
Se i militari filippini non allentano l’accerchiamento, i tre operatori della Croce Rossa rapiti lo scorso 15 gennaio nell’isola di Jolo saranno decapitati senza pietà. L’annuncio è stato fatto durante una telefonata tra Albader Parad, il capo del gruppo terroristico islamico di Abu Sayaaf che ha rapito gli ostaggi, e un funzionario governativo che non sta conducendo le trattative. A quanto è possibile apprendere, i militari hanno respinto la richiesta di allentare la morsa sulla zona dove sono tenuti in ostaggio l’italiano Eugenio Vagni (62 anni), lo svizzero Andreas Notter (39), direttore della rappresentanza a Zamboanga del Comitato Internazionale della Croce Rossa e la filippina, Jean Lacaba, 37 anni, sequestrati tre mesi fa mentre tornavano da un’ispezione a un carcere dell’isola. Trasferiti nella giungla, gli ostaggi sono stati visitati in almeno un paio d’occasioni da una missione governativa e dai giornalisti e sono riusciti a parlare con i loro colleghi della Cicr. In un di queste occasioni, dopo un colloquio telefonico con il presidente della Croce Rossa locale, l’italiano rapito aveva lanciato un drammatico appello alle autorità di Manila chiedendo all’esercito di ritirarsi dall’isola: ”Dobbiamo essere forti ma se i militari non si ritirano, rischiamo la vita”, aveva detto. Gli aveva fatto eco lo svizzero Norton: ”L’offensiva dell’esercito è una mossa sbagliata. Sono arrivati per farci ammazzare”. E anche la filippina sequestrata, Lacaba, secondo quanto raccontato dal presidente locale della Cicr a un quotidiano filippino, ha sottolineato quanto sia difficile per i tre ostaggi mantenere la calma durante gli scontri armati tra i rapitori e i soldati. “Non sai mai dove sarai colpito da un proiettile, se alla testa o alla schiena, mentre guardi la battaglia. E’ stato terribile, abbiamo visto i morti, gli scontri armati davanti ai nostri occhi”.
A provocare la reazione dei guerriglieri è stata la decisione di Manila di limitare l’accesso al rifornimento di acqua e viveri alla zona dove sono prigionieri i tre dipendenti della Cicr nel tentativo di forzare il loro rilascio. Non più armi, come nelle prime settimane, dunque, per non mettere a rischio la vita degli ostaggi. “Stiamo cercando di logorare la loro resistenza impedendo l’accesso ai rifornimenti. In questo modo manteniamo la pressione senza dover ricorrere alle armi”, ha confermato il luogotenente colonnello Edgard Arevalo. Una strategia che ha provocato quest’ultima presa di posizione di Abu Sayaaf.
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- Mercoledì 25 Marzo 2009

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