
da Luanda, Angola
Si fa ma non si dice. I missionari distribuiscono condom per prevenire l’aids anche se per la Chiesa resta un tabù. Mentre il Papa, in volo verso l’Angola, condannava il preservativo, religiosi e volontari salesiani (la stessa congregazione del segretario di Stato vaticano, Tarcisio Bertone) distribuivano profilattici. Ottocento condom al giorno presso sei presidi e un centro salute del Vis (Volontariato internazionale per lo sviluppo, l’ong che fa capo ai salesiani) nella provincia di Moxico, 800 chilometri dalla capitale Luanda. Destinatari: le categorie a rischio, cioè prostitute, coppie con un coniuge sieropositivo, orfani e ragazzi di strada. Per l’attuazione di questo programma il Vis riceve 87.400 dollari l’anno dal Global fund, il programma delle Nazioni Unite per la lotta all’aids.
“Si tratta di un programma articolato di prevenzione dell’hiv-aids che non può assolutamente essere ridotto alla consegna dei condom” precisa a Panorama Paola Franchi, responsabile del Vis per l’Angola. “La distribuzione dei preservativi è circoscritta alle categorie ad alto rischio di contagio ma l’obiettivo principale del programma, svolto dai volontari in collaborazione con i religiosi, è l’educazione ai valori della famiglia, la fedeltà coniugale, il rispetto della persona. Puntiamo molto sui giovani per promuovere un cambiamento nei comportamenti sessuali. A tutti offriamo gratuitamente il test hiv”. I centri del Vis di Moxico non sono un’eccezione. Le suore francescane di San Josè distribuiscono condom a giovani e donne a rischio anche presso il centro sanitario Cefas nella capitale Luanda e presso i presidi di Santa Clara a Mabubas e di Sao Jeronimo a Boavista.
Finanziati con fondi dell’Unione Europea e della cooperazione italiana, questi tre centri sanitari fanno sempre capo ai salesiani, che si avvalgono inoltre dell’aiuto finanziario della società di costruzioni brasiliana Odebrecht, molto attiva in Angola. Per chi desidera, nei presidi c’è anche la dimostrazione pratica sull’uso del preservativo: con l’aiuto di una bottiglia le suore francescane mostrano come si infila e si sfila il condom.
In Angola l’Undp (il programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo), attraverso il Global fund, finanzia con 2 milioni di dollari l’anno numerosi programmi di prevenzione dell’aids, gestiti da organismi cattolici, che prevedono anche la distribuzione dei preservativi. Fra i partner dell’Undp figurano, per esempio, l’ong Medicus mundi della Catalogna, di ispirazione cattolica, che riceve 162.455 dollari, e il Christian children fund, che ne ha ottenuti 127.500.
“Non serve distribuire profilattici come caramelle” avverte tuttavia Jorge Humberto Romero, pediatra argentino, da cinque anni responsabile dell’Undp per l’Angola. “I nostri programmi puntano a un’azione di prevenzione integrata dell’hiv-aids che passa anzitutto per una presa di coscienza del problema della popolazione e per un miglioramento dell’assistenza sanitaria. La distribuzione dei condom è utile, per alcune categorie a rischio, solo se si inserisce in questo quadro di interventi” aggiunge Romero.
I missionari e l’aids. Insomma, quello che in Vaticano fa ancora scalpore nella pratica non è più un problema: i missionari considerano il preservativo come un mezzo di prevenzione tra gli altri. Tanto che padre Bernard Joinet, missionario dei padri bianchi in Tanzania e docente presso la facoltà di medicina di Dar es Salaam, ha diffuso un manifesto che si ispira all’arca di Noé per propagandare l’uso del preservativo contro l’aids. Nel poster di padre Joinet si vedono tre barche sotto il diluvio universale: una si chiama astinenza, un’altra fedeltà e la terza è un gommone di salvataggio con la scritta “condom”. Il missionario invita le gerarchie della Chiesa a sostenere il modello di prevenzione riassunto nella formula Abc (abstinence, be faithful, condom), senza dimenticare nessuno dei tre elementi. “Per noi missionari la prevenzione primaria è complicata dal conflitto sul preservativo. Alcuni vescovi ne proibiscono l’uso persino alle persone sieropositive sposate” si rammarica padre Joinet. “L’uso del preservativo ha un duplice effetto: può impedire, nello stesso tempo, la vita e la morte. Trasmettere un virus mortale sembra infinitamente più grave dell’impedire l’incontro tra uno spermatozoo e un ovulo, anche se protetto da un’enciclica”.
