Visita a sorpresa in Iraq del presidente Obama, ultima tappa del suo primo viaggio oltreoceano che lo ha già portato in otto giorni in sei Paesi. La visita è stata annunciata dalla Casa Bianca per motivi di sicurezza, solo quando l’Air Force One ha raggiunto Baghdad alle 15,30 ora italiana. Trasferitosi a Camp Victory per incontrare le truppe americane che ha ringraziato personalmente “per lo straordinario lavoro che stanno svolgendo” e il loro comandante generale Ray Odierno, Obama ha dichiarato che “i prossimi diciotto mesi saranno cruciali” per la stabilità del Paese e che il rimpatrio delle truppe , previsto entro l’agosto 2010, è legato al fatto che l’Iraq diventi un paese stabile e non un rifugio per i terroristi. “Finché io sarò alla Casa Bianca avrete tutto il sostegno necessario”.
Un trasferimento in elicottero nella Zona Verde, per colloqui diretti con i dirigenti iracheni, è stato cancellato per le cattive condizione del tempo. Secondo il portavoce della Casa Bianca Robert Gibbs la sosta in Iraq è stata preferita, ad una possibile sosta in Afghanistan, per la vicinanza del paese con la Turchia e per la necessità di colloqui con i dirigenti iracheni “perché i progressi sono collegati adesso al raggiungimento di soluzioni politiche”. Agli iracheni, parlando nella base di Camp Victory, Obama ha invece mandato un messaggio molto chiaro: “È arrivato il momento per noi di trasferire (il controllo) agli iracheni: devono assumersi la responsabilità del loro Paese”. Un passaggio, questo, che è stato particolarmente applaudito dai soldati che lo ascoltavano.
Il presidente Usa parlerà al telefono col presidente Jalal Talibani mentre il premier Nuri al Maliki si sta recando alla base dove si trova il numero uno di Washington per parlare del previsto ritiro delle truppe statunitensi dall’Iraq, della situazione generale e delle tensione al confine settentrionale, da dove i separatisti curdi attaccano continuamente la Turchia. Obama ha detto oggi di sperare che la sua visita in Iraq possa aiutare a spingere le fazioni politiche del paese a raggiungere “una equa soluzione” prima delle elezioni di dicembre, dove - a differenza di quanto accaduto nel 2005, quando i sunniti boicottarono le urne - si prevede un’alta affluenza alle urne. Ha anche parlato - secondo il New York Times - di “significativi progressi politici in Iraq”.
Come presidente degli Stati Uniti, nella sua visita all’Università di Istanbul, Obama ha detto di avere la chiara consapevolezza della responsabilità che ha sulle sue spalle. Il ritiro, previsto entro l’agosto 2010, avverrà gradualmente e in modo responsabile, a tappe. Interrogato ieri da uno studente all’Università di Istanbul aveva dichiarato: “Molta gente mi chiede perché, se io mi sono opposto a questa guerra, non ritiri subito le truppe dall’Iraq. Be’, proprio perché mi sono opposto, non significa che non abbia delle responsabilità per accertarmi che questo avvenga in modo responsabile”.
- Martedì 7 Aprile 2009

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Commenti
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Il 8 Aprile 2009 alle 10:29 Più soldi al contro-terrorismo: ecco il nuovo approccio militare di Obama » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Non sarà un budget da Guerre Stellari, da armi del futuro, da grandi sistema di difesa o attacco contro potenziali stati nemici stranieri, ma sarà un bilancio da esercito in trincea, da truppe impegnate contro la guerriglia. Da counterterrorism sul campo. Sarà il primo significativo segnale del cambiamento voluto da Barack Obama in tema di sicurezza, con lo spostamento di fondi, miliardi di dollari, indirizzati verso un maggiore sforzo in Iraq e in Afghanistan, (attenzione sempre più forte, come conferma la visita a sorpresa del presidente statunitense a Baghdad) mentre verranno spesi meno soldi nelle preparazione di una guerra convenzionali contro avversari come Cina o Russia. [...]
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