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Il Papa in Africa: “L’Aids non si combatte distribuendo preservativi”

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  • Tags: Benedetto XVI, Cameroun
  • 4 commenti

Papa Benedetto XVI

Da Yaoundé - Cameroun

Lotta all’Aids e condanna dell’uso del condom, crisi economica, dialogo con i musulmani, moralità dei preti e sfida delle sette in Africa: è un Benedetto XVI a tutto campo quello che, pochi minuti dopo il decollo da Roma alla volta del Cameroun e dell’Angola si intrattiene con i giornalisti di tutto il mondo che lo accompagnano sul volo papale (incluso Panorama). Ratzinger replica persino a chi lo ha accusato nei giorni scorsi di essersi isolato in Vaticano e annuncia a breve una nuova enciclica su globalizzazione e crisi economica. Ancora una volta il Papa sorprende e promette di far discutere di sé, soprattutto quando afferma che l’uso dei preservativi non risolve bensì aumenta il problema dell’Aids in Africa. Ecco il botta e risposta con i giornalisti.

Santità, dopo la sua ultima lettera ai Vescovi del mondo i giornali parlano di solitudine del Papa. Si sente davvero solo?
Devo un po’ ridere su questo mito della mia solitudine. In nessun modo mi sento solo. Ogni giorno ricevo visite dei miei collaboratori più stretti cominciando dal Segretario di Stato, il Prefetto di propaganda e tutti i capi dicastero. Ogni giorno ricevo personalmente i vescovi. Ho numerosi colloqui amichevoli. E nei giorni scorsi sono venuti a trovarmi anche i miei colleghi dalla Germania per chiacchierare con me. Non c’è solitudine.

Viaggia in Africa mentre è in corso una crisi economica mondiale. In particolare l’Africa deve fronteggiare anche una crisi alimentare. Lancerà un appello alla comunità internazionale? E in questo viaggio anticiperà anche i contenuti della sua prossima enciclica sulla globalizzazione?
Un elemento fondamentale della crisi economica è il deficit di etica nelle strutture economiche. L’economia non funzione se non porta in sé l’elemento etico. Perciò parlando di Dio e parlando dei grandi valori spirituali che costituiscono la vita cristiana cerco di dare un contributo per superare questa crisi e rinnovare le strutture economiche dall’interno. Naturalmente farò appello alla solidarietà internazionale. E di questi temi parlerò anche nella prossima enciclica. Questo è un motivo del ritardo nella pubblicazione. Eravamo quasi arrivati a pubblicarla quando si è scatenata la crisi economica. Abbiamo ripreso il testo per rispondere al cambiamento nel contesto attuale alla luce della dottrina sociale della Chiesa. Spero che l’enciclica potrà essere un elemento di forza per superare questa crisi.

In Africa a volte i responsabili della Chiesa sono considerati come un gruppo di ricchi e privilegiati e i loro comportamenti non sono coerenti con l’annuncio del Vangelo. Lei inviterà la Chiesa in Africa a un esame di coscienza e di purificazione delle sue strutture?
Ho una visione più positiva della Chiesa in Africa: è una Chiesa molto vicina ai poveri, ai sofferenti, alle persone che hanno bisogno di aiuto. Dunque mi sembra che sia un’istituzione che funziona ancora quando le altre istituzioni non funzionano più. Con il suo sistema di educazione, i suoi ospedali è molto presente tra i poveri. Naturalmente non c’è nessuna società perfetta. Ci sono peccatori e mancanze anche nella Chiesa in Africa. In questo senso un esame di coscienza e una purificazione interiore diventano necessari. Una purificazione delle strutture è necessaria ma è inutile senza una purificazione dei cuori.