Tra i vescovi c’è chi ha raccolto l’allarme lanciato dai missionari. Come Eugène Lambert Adrien Rixen, di origine belga, vescovo di Goiás in Brasile, molto impegnato nella lotta all’aids e nella difesa dei diritti dei popoli indigeni: “Tra la camisinha (condom in portoghese, ndr) e l’espansione dell’hiv siamo obbligati a scegliere il male minore” ha dichiarato. Anche la rete contro l’aids dei missionari gesuiti in Africa (African Jesuit aids network) è sensibile a questo problema. Il gesuita Michael J. Kelly, docente all’università di Pretoria, in Sud Africa, include l’uso del preservativo fra gli elementi che devono costituire il programma di educazione preventiva all’aids. E riconosce che “le ragazze con più alto livello di scolarizzazione tendono a iniziare l’attività sessuale più tardi, più facilmente chiedono al partner di usare il condom e si sposano più adulte. Ciascuno di questi fattori contribuisce alla riduzione della trasmissione dell’hiv”.

Una suora distribuisce condom in Sudafrica
Il Vaticano. Tra i fautori del modello Abc (astinenza, fedeltà, condom) c’è fratel Daniele Giovanni Giusti, missionario comboniano, medico da 30 anni in Uganda. “Il preservativo ha funzionato in epidemie focalizzate e tra gruppi particolari: prostitute, omosessuali e drogati” riconosce il missionario. Perciò suggerisce “l’uso del preservativo come ripiego” per quanti non riescono a essere fedeli e ad astenersi dai rapporti sessuali a rischio. Consapevoli delle numerose “fughe in avanti” dei missionari, i vertici di religiosi e suore del mondo hanno promosso una mappatura degli interventi per l’assistenza, la cura e la prevenzione dell’aids. A livello personale, confida suor Maria Martinelli, comboniana, coordinatrice del progetto, “considerando che operiamo spesso con persone di diversa religione, cultura o etnia, certo non andiamo dicendo con il megafono di utilizzare il preservativo, ma ci rendiamo conto che serve”.
Dal Vaticano era giunto un timido segnale di apertura: i cardinali George Cottier e Carlo Maria Martini avevano sollecitato una revisione del magistero contro il condom, almeno nel caso di una coppia di coniugi del quale uno infetto. Il Pontificio consiglio per la salute e la Congregazione per la dottrina della fede avevano intrapreso un corposo studio della materia. Ma le parole di Joseph Ratzinger in Africa hanno chiuso l’argomento, almeno per ora.
- Sabato 4 Aprile 2009

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Commenti
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Il 4 Aprile 2009 alle 18:01 divincenzo ha scritto:
Abbiamo il libero arbitrio,quindi fanno bene per il bene comune.
Il 5 Aprile 2009 alle 11:21 vincenzoaliascontadino ha scritto:
Purtroppo la chiesa ha nel cuore il Signore e Dio in terra in altre parole; l’uomo rimane solo! Abbiamo bigotti che si definiscono Cattolici, ma stanno fisicamente con i Rossi, accettando un’ideologia che ha causato oltre 150 milioni di morti! Mi chiedo, ma i problemi del Dio in terra in pratica; l’uomo, chi li sbroglia con il prestito dei 500 euro? Pensate quanti miliardi hanno speso in viaggi, come il predecessore del Papa attuale? Quanti vestiti, ospedali, case, scuole avrebbero offerto ai poveri? Io credo che non siamo più ai tempi dell’Apostolo Paolo che effettuò il viaggio in barca! Io che ho girato in lungo e in largo per il mondo ne ho visto di fatti ed aneddoti, come suore e preti, cosa non fanno di certo, di andare in piazza coi sindaci o con disubbidienti come padre Gallo: questi evangelizzatori muoiono lentamente soli nel mondo imperfetto, come ho visto morire mia zia al Paese di Gianni Rivera a Valle San Bartolomeo, ove insegnava ai bambini. Purtroppo molte cose la Chiesa ignora o fa finta di non sapere: come chi subisce il divorzio, aborto perché stuprata o la pillola del giorno dopo ru284. Un esempio mi dite perché un SEPARATO- DIVORZIATO che l’ha subito, perché questo Istituto è UNILATERALE, sbagliato ignorare di non concedere altra chance e sacramenti a questi esseri, visto che, mai si sarebbero sognati di chiederlo essendo cattolici, naturalmente d’accordo chi è usciti dal dettato! Comunque, vediamo frati che celebravano messa cappella nel luogo di latitanza come per Piero Aglieri e a tanti altri casi. vincenzoaliasilcontadino@gmail.com Matera.
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