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FORTE TERREMOTO AL NORD, C'E'UNA VITTIMA - Torna la paura in tutto il Nord: una fortissima scossa di terremoto (magnitudo 5.8) ha colpito le zone già in ginocchio per il terremoto del 20 maggio scorso. Evacuate molte scuole da Milano a Modena (nella foto)  - Una scossa di terremoto è stata avvertita distintamente in tutto il Nord Italia, dalla Lombardia a Veneto all'Emilia Romagna. A Milano e hinterland alcuni palazzi, sede prevalentemente di uffici, sono stati fatti evacuare per motivi di sicurezza. La scossa ha avuto una magnitudo 5.8, con epicentro nel Modenese. Linee interrotte nel Ferrarese, si temono nuovi crolli nelle zone già colpite dal sisma. Paura in tutte le grandi città del Nord.

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Dopo l’Iraq, l’Afghanistan: Obama pensa a una exit strategy regionale

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  • Tags: Afghanistan, Barack Obama, ignazio-la-russa, kabul, talebani
  • 3 commenti

Barack Obama

Dopo l’Iraq gli Stati Uniti si apprestano a varare una “exit strategy” anche per l’Afghanistan. La nuova strategia, che sarà illustrata il 31 marzo alla Aja, si baserà, secondo le indiscrezioni, su un approccio regionale che punti a coinvolgere, nella lotta contro il terrorismo islamico e le fazioni filo-Al Qaeda, anche le Nazioni circostanti e i gruppi locali e i capi clan finora considerati affini ai gruppi radicali in armi. E tutto questo mentre secondo il britannico Guardian il presidente e gli alleati europei intendono creare in Afghanistan la figura di un primo ministro per depotenziare Hamid Karzai, il presidente afghano cui sarà anche tolta la gestione degli aiuti economici che non saranno più gestiti dal governo centrale ma dalle province. Da Kabul il portavoce di Karzai ha liquidato l’indiscrezione come “priva di senso” ma l’impressione è che ormai, tra Karzai e l’Amministrazione americana, il rapporto sia ormai logoro. E il sospetto che il fratello del presidente afghano sia uno dei più grandi narcotrafficanti d’oppio di tutto l’Afghanistan non ha certo aiutato uno sviluppo positivo della relazione tra Kabul e Washington.

Vediamo però che cosa ha detto di preciso il nuovo presidente Usa. Parlando alla trasmissione della Cbs ‘60 minutes’ Obama ha sostenuto che “non si può pensare che un approccio esclusivamente militare in Afghanistan possa risolvere tutti i nostri problemi. Dobbiamo avere una strategia globale. E deve esserci una strategia di uscita. Si deve dare la sensazione che non si tratti di un impegno senza fine”. La priorità numero uno non cambia per Obama, ma questa volta c’è una svolta molto netta sul piano tattico rispetto alla war on terror di Bush: “Assicurarsi che Al Qaeda non possa attaccare gli Stati Uniti, gli interessi statunitensi e dei nostri alleati”. Per raggiungere questo obiettivo occorre “rafforzare l’economia afghana” e “rafforzare i nostri sforzi diplomatici in Pakistan” con “un approccio più regionale” del problema afghano “insieme ai nostri alleati”. Sul piano operativo gli Usa invieranno altri 17mila soldati e porteranno le forze afghane dagli attuali 200.000 uomini a quota 400.000 tra esercito e polizia. A Bruxelles l’inviato speciale Usa per l’Afghanistan e il Pakistan Richard Holbrooke ha incontrato il segretario generale della Nato Jaap de Hoop Scheffer cui ha “delineato a grandi linee il piano Obama”, ha spiegato il portavoce dell’Alleanza James Appathurai. Nel pomeriggio Hollbrooke vedrà anche il 26 ambasciatori.

  • redazione
  • Lunedì 23 Marzo 2009
Il Sudafrica nega il visto d’ingresso al Dalai Lama »
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Commenti

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Il 23 Marzo 2009 alle 18:16 shift ha scritto:

Il vero problema si chiama Barack Obama e Democratici americani, che non vedono l’ora di togliere le tende dall’Afghanistan infischiandosene sia della Democrazia in Afghanistan, visto che hanno iniziato ad avere contatti con i talebani, che loro ipocritamente chiamano “moderati” ma il cui unico intento è ripristinare la Sharia, sia di tutti i sacrifici fatti dagli americani con il sangue dei suoi figli e con i l’utilizzo dei loro beni per la sicurezza dell’occidente e l’evoluzione di un popolo retrogrado e medievale come quello afghano.