In Africa si registra la presenza aggressiva delle sette, accanto alle religioni tradizionali africane. Qual è il messaggio della Chiesa cattolica in questa situazione?
È vero che ci sono dei problemi con le sette. Noi non annunciamo, come fanno alcuni di loro, un Vangelo di prosperità, ma un realismo cristiano. Non annunciamo miracoli, ma la sobrietà della vita cristiana. Noi siamo convinti che proprio questa sobrietà, questo realismo che annuncia un Dio che si è fatto uomo, un Dio che soffre dà senso alla nostra sofferenza. È un annuncio che apre a un orizzonte più vasto, un annuncio che ha più futuro. Sappiamo che queste sette non sono stabili nella loro consistenza. Per il momento sembra prevalere l’annuncio della prosperità e di guarigioni miracolose. Ma dopo un po’ di tempo si vede che la vita è difficile, che un Dio umano, un Dio che soffre con noi è più promettente, più vero, rappresenta un più grande aiuto nella vita. Inoltre noi abbiamo la struttura della Chiesa cattolica: non siamo un piccolo gruppo che dopo un po’ di tempo si perde. Ma entriamo in questa grande rete universale della cattolicità che ci avvolge dappertutto. Una grande rete di amicizia che ci unisce e che ci aiuta anche a superare il tribalismo.

Fra i molti mali che travagliano l’Africa vi è anche in particolare quello della diffusione dell’Aids. La posizione della Chiesa cattolica sul modo di lottare contro di esso viene spesso considerata non realistica e non efficace. Lei affronterà questo tema durante il viaggio?
Direi il contrario. Penso che la realtà più efficiente, più presente e più forte nella lotta contro l’Aids è proprio la Chiesa cattolica con i suoi movimenti, con le sue diverse realtà. Penso alla Comunità di sant’Egidio che fa tanto visibilmente e anche invisibilmente nella lotta contro l’Aids, penso ai camilliani, a tutte le suore che sono a disposizione dei malati. Direi che non si può superare questo problema dell’Aids solo con i soldi: questi sono necessari ma non bastano se non c’è l’anima. L’Aids non si può superare con la distribuzione dei preservativi che al contrario aumentano il problema. La soluzione può essere solo duplice: la prima, un’umanizzazione della sessualità cioè un rinnovamento spirituale e umano che porta con sé un nuovo modo di comportarsi l’uno con l’altro. La seconda, una vera amicizia soprattutto con le persone sofferenti, una disponibilità anche con sacrifici e con rinunce personali per stare con i sofferenti. Questi sono i due fattori che aiutano nella lotta all’Aids e che portano i progressi più visibili. Questa è la nostra duplice forza: rinnovare l’uomo interiormente e dargli forze spirituali e umane per un comportamento giusto nei confronti del proprio corpo e di quello dell’altro e la capacità di soffrire con i sofferenti che rimane presente nelle situazioni di prova. Mi sembra la giusta risposta della Chiesa che così offre un contributo grandissimo e importante.

Quali segni di speranza vede la Chiesa nel continente africano?
Nonostante tutti i problemi che conosciamo bene ci sono grandi segni di speranza in Africa: nuovi governi, nuova disponibilità di collaborazione, lotta contro la corruzione, direi anche l’apertura delle religioni tradizionali alla fede cristiana. Ho parlato con più della metà dei vescovi africani e mi hanno riferito che nonostante le difficoltà, anche le relazioni con i musulmani sono buone: hanno creato un comitato di dialogo, cresce il rispetto reciproco e la collaborazione.
Parecipa al FORUM

  • ignazio.ingrao
  • Martedì 17 Marzo 2009
Finanziaria 2010 negli Usa: Obama gioca la carta populista »
« Madagascar: il presidente si dimette e cede il potere ai militari

