
Se la reazione delle borse fosse un banco di prova affidabile, il segretario al Tesoro Timothy Geithner potrebbe tirare un sospiro di sollievo e smetterla di preoccuparsi per le critiche che gli stanno piovendo addosso da tutte le parti. Già, perché i listini azionari hanno reagito al rialzo mentre il golden boy dell’amministrazione Obama presentava, dopo indiscrezioni trapelate per tutta la scorsa settimana, il piano per ripulire i bilanci delle banche dai “titoli tossici”. A Wall Street Nasdaq (+6,76 %) e Dow Jones (+6,84 %) chiudono con dati positivi che da tempo non si vedevano.
Il “Programma di investimento pubblico-privato” messo a punto da Geithner e dal suo – fino ad ora scarno – staff prevede che a scendere in campo siano il dipartimento del Tesoro, la Federal Reserve e il Deposito federale di assicurazione. Saranno loro, assieme agli investitori privati, a dover tirare fuori la cifra necessaria per “garantire” i titoli tossici. I dettagli del piano, pubblicati sono stati pubblicati sul sito web del dipartimento del Tesoro: il “Public-Private Investment Program” utilizzerà da 75 a 100 miliardi di dollari attingendo ai 700 miliardi di dollari del “Troubled Asset Relief Program” lanciato lo scorso anno. Questi soldi, sfruttando la leva finanziaria, dovrebbero dare al governo statunitense, secondo le stime di Geithner, un “potere d’acquisto” da 500 miliardi di dollari. «Che potrebbe anche espandersi e raddoppiare, fino ad arrivare a un miliardo», ha aggiunto il Segretario.
Per il gigantesco repulisti dei bilanci delle banche, l’idea è quella di stimolare gli acquisiti di asset problematici da parte di privati aggiungendo a ogni loro singola operazione un impegno parallelo di pari ammontare dello Stato. Lo Stato dividerà alla pari rischi e eventuali profitti con i privati, anche se non è ancora chiaro che risorse verranno utilizzate. Secondo gli analisti, infatti, i 700 milioni del programma da cui Geithner ha annunciato di voler pescare il denaro, sarebbero quasi finiti dopo i piani di ricapitalizzazione e aiuto concessi negli scorsi mesi a varie banche. Secondo Mark Zandi, economista di Moody’s, il governo dovrà reperire altri 400 miliardi per centrare gli obiettivi finora annunciati; senza considerare poi che “il Governo non è ancora in grado di dire quanti più soldi di quelli a disposizione serviranno per il programma”, come ha ammesso lo stesso segretario al Tesoro.
Per partire in fretta, intanto, saranno assunti manager specializzati in questo tipo di investimenti, che possano dimostrare di raccogliere fino a 500 milioni di dollari in fondi privati per l’acquisto di queste attività,in modo che possa partire la partnership con lo Stato. La scommessa, che a questo punto dovrebbe essere condivisa fra investitori e amministrazione pubblica e che Geithner ha anticipato in un lungo articolo sul Wall Street Journal, è che questi titoli possano ancora fornire un ritorno e non siano così svalutati come i bilanci attuali sembrano dire. Per questo, quando sarà il momento di acquistarli, saranno coinvolti degli esperti di mercato per determinare un prezzo congruo. Un’opinione che ha lasciato perplesso il premio Nobel e editorialista del New York Times Paul Krugman che, pur su un giornale liberal molto vicino all’amministrazione Obama, non ha risparmiato le critiche al nuovo piano, colpevole – a suo dire – di «riciclare le politiche del duo Bush – Paulson». Per l’economista sarebbe stata meglio un azione più decisa e meno dipendente dalle banche perché «se questo piano fallisse non ci sarebbero i soldi per approntarne un altro».
