Gli Stati Uniti di Barack Obama hanno un obiettivo a Kabul: Hamid Karzai. La Casa Bianca ha deciso che parte della soluzione della crisi passa attraverso l’estromissione del presidente afghano dal potere. Perché troppo debole (dal punto di vista politico); perché ritenuto incapace nella gestione di un paese “moderno”. Perché - e non è secondario - a capo di uno dei più corrotti governi mondiali, al 117°posto, secondo la classifica di Trasparency International, un’associazione non governativa che monitora il tasso di corruzione a livello globale. Per raggiungere la meta, gli Usa - di concerto con il governo britannico guidato da Gordon Brown - hanno intenzione di costruire una diversa architettura istituzionale dell’Afghanistan; far nascere la figura di un primo ministro che assuma poteri operativi e bypassi Karzai.
Secondo il quotidiano The Guardian, la proposta di istituire la figura di un premier, verrà presentata da Hillary Clinton all’assemblea internazionale sull’Afghanistan che si terrà a fine mese in Olanda. Questa mossa fa parte della “exit strategy” di cui ha parlato Barack Obama nell’intervista rilasciata al programma della Cbs “60 minutes”. Un piano che, oltre all’invio di altri 17.000 soldati, trasferiti dall’Iraq, prevede altri punti. Il primo riguarda l’obiettivo statunitense della guerra. Che non dovrà essere più quello di creare una democrazia all’occidentale in Centro Asia, come voleva la precedente amministrazione, ma lo scopo diventerà mettere in “stato di sicurezza” il paese, evitando che sia ancora una base militare per Al Qaeda e le frange estremiste dei Talebani. Per raggiungere l’obiettivo, secondo la Casa Bianca, sarà necessario aumentare in modo significativo il numero degli effettivi dell’esercito afghano, da 65.000 a 230.00, e della polizia, almeno altri 80.000 agenti. Accanto agli strumenti bellici, la strategia di Obama, prevede anche altri investimenti economici e finanziari nel paese, l’invio di plotoni di tecnici civili - americani e europei - per costruire le infrastrutture afghane. Ma quei soldi, non dovranno essere gestiti da Hamid Karzai. La proposta di istituire la figura del primo ministro è sponsorizzata dagli europei, i quali, insieme agli Usa, vedono il pericolo che quella montagna di soldi sparisca nelle tasche dei governanti di Kabul.
Un premier fidato, con un’altra “biografia” e un altro entourage, potrebbe essere lo strumento virtuoso per aggirare lo spaventoso livello di corruzione. La Casa Bianca punterebbe su di un personaggio in particolare: Mohammed Hanif Atmar, nominato alcuni mesi fa, ministro degli interni. 40 anni, studi in Inghilterra e Stati Uniti, ex ministro dell’istruzione, membro dell’esecutivo di Kabul già dal 2002, Atmar sembra essere sul trampolino di lancio; un tecnocrate al potere. Fonti del ministero degli esteri britannico hanno fatto sapere al Guardian che l’operazione sta per essere varata, anche se questo potrebbe far apparire “colonialista” la politica di Usa e Gran Bretagna nel paese. Ma, per Hamid Karzai, il destino di una lenta perdita del potere, subito prima o subito dopo, le elezioni presidenziali della prossima estate, sembra essere ormai segnato. Barack Obama e il suo vice Joe Biden, lo vedono come fumo negli occhi. Il presidente americano ha addirittura cancellato la conferenza telefonica che George W. Bush teneva con frequenza con il suo collega afghano. Ritiene inutile parlare con lui. Perché Karzai, secondo fonti dell’amministrazione, non vuole ascoltare. Non vuole ammettere che ci siano - e quali siano - problemi nella sua gestione del governo. C’è un episodio, riportato dalla stampa anglosassone che riguarda Joe Biden. Il quale, nel febbraio 2008, in un pranzo a Kabul, chiese ripetutamente a Karzai ragione del livello di corruzione del suo esecutivo. E di fronte ai ripetuti dinieghi del suo interlocutore, l’allora senatore Usa disse “Ok, per me, la riunione finisce qui”.
Corruzione e lotta alla droga. L’anno scorso Thomas Schweich, uno dei consiglieri di Bush per la lotta al narcotraffico, accusò Hamid Karzai di “minare” gli sforzi americani nella lotta contro i signori della droga afghani. Un’accusa arrivata dopo che, nei mesi precedenti, c’erano state voci di un coinvolgimento in affari di droga, del fratello del presidente afghano, Ahmed Wali Karzai, il capo della consiglio provinciale di Kandahar. Ma le critiche riguardano anche la gestione e il suo modo di governare. Molti diplomatici occidentali si sono lamentati del fatto che Karzai non si studia i dossier, non si prepara le riunioni più delicate. Sceglie e decide sulla base di una sua “personalissima”concezione del rapporto con il potere. Molto accentratore. In realtà, la sua politica, finora, lo ha portato ad avere — grazie alle truppe internazionali — il controllo di Kabul e poco più. Il potere statale in molte zone dell’Afghanistan — sotto il tallone dei talebani - non esiste. Ora che Barack Obama vuole trovare a tutti i costi una via d’uscita, Karzai è ormai un uomo di altri tempi.
- Lunedì 23 Marzo 2009

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