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Dopo aver chiesto (e ottenuto) la testa del supermanager Richard Wagoner, l’”inaffondabile” Ad di General Motors, il presidente americano Barack Obama ha presentato stamane il suo atteso piano di salvataggio dei due colossi di Detroit che rischiano la bancarotta. Avvertendo i manager di Gm e Chrysler che l’ipotesi dell’amministrazione controllata non è affatto scongiurata. E chiarendo una volta di più che, a differenza di quanto accaduto con gli executives della Aig, il governo non intende staccare alcun assegno in bianco ai capi dei due colossi di Detroit. “La crisi del settore automobilistico - ha avvertito il presidente - non è colpa dei lavoratori che hanno lavorato duramente ma delle leadership a Detroit e a Washington”. Ora servono “un nuovo inizio” e la presentazione di convincenti piani di ristrutturazione aziendale basati “su elasticità e sacrifici” per tutti (manager e sindacati compresi) senza i quali il governo non concederà quegli aiuti federali che gli hanno chiesto Gm e Chrysler. Insomma, i due colossi di Detroit devono poter sopravvivere da sole “senza un flusso infinito di aiuti da parte del governo”.
L’ipotesi della bancarotta è ancora tra gli scenari possibili, ha detto Obama, per spingere i managment delle due aziende a rivedere i loro piani di salvataggio. Ma sarebbe un’amministrazione controllata di breve periodo. “So che quando la gente sente la parola bancarotta la reazione può essere sulle prime di choc - ha dichiarato - ma lasciate che vi spieghi cosa io intendo. Parlo di usare le nostre leggi esistenti come uno strumento che, insieme al supporto del governo americano, può rendere più semplice per General Motors e Chrysler di liberarsi rapidamente dei vecchi debiti che li appesantiscono in modo che si possano risollevare e rimettere sulla strada del successo. E’ uno strumento che possiamo usare mentre i lavoratori rimangono al loro posto e le auto continuano a essere vendute”.
A Chrysler Obama ha chiesto, se vuole avere accesso ai 6 miliardi di dollari messi a disposizione dal governo, di completare entro 30 giorni l’accordo con la Fiat che prevede, in cambio dell’accesso alla sua tecnologia, l’acquisizione del 35% dell’azienda di Detroit da parte della compagnia torinese. “In caso contrario, se l’accordo non sarà raggiunto e se non ci sarà neanche nessun altro accordo, non saremo capaci di giustificare il versamento di altri finanziamenti federali”. A General Motors - il cui nuovo Ad è l’ex presidente Fritz Henderson - Obama ha dato sessanta giorni di tempo per presentare un convincente piano di ristrutturazione. I due colossi di Detroit, che hanno chiesto al governo 22 miliardi di dollari per arrivare alla fine del 2009, avevano già ottenuto 16 miliardi miliardi come fondo di sopravvivenza per evitare la bancarotta. Ora ne chiedono altri 22. Ma Obama ha posto le sue condizioni. Prendere o lasciare. La prima vittima è stata Wagoner. Con il rischio di nuovi fallimenti, di Chrysler, la più piccola delle Big Three di Detroit (Gm, Chrysler e Ford, che per ora naviga in acque migliori). E per di più con la certezza che, da questa crisi, l’America uscirà più dirigista e meno liberista, con il governo che si assume direttamente o indirettamente un ruolo di indirizzo nelle scelte aziendali dei colossi dell’auto. “Ma il governo americano non vuole e non ha intenzione di guidare General Motors” ha garantito Obama. L’amministrazione americana, ha concluso il presidente, ha messo a punto anche delle misure fiscali per incentivare l’acquisto di auto nuove, aiutando un settore che è passato dalle 16 milioni di auto vendute nel 2007 alle 10,5 del 2008: “Questo consentirà alle famiglie - ha spiegato - di risparmiare centinaia di dollari e si potrebbe tradurre in un aumento delle vendite di 100.000 unità”.
