
Slitta ancora il giorno del giudizio per Cesare Battisti, l’ex terrorista scrittore in carcere in Brasile dal maggio del 2007 al quale il ministro verde-oro della Giustizia Tarso Genro ha concesso lo status di rifugiato politico lo scorso 13 gennaio e di cui l’Italia ha chiesto l’estradizione. “Il suo caso sarà discusso a maggio”, ha infatti rivelato ieri alla stampa Gilmar Mendes, il presidente del Supremo Tribunale Federale (STF), ovvero la massima autorità giuridica brasiliana che dovrà decidere se restituire o no Battisti alla giustizia italiana.
Il 3 marzo, metà marzo, aprile, adesso maggio. In realtà nessuno in Brasile sa quando il caso dell’ex terrorista dei PAC (Proletari Armati per il Comunismo), il più spinoso tra le 69 richieste di estradizione al vaglio del STF, verrà giudicato. Anche perché tutto indica che l’obiettivo di Brasilia è quello di far scemare l’attenzione dei media, soprattutto quelli italiani, su una vicenda che ha prodotto una crisi diplomatica senza precedenti e che ha messo in grave imbarazzo il governo Lula.
Ciò che è certo è che sino a quando il Supremo Tribunale Federale non si esprimerà Cesare Battisti rimarrà in carcere. In un parere reso pubblico lunedì 6 aprile, il procuratore generale della Repubblica Antonio Fernando de Souza ha infatti espressamente raccomandato che l’ex terrorista scrittore resti in carcere sino al giudizio del STF. Una risposta chiara all’ennesima richiesta degli avvocati di Battisti, la sesta in circa tre mesi, di liberare il loro assistito, questa volta perché i reati da lui commessi sarebbero prescritti. Nel suo parere, invece, de Souza scrive che i quattro omicidi per i quali Battisti è stato condannato in Italia non sono prescritti e, dunque, deve rimanere in carcere.
- Mercoledì 8 Aprile 2009
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