- Lunedì 23 Marzo 2009
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Il 24 Marzo 2009 alle 17:29 Usa: i manager Aig restituiscono 50 milioni di dollari » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] Lo avevano promesso e lo faranno: restituiranno bonus per 50 milioni di dollari: 24 dei manager che hanno ricevuto assegni da Aig optano per svuotare le tasche e restituire quanto ricevuto. In particolare a fare marcia indietro sono 15 dei 20 executive della divisione prodotti finanziari che hanno incassato i premi più sostanziosi e nove dei dieci manager di Aig con i bonus più pesanti. Il procuratore generale di New York, Andrew Cuomo, non nasconde la propria soddisfazione nell’annunciare la decisione di alcuni top manager della divisione prodotti finanziari del colosso assicurativo, a poche ore dall’audizione al riguardo del segretario al Tesoro Timothy Geithner e del presidente della Fed Ben Bernanke. “Plaudo alla decisione di tutti i dipendenti di Aig che hanno restituito i bonus: state facendo la cosa giusta” afferma Cuomo, mostrando la propria comprensione per tale “difficile scelta”, soprattutto se operata da persone non coinvolte nel creare le operazioni che hanno spinto il colosso assicurativo sull’orlo del collasso. Molti non americani hanno deciso di restituire i bonus, “pur non rientrando sotto la mia giurisdizione” spiega Cuomo precisando di non ritenere di pubblico interesse la divulgazione dei nomi di coloro che hanno optato per fare marcia indietro e restituire i contestati premi. Dei 165 milioni di dollari di bonus distribuiti da Aig, che ha ricevuto dal governo americano aiuti per oltre 170 miliardi di dollari, il 47% (cioé circa 80 milioni) è stato distribuito a dipendenti americani. Aig aveva fissato alle ore 23.00 italiane la scadenza per i propri dipendenti per comunicare la propria posizione rispetto ai bonus. “Siamo profondamente grati che la maggioranza dei senior manager della divisione prodotti finanziari abbia espresso la volontà di restituire i bonus - sottolinea il colosso assicurativo in una nota -. Continuiamo a esaminare le risposte che ci sono giunte dagli altri dipendenti e apprezziamo il supporto di Cuomo”. [...]
Il 29 Marzo 2009 alle 19:37 Oltre la crisi: dieci ragioni per essere ottimisti » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] C’è luce in fondo al tunnel? Se a dirlo è Nouriel Roubini, l’economista della New York University che con largo anticipo aveva previsto la crisi finanziaria e che è noto per i suoi scenari apocalittici, qualche motivo di speranza c’è, al di là dell’ottimismo mostrato dai governi. Secondo Ben Bernanke, presidente della Federal reserve, la banca centrale Usa, la tempesta ha passato la fase acuta, la calma verrà a fine 2009 e la ripresa l’anno prossimo. Il suo collega della Bce Jean-Claude Trichet è appena più prudente: la crisi, sbarcata in Europa più tardi, se ne andrà un po’ dopo. Naturalmente non mancano i pessimisti: il loro guru è il premio Nobel Paul Krugman, critico con la Casa Bianca di Barack Obama. La sua sponda italiana è Alessandro Penati, docente alla Cattolica di Milano ed editorialista di Repubblica: a suo avviso “il peggio deve ancora arrivare”. Eppure se alziamo lo sguardo dalle diatribe tra economisti e guardiamo ai mercati e all’economia reale, dieci fondati motivi per essere (cautamente) ottimisti ci sono. Il piano di Geithner piace ai mercati Il piano da 500 miliardi di dollari di Tim Geithner, segretario americano al Tesoro, è stato accolto dai rialzi in tutte le borse del mondo. Poi ci sono stati i ribassi, ma non come nei mesi scorsi. Soprattutto, è la prima volta che un progetto della nuova amministrazione Usa incontra il favore dei mercati. In che cosa si differenzia dai precedenti, che hanno già impegnato risorse per 787 miliardi? Nella strategia di fondo: anziché nazionalizzare banche, assicurazioni e agenzie di mutui, e concedere aiuti a pioggia ai settori in crisi (come l’auto), il piano Geithner si propone di ripulire dai titoli tossici i portafogli di aziende e famiglie. Coinvolgendo nell’opera i privati, generosamente protetti dai prestiti delle agenzie governative e dalla garanzia di ultima istanza della Fed. [...]
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