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Il 18 Marzo 2009 alle 18:57 Aids, Parigi e Berlino contro le frasi del Papa sui preservativi » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] Le frasi di Benedetto XVI contro la distribuzione dei preservativi in Africa preoccupano Francia e Germania.  «Mettono in pericolo gli imperativi di protezione della vita umana» secondo  il ministero degli Esteri francese. «I preservativi salvano la vita, tanto in Europa quanto in altri continenti (…). Tutto il resto sarebbe irresponsabile», aggiungono  in un comunicato congiunto le ministre tedesche della Salute, Ulla Schmidt, e della Cooperazione economica e dello sviluppo, Heidemarie Wieczorek-Zeul.  «Chi ha l’Aids, è sessualmente attivo e cerca partner differenti deve proteggere gli altri e se stesso. I preservativi possono proteggere, anche se spesso gli uomini li rifiutano», ha scritto invece, prendendo le distanze dal Vaticano,   il vescovo ausiliario di Amburgo, Hans Jochen Jaschke,  in  un un articolo per il settimanale Die Zeit. [...]

Il 20 Marzo 2009 alle 19:35 Il Papa in Angola condanna aborto e discriminazioni contro le donne » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] Una dura condanna dell’aborto e della discriminazione della donna, il richiamo alla comunità internazionale perché rispetti l’impegno di devolvere lo 0,7% del Prodotto interno lordo allo sviluppo e un appello per affrontare la questione dei cambiamenti climatici, causa della desertificazione. Giunto a Luanda in Angola, per la seconda tappa del suo viaggio in Africa, lasciate dietro le spalle le polemiche su lotta all’Aids e uso del preservativo, Benedetto XVI ha affrontato, nel discorso al corpo diplomatico, i principali problemi che oggi affliggono il continente. [...]