LEGGI ANCHE: Fiat-Chrysler, via libera all’accordo con la “benedizione” di Obama
- Lunedì 30 Marzo 2009
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Il 30 Marzo 2009 alle 21:04 Fiat-Chrysler, via libera all’accordo con la “benedizione” di Obama » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] ‘’La Fiat è pronta a trasferire la sua tecnologia di punta alla Chrysler e, dopo aver lavorato in stretta collaborazione con il mio team, si è impegnata a costruire nuove auto a basso consumo di carburante e motori qui in America’’. Le parole di Barack Obama suonano come musica al Lingotto. Quella del presidente americano è piú di un’apertura per l’azienda italiana. Di fatto il governo americano ha già dimostrato il suo potere di influenza sui giganti dell’auto made in Usa, chiedendo e ottenendo le dimissioni di Rick Wagoner, ad della General Motors. L‘intesa con Fiat dello scorso gennaio viene considerata dalla squadra di Obama cruciale per le sorti di una Chrysler vicina alla bancarotta. L’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne ringrazia Obama ‘’per il suo incoraggiamento’’ e parla di un’alleanza che non solo permetterà a Chrysler di rafforzare la propria solidità finanziaria, ma contribuirà anche a salvaguardare posti di lavoro negli Stati Uniti e riuscirà ad accelerare in modo significativo gli sforzi per produrre veicoli a basso consumo’’. L’accordo di gennaio, definito ‘’una pietra miliare’’ da Marchionne, prevede che il gruppo torinese, in cambio di tecnologia per auto di piccole dimensioni, abbia una quota iniziale del 35% nel capitale della Chrysler senza alcun investimento in contante. L’alleanza prevede che i due gruppi sfruttino le rispettive reti di distribuzione e dà in questo modo alla Fiat la possibilità di accedere in futuro al mercato Usa, dove da tempo vuole portare l’Alfa Romeo ma anche la Cinquecento. La Chrysler, fondata nel 1925, è uno dei principali gruppi automobilistici mondiali, che ha controllato per anni il marchio italiano Lamborghini. Nel 2007 si è conclusa l’alleanza con i tedeschi della Daimler, tramite la cessione dell’azienda americana a un fondo di private equity, Cerberus. Prima che la crisi del mercato accelerasse un declino in atto da tempo. La borsa non ha reagito con favore alle notizie in arrivo da Washington, con il rischio bancarotta evocato per i giganti dell’auto: il titolo della casa torinese ha perso il 9,35%, in linea con i cali delle altre case automobilistiche in Europa. Scetticismo anche da parte dei lavoratori italiani: dal segretario generale della Fiom torinese, Giorgio Airaudo: ‘’l’intesa non cambia molto per l’Italia e per i lavoratori. E’ un’opportunità per la Fiat, ma bisogna verificare se le condizioni poste dall’amministrazione americana siano più impegnative di quanto il Lingotto avesse immaginato. Non bisogna sottrarre risorse agli investimenti in Italia e in Europa’’ commenta il segretario generale della Fiom di Torino, Giorgio Ariaudo. [...]
Il 27 Maggio 2009 alle 11:59 Fiat-Opel, i tedeschi decidono oggi. Montezemolo: “Una lotteria” » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] “Una lotteria”. Luca Cordero di Montezemolo riprende le parole del suo amministratore delegato Sergio Marchionne, dette ieri a caldo dopo l’incontro con Angela Merkel. Oggi è il giorno decisivo per l’affare Opel. Quello in cui si riuniranno i ministri competenti del governo tedesco, i governatori dei Laender interessati per le fabbriche, gli emissari della General Motors e del governo Usa che ormai è di fatto il proprietario del gigante di Detroit. Per decidere quale delle tre offerte (anzi quattro, ieri Berlino ha comunicato che anche la cinese Baiec - Beijing auto industry export corporation ha presentato un piano) avrà l’appoggio indispensabile del cancelliere Angela Merkel. Le variabili, politiche, economiche e sindacali, sono tante. Per questo per la Fiat è “una lotteria”. “Quello che dovevamo fare l’abbiamo fatto, e quindi c’è la consapevolezza di aver fatto tutto il possibile. Adesso entrano in campo tutta una serie di componenti decisionali’’ ha detto Montezemolo. [...]
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