- Tags: amstetten, Elisabeth, Fritzl, processo
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Con il volto nascosto da una cartellina blu, il “mostro di Amstetten”, Joseph Fritzl, ha fatto il suo ingresso nel tribunale della corte di assise di St. Poelten, in Austria. Nessuno ha visto il volto del settantatreenne, arrestato nell’aprile 2008, il giorno della fine della tortura per sua figlia Elisabeth. Per 24 anni la donna, che ne ha 43, è stata tenuta segregata in uno scantinato blindato sotto casa sua ad Amsetten, dove veniva violentata dal padre. Dai ripetuti rapporti incestuosi sono nati sette figli: tre sono stati cresciuti da Fritzl e dalla moglie (che si è sempre dichiarata ignara della sorte della figlia, credendola scomparsa) e altri tre non avevano mai visto la luce del sole, costretti nello scantinato con la madre. Il settimo era morto subito dopo il parto. Era stato il ricovero in ospedale di una delle figlie segregate (Fritzl l’aveva accompagnata sostenendo che fosse una trovatella) a portare alla luce l’intera vicenda.
All’esterno dell’aula di tribunale, sono state inscenate numerose proteste e manifestazioni di denuncia. Bambole rotte, vernice rossa e slogan contro il “mostro” della tranquilla cittadina austriaca, dove incredibilmente nessuno si era accorto di nulla per 24 anni.
I capi di accusa per Fritzl sono omicidio (per la morte del neonato, che si rifiutò di portare in ospedale), sequestro di persone, riduzione in schiavitù, segregazione, stupro. Rischia il carcere a vita. Il suo avvocato Rudolf Mayer ha detto che Fritzl accetterà tutti i capi di accusa tranne omicidio e segregazione e ha sostenuto “il mio assistito è consapevole che trascorrerà il resto dei suoi giorni in una cella”. In realtà Fritzl potrebbe anche uscirne, nonostante l’età avanzata, se per il reato di omicidio preterintenzionale non venisse condannato: è difficile provare che il bambino, nato con problemi respiratori, sarebbe sopravvissuto. I componenti della famiglia, in cura da psicologi dal giorno della loro liberazione, hanno rifiutato di testimoniare, ad eccezione di Elisabeth e di uno dei figli dell’incesto, oggi 25enne. Solo 95 giornalisti sono stati ammessi nell’aula del processo, ma moltissimi altri da tutto il mondo sono accampati fuori, in mezzo ai manifestanti. In una dichiarazione in apertura del processo, la giudice Andrea Humer si è appellata stamane i giornalisti in aula a rispettare la privacy delle vittime, sottolineando anche che ”questo non è un processo a un luogo o a un’intera nazione” ma a un singolo imputato. Anche Fritzl però, ha aggiunto, ha diritto ”a un processo equo” e il tribunale ”è tenuto a garantire la più rigorosa obbiettività”.
Guarda la GALLERY e LEGGI ANCHE: Austria: nella mente del padre mostro
- Lunedì 16 Marzo 2009

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Commenti
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Il 17 Marzo 2009 alle 16:45 Austria, il padre mostro mostra il volto al processo » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] È iniziato questa mattina nell’austriaca St. Poelten, alle nove in punto, il secondo giorno del processo a porte chiuse a carico di Josef Fritzl, l’imprenditore settantaduenne che, in un bunker-prigione della sua villa di Amstetten, ha segregato e violentato per 22 lunghissimi anni la figlia Elisabeth, oggi 42enne, da cui ha avuto sette figli, uno dei quali morto poco dopo la nascita. Questa volta però, a differenza del primo giorno del dibattimento, Fritzl, autore di uno dei crimini sessuali più atroci degli ultimi decenni, si è fatto ritrarre durante la pausa pranzo con il volto scoperto da un fotografo dell’agenzia austriaca Apa, l’unica autorizzata a scattare foto all’interno dell’aula. Il padre mostro, accusato di omicidio, violenza, incesto, sequestro e riduzione in schiavitù, ha sempre ammesso le sue responsabilità, ma ha sempre negato l’omicidio del piccolo Michael, morto dopo la nascita perché, nonostante le suppliche di Elisabeth, lui si rifiutò di portarlo in clinica per poterlo salvare. Il suo corpo fu poi carbonizzato. [...]
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