Il 23 Marzo 2009 alle 21:35 Bagnasco: “il Papa mai più irriso e offeso”, “subito la legge sul fine vita” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] La Cei contrattacca. Con un duro documento il cardinale Angelo Bagnasco prende le difese del Papa “irriso e offeso” e sprona i politici a “varare una legge che tuteli la vita”. Nel suo discorso di apertura al Consiglio permanente della Conferenza episcopale il cardinale e arcivescovo di Genova invita i vescovi italiani a fare muro intorno al pontefice. Le critiche piovute su Ratzinger prima per la riabilitazione dei Lefebvriani e il caso Williamson e poi per le frasi dette in Africa sui preservativi hanno convinto il successore di Ruini a difendere il suo superiore. “Si è prolungato oltre ogni buon senso ” ha detto “un pesante lavorio di critica, dall’Italia e soprattutto dall’estero, nei riguardi del nostro amatissimo Papa” in occasione dell’imbarazzo intorno alle frasi del reverendo Williamson. “Polemiche proseguite” dice Bagnasco “in maniera pretestuosa, fino a configurare un vero e proprio disagio”. Espresso da Benedetto XVI nella lettera ai vescovi di qualche giorno fa in cui diceva “nella chiesa ci si divora”. E poi la polemica sui preservativi, che, secondo il capo dei vescovi italiani “ha sovrastato nell’attenzione degli occidentali il pellegrinaggio in Africa, un viaggio impegnativo e ricco di speranza”. Insomma, la gerarchia della Chiesa non ha gradito affatto tutta l’attenzione su quella singola frase detta dal Papa, “francamente la polemica non aveva ragione di essere e si è arrivati” prosegue Bagnasco, “ad un ostracismo che esula dagli stessi canoni laici”. Per la Cei si è esagerato, nei media ma non solo, Bagnasco parla anche di “organismi sovranazionali”, come l’Unione Europea ed “esponenti politici europei”. L’uscita di Ratzinger è stata poco commentata in Italia (sia Berlusconi che Franceschini hanno rilasciato nei giorni seguenti dichiarazioni molto concilianti nei confronti della Chiesa) ma nel resto d’Europa ha scatenato critiche poco sommesse. “Invitiamo i nostri interlocutori” continua Bagnasco, “a non abbandonare il rispetto che è indice di civiltà e vorremmo dire, sommessamente ma con energia, che non accetteremo che il Papa, sui media o altrove, venga irriso o offeso”. Ma il discorso del presidente della Cei ha toccato molti temi che guardano da vicino la politica italiana. Sul caso Englaro, ad esempio, “ha rappresentato un’operazione tesa ad affermare un diritto di libertà inedito quanto raccapricciante’’ e cioè ‘’il diritto a morire’’: ‘’darsi e dare la morte in talune situazioni da definire’’. Motivo per cui la Chiesa chiede che si arrivi presto a una legge sul fine vita (prevista per domani la discussione in Senato): “Spetta alla politica agire nell’approntare e varare, senza lungaggini o strumentali tentennamenti, un inequivoco dispositivo di legge che - in seguito al pronunciamento della Cassazione - preservi il Paese da altre analoghe avventure, ponendo attenzione a coordinarlo con l’altro sospirato provvedimento relativo alla cure palliative, e mettendo mano insieme alle Regioni ad un sistema efficace di hospice, che le famiglie attendono non per sgravarsi di un peso ma per essere aiutate a portarlo”. L’intervento di Bagnasco ha affrontato su scala più ampia il tema dello scontro di civiltà “Non esiste uno scontro di civiltà derivante da diverse matrici religiose” secondo il capo dei vescovi, invece ‘’si fronteggiano sostanzialmente due culture riferibili all’uso della ragione’’. Da una parte, Bagnasco vede ‘’la cultura che considera l’uomo come una realtà che si differenzia dal resto della natura in forza di qualcosa di irriducibile rispetto alla materia’’. Dall’altra, ‘’una cultura per la quale il soggetto umano è un mero prodotto dell’evoluzione del cosmo’’. Un frutto, quindi, del darwinismo, la cui ‘’interpretazione esasperata e unilaterale’’ può portare ad un ‘’nichilismo gaio e trionfante’’ che ‘’induce alla disgregazione dell’uomo e ad una società individualista fino all’ingiustizia e alla violenza’’. Il presidente della Cei ha parlato anche della crisi economica: ‘’nessuno è in grado di dire con certezza a che punto si è della perigliosa attraversata’’ ma ‘’si rivela sempre più urgente e necessario affermare in modo chiaro e forte e riscoprire a livello concreto, l’anima etica della finanza e dell’economia’’. Parallelamente, la Cei ha annunciato, in seguito all’ultimo consiglio permanente, “l’istituzione di un fondo di garanzia per le famiglie in difficoltà, che nascerà da una colletta comune da farsi nei modi che decideremo’’. [...]

Il 24 Marzo 2009 alle 18:17 La Francia replica a Bagnasco: “Ribadiamo: sul preservativo il Papa sbaglia” » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] È ancora polemica tra la Francia e il Vaticano. Questa volta, a provocare la reazione di Parigi, è stata la presa di posizione del presidente della Cei Angelo Bagnasco («Non accetteremo che il Papa, sui media o altrove, venga irriso o offeso») contro quelle Nazioni europee che avevano polemizzato con il no del pontefice all’uso del preservativo in Africa. «Non volevamo fare alcuna polemica. Abbiamo detto soltanto, e lo ripetiamo, che la frase del Papa sul preservativo - che non è una parte della soluzione, ma un problema per l’Aids - può avere conseguenze drammatiche sulla politica mondiale in favore della salute», ha riferito il portavoce del ministero degli Esteri francese, Eric Chevallier, durante il consueto incontro con la stampa al Quay D’Orsay. «Non abbiamo mai detto che il preservativo è l’unica soluzione del problema. Ce ne sono altre, l’assistenza medica, quella sociale, i test per individuare la presenza del virus, il sostegno psicologico. Ma il preservativo fa parte di questi elementi di risposta. Tutti i discorsi che vanno in direzione diversa, fatti in più da una persona che ha enorme influenza, vanno contro l’interesse della salute pubblica». [...]

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