siamo vicini ai colleghi e alle famiglie delle persone rapite”.
L’espulsione delle Ong è stata ordinata il 5 marzo e da allora, secondo le Nazioni Unite, più di 180 cooperanti stranieri hanno abbandonato il Paese; mentre un centinaioè ancora in attesa del visto per partire. Dal 2003 la guerra nel Darfur è una delle emergenze del pianeta, con più di 300.000 morti e oltre 2,7 milioni di sfollati, le cui condizioni - senza le Ong internazionali- sono destinate a peggiorare drammaticamente.

- Giovedì 12 Marzo 2009

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Commenti
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Il 12 Marzo 2009 alle 14:47 whitepower ha scritto:
http://forum.panorama.it/viewt.....p?id=19545
Maledetto Bashir, e la Cina è COMPLICE.
Il 13 Marzo 2009 alle 15:37 Darfur: localizzato il covo dei tre cooperanti di Msf » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] È stato localizzato dalle autorità sudanesi il rifugio dove sono tenuti prigionieri i tre cooperanti della sezione belga di Medici Senza Frontiere Belgio rapiti mercoledì sera da un commando armato a Seraf Umra, nel Darfur. Ma non ci sarà nessun blitz per non mettere a repentaglio la vita degli ostaggi. Lo ha dichiarato il sottosegretario agli Esteri sudanese Mutrif Siddig: “Sappiamo dove sono. Abbiamo stabilito un contatto con loro e stiamo vagliando le loro richieste”. Per liberare i tre, tra cui il medico italiano Mauro D’Ascanio, i rapitori - secondo il quotidiano arabo ‘Al Hayat‘ - avrebbero chiesto il ritiro del mandato di cattura emesso dalla Cpi contro il presidente sudanese Omar al Bashir ma anche, secondo voci insistenti a Khartoum, un riscatto di un milione di euro. Secondo la fonte citata dal quotidiano arabo, gli ostaggi comunque “non sono in pericolo di vita” e “hanno avuto un contatto telefonico con i loro colleghi”. I rapitori avrebbero assicurato anche di non voler “ricorrere alla violenza”, secondo quanto riporta l’agenzia missionaria Misna che cita le dichiarazioni del governatore dello stato del Darfur settentrionale, Osman Mohammed Yousif Kibir, reduce ieri da una conversazione telefonica con i sequestratori. [...]
Il 13 Marzo 2009 alle 15:38 Darfur, l’emergenza dimenticata. Ma non dal web » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Darfur è ancora una parola oscura, lontana. Difficile da collocare su una mappa. Eppure nei villaggi in fiamme di questa regione del Sudan sono morte 300mila persone negli ultimi sei anni e più di due milioni di persone sono state costrette a fuggire verso il Ciad e altri Stati. Ma a riaccendere i riflettori internazionali sul dramma umanitario è stato il rapimento di tre volontari di Medici senza forntiere, dopo l’espulsione decisa dal presidente sudanese Omar Al Bashir. Trascurato dai mass media, il Darfur può contare, però, sulla mobilitazione continua del popolo della rete. Dove, invece, la regione africana è diventata il simbolo delle tragedie dimenticate. [...]
Il 13 Marzo 2009 alle 22:01 Darfur, liberati i tre ostaggi » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Sono stati liberati gli ostaggi sequestrati in Darfur: è libero anche Mauro D’Ascanio, il medico d’origine veneta trascinato via mercoledì scorso da un gruppo di ribelli insieme con altri due ostaggi. In giornata era stato localizzato dalle autorità sudanesi il rifugio dove erano tenuti prigionieri i tre cooperanti della sezione belga di Medici Senza Frontiere Belgio rapiti mercoledì sera da un commando armato a Seraf Umra, nel Darfur. Il sottosegretario agli Esteri sudanese Mutrif Siddig aveva dichiarato: “Sappiamo dove sono. Abbiamo stabilito un contatto con loro e stiamo vagliando le loro richieste”. Per liberare i tre, tra cui il medico italiano Mauro D’Ascanio, i rapitori - secondo il quotidiano arabo ‘Al Hayat‘ - avrebbero chiesto il ritiro del mandato di cattura emesso dalla Cpi contro il presidente sudanese Omar al Bashir ma anche, secondo voci insistenti a Khartoum, un riscatto di un milione di euro. [...]
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