Click, si replica. Dopo Youtube (e un numero imbarazzante di altri siti) spetta ora a Facebook finire nel mirino della magistratura turca. Alcuni studenti in vacanza a Bodrum si sarebbero infatti accorti dell’esistenza di un gruppo sul social network più noto al mondo che inneggerebbe all’organizzazione terroristica curda del Pkk e che offenderebbe la figura del padre della patria Mustafa Kemal Ataturk. Il gruppo conterebbe la bellezza di 600 iscritti e avrebbe base in Italia, dove la piccola comunità curda è particolarmente attiva sul web.
Inutili si sono rivelate le rimostranze avanzate per iscritto a Facebook dal gruppo di ragazzi che chiedevano, tra l’altro, l’immediata rimozione di quella quantomeno discutibile presenza sul social network: non sono stati ritenuti degni di risposta. Così hanno deciso di ricorrere al metodo tradizionale, in Turchia, per mettere a tacere qualsiasi messaggio potenzialmente oltraggioso nei confronti del Paese e del suo fondatore: si sono appellati all’articolo 301 del codice di procedura penale. Un articolo cambiato per rispondere in qualche modo alle forti pressioni europee che ne chiedevano addirittura la cancellazione. Le modifiche, però, accusa più di un osservatore, sono più formali che sostanziali.
Grazie a questa azione legale, si trova ora sulla scrivania di un giudice di Bodrum il caso che potrebbe portare a una nuova, significativa censura della rete in Turchia. Nell’agosto dello scorso anno il quotidiano Zaman aveva sottolineato come erano in tutto ben 853 i siti oscurati in Turchia. A questi si aggiungerebbero almeno altri 500 siti che gli stessi proprietari, secondo quanto ha riportato il quotidiano Hurriyet, avrebbero deciso di oscurare come forma di protesta. E al di là della sempre annosa questione della libertà di parola in Turchia, dove i miglioramenti, per quanto esistenti, non sembrano bastare mai, quest’ultimo episodio la dice lunga sulle frizioni ancora esistenti tra curdi e turchi. E’ cronaca di questi giorni la notizia dei sei morti e del centinaio di feriti durante le elezioni amministrative. L’epicentro degli scontri si è registrato ancora una volta nel sud-est del Paese, dove la minoranza curda è più consistente.
- Lunedì 6 Aprile 2009

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