In pratica i Democratici americani intendono tirare i remi in barca, come fece a suo tempo Bill Clinton in un periodo ben diverso, con l’unico risultato di appioppare la patata bollente dell’11 Settembre 2001 all’appena insediata amministrazione Bush.

In pratica vogliono andarsene senza fare troppo chiasso e senza far cadere troppe pentole che sveglino i loro stessi compatrioti.

Di conseguenza Karzai diventa un impiccio al ripristino dei talebani, anche se la storiella del fratello cocalero e produttore di eroina fosse vera.

Se tutto ciò dovesse accadere tutti i terroristi islamici sapranno che in Afghanistan e in Pakistan avranno un loro sicuro rifugio, inattaccabile da parte di chicchessia e da cui programmare ed attuare tutti i terrorismi possibili e immaginabili nel mondo nel prossimo futuro.

Non contando che il Pakistan ha già le armi nucleari e che fra poco le avrà anche l’Iran, così potranno rimbalzarsi a vicenda eventuali accuse di esplosioni nucleari in occidente e altrove, facendo a scarica barile nella più classica versione della tipica mentalità musulmana di scaricamento delle responsabilità, per mostrarsi vittime mentre colpiscono nascondendosi.

In pratica il Presidente Obama si sta rivelando un vero pericolo per la sicurezza nazionale degli USA e dello stesso occidente lasciato in balia di questi fanatici, che presto si faranno sentire.

Se Obama spera di chiudersi in casa e non dover più sentire l’odore degli islamici sbaglia di grosso, come ha sbagliato Clinton.

E’ incredibile come questa gente possa ancora credere alle favole, eppure dovrebbero essere dei politici.

Il 23 Marzo 2009 alle 19:31 Afghanistan, il destino di Karzai è segnato » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] Secondo il quotidiano The Guardian, la proposta di istituire la figura di un premier, verrà presentata da Hillary Clinton all’assemblea internazionale sull’Afghanistan che si terrà a fine mese in Olanda. Questa mossa fa parte della “exit strategy” di cui ha parlato Barack Obama nell’intervista rilasciata al programma della Cbs “60 minutes”. Un piano che, oltre all’invio di altri 17.000 soldati, trasferiti dall’Iraq, prevede altri punti. Il primo riguarda l’obiettivo statunitense della guerra. Che non dovrà essere più quello di creare una democrazia all’occidentale in Centro Asia, come voleva la precedente amministrazione, ma lo scopo diventerà mettere in “stato di sicurezza” il paese, evitando che sia ancora una base militare per Al Qaeda e le frange estremiste dei Talebani. Per raggiungere l’obiettivo, secondo la Casa Bianca, sarà necessario aumentare in modo significativo il numero degli effettivi dell’esercito afghano, da 65.000 a 230.00, e della polizia, almeno altri 80.000 agenti. Accanto agli strumenti bellici, la strategia di Obama, prevede anche altri investimenti economici e finanziari nel paese, l’invio di plotoni di tecnici civili - americani e europei - per costruire le infrastrutture afghane. Ma quei soldi, non dovranno essere gestiti da Hamid Karzai. La proposta di istituire la figura del primo ministro è sponsorizzata dagli europei, i quali, insieme agli Usa, vedono il pericolo che quella montagna di soldi sparisca nelle tasche dei governanti di Kabul. [...]

Il 27 Marzo 2009 alle 12:07 Obama presenta il piano per l’Afghanistan » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, presenta oggi il piano del suo governo per l’Afghanistan: l’obiettivo, sette anni dopo gli attacchi dell’11 settembre, è dare una spallata ad Al Qaeda e mettere in ginocchio i talebani. Per vincere una guerra che si trascina da troppo tempo, il nuovo presidente schiererà altri 4.000 soldati che avranno il compito specifico di addestrare le truppe locali. Il nuovo contingente, che dovrebbe partire a giugno, si sommerà ai 17.000 soldati aggiuntivi già annunciati dalla nuova amministrazione a febbraio e che arriveranno nei prossimi mesi in Afghanistan per rafforzare il contingente dei circa 38.000 uomini che già si trovano nel tormentato Paese. [...]

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