Esiste un vecchio detto, che gira tra i corridoi del potere a Washington. Un “consiglio” (diretto agli inquilini della Casa Bianca) che è diventato pratica politica: se devi far approvare una finanziaria imponente tieniti vicini i congressisti amici, ma ancora più stretti quelli che non sono convinti della tua proposta. Barack Obama, nel giorno in cui ha dovuto (voluto) difendere il budget 2010 - che ammonta a 3.600 miliardi di dollari, una cifra astronomica - si è fatto fotografare con i presidenti delle Commissioni bilancio del Senato e della Camera dei Rappresentanti: il repubblicano John Spratt e il democratico Kent Conrad; entrambi scettici sulla bontà della manovra economica proposta dal presidente. Obama li ha incontrati apposta per smussare le loro perplessità, convincerli che quella è una delle strade da seguire per tentare di salvare la Barca America, farla uscire dalle acque tempestose in cui si trova.
I due congressisti, prima dell’incontro, avevano espresso forti dubbi: il debito pubblico - già molto alto - verrebbe duplicato, avevano detto, minacciando ancora di più la stabilità dell’economia americana. Dopo il faccia a faccia con Barack Obama si sono limitati a un silenzio di discrezione. Il vertice con Spratt e Conrad è stato solo una delle mosse e del piano presidenziale per convincere il Congresso a dare il segnale verde alla Finanziaria 2010. Per superare gli ostacoli, per convincere gli scettici, per confortare i dubbiosi, per rassicurare i critici che considerano il suo piano troppo ambizioso per raggiungere gli obiettivi, Obama ha lanciato un vero e proprio appello pubblico, subito dopo l’incontro alla Casa Bianca: “La manovra finanziaria” ha detto “è un piano per il futuro e darà il via a quella trasformazione di cui il paese ha bisogno per rimanere competitivo sul fronte economico.” La sua non è stata una difesa d’ufficio del piano, ma un richiamo alla responsabilità, in linea con tutti i suoi recenti interventi sulla crisi economica. Obama, anche in questa occasione ha usato toni populisti, ma efficaci, nel suo tentativo di far capire agli americani quale è (secondo lui) la posta in gioco. E ne ha approfittato per rispedire al mittente le critiche sulla sua gestione della crisi, sull’accusa di concentrarsi poco sul piano di salvataggio delle banche. “Il popolo americano non può permettersi il lusso di guardare solo a Wall Street” ha detto Obama, accusando in modo velato di “irresponsabilità” coloro che hanno gestito la cosa pubblica negli ultimi otto anni (cioè George W. Bush).
E ha ricordato che gli scogli affrontati dal cittadino medio sono il pagamento delle spese sanitarie, delle rette scolastiche, dei mutui e dei fondi pensione.
“Questi sono i problemi della gente, e quindi anche i nostri”. Obama avrebbe già incassato il sì (anche se non troppo convinto) di massima al budget da parte dei rappresentanti del suo partito. I democratici appoggerebbero i provvedimenti sull’istruzione, sulla sanità pubblica , sull’energia e sulle tasse. Ma il presidente degli Stati Uniti, vorrebbe anche l’assenso dei repubblicani per dare al suo piano un maggiore forza. Difficile, però, che lo possa ottenere. Il Grand Old Party è ora sul piede di guerra. La politica economica di Obama è duramente criticata. Troppi soldi pubblici che rischiano di essere sperperati, dicono i suoi rappresentanti. Le misure adottate possono rivelarsi inefficaci, e, secondo i repubblicani , a pagarne il prezzo non saranno solo le classi più agiate, ma anche e soprattutto il ceto medio. Per superare queste perplessità, l’inquilino della Casa Bianca ha deciso un’azione senza precedenti. Utilizzerà i 13 milioni di simpatizzanti raccolti in campagna elettorale, i cui nomi sono stati inseriti nella immensa mailing list dell’allora candidato, per fare pressione sul Congresso. Lo ha raccontato il quotidiano The Washington Post, secondo il quale l’ex architetto della campagna elettorale, David Plouffe, ha dato il via a questa ciclopica operazione. Ai simpatizzanti verrà chiesto di svolgere alcuni compiti analoghi a quelli effettuati in campagna elettorale, come parlare nelle proprie comunità o raccogliere firme a favore della legge. Obama vuole sfruttare il “movimento dal basso” per dimostrare ai centri di potere avversi alla sua politica, che l’elettorato è ancora con lui, e che può contare ancora su di un largo consenso di massa. Basterà a convincere l’intero Congresso a dargli un assegno in bianco sul budget federale 2010?
- Mercoledì 18 Marzo 2009

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