Oggi circa 25 milioni di algerini sono chiamati alle urne per eleggere il prossimo presidente della repubblica. Con ogni probabilità, il presidente uscente Abdelaziz Bouteflika sarà riconfermato alla guida del paese per altri cinque anni. Già eletto nel 1999 e nel 2004, il presidente algerino intende avvalersi di una “maggioranza schiacciante” per consolidare il suo potere e soprattutto trionfare sul suo peggior nemico: l’astensionismo.
Di fronte alla disparità di mezzi tra l’attuale presidente e i suoi cinque concorrenti diretti, l’opposizione ha chiesto ai cittadini algerini di non andare alle urne. La Lega algerina per i diritti umani (Laddh) ha accusato i media ma anche governo, istituzioni ufficiali ed amministrazione di aver “favorito in maniera flagrante” Bouteflika durante tutta la campagna elettorale. Secondo uno studio della Laddh sulla stampa algerina il presidente uscente ha occupato il 27,63% dello spazio mediatico, seguito dal governo a lui favorevole col 14,91%. “In un paese immenso come l’Algeria (due milioni di chilometri quadrati, 48 province e 1.600 comuni, ndr)”
ricorda Jeune Afrique, “la presenza di uno staff efficiente e fortemente decentralizzato è essenziale” per la vittoria finale. Ora, “sin dai primi meeting, la differenza di mezzi tra i candidati è evidente. Le uscite di Bouteflika sono state organizzate con una precisione svizzera. Quelle dei suoi concorrenti molto meno”.
Se Mohamed Said (Partito per la libertà e la giustizia), Louisa Hanoune (Partito dei lavoratori), Moussa Touati (Fronte nazionale algerino), Djahid Younsi (leader islamista di El-Isah) e Ali Fawzi Rebaine (candidato di una piccola formazione nazionalista) non possono minimamente mettere in dubbio l’esito del voto, ben altra storia è invece il rischio di vedere gli algerini disertare le urne, con la conseguenza di minare la credibilità del presidente uscente. I timori dell’astensionismo sono tali che a più riprese, durante la campagna elettorale, Bouteflika ha trasformato il diritto civico di votare in un obbligo religioso. Lo scopo era duplice sottolinea Jeune Afrique: “Scongiurare gli appelli al boicottaggio dell’opposizione e rispondere ad Al Qaeda nel Maghreb islamico, che ha emesso una fatwa decretando il voto come eretico”. Ancora attivo in alcune aree del paese (la Cabilia, a Tebessa, lungo la frontiera algero-tunisina, e tra i monti del Zaccar, nel centro), lo Stato ha rafforzato con successo il suo dispositivo di sicurezza. Molto più incerta è invece la “battaglia” che Bouteflika deve vincere sul fronte più insidioso, quello di una gioventù algerina disillusa, rimasta ai margini del boom economico registratosi in Algeria dopo la guerra civile degli anni ‘90. Nonostante una crescita economica costante (+2,2% nel 2009 e + 3,5% nel 2010 secondo gli ultimi dati forniti dalla Banca Mondiale), riserve di cambio pari a 140 miliardi di dollari e la valanga di soldi spesi per il rilancio delle infrastrutture (160 miliardi di dollari negli ultimi cinque anni), la stragrande maggioranza della popolazione algerina - composta da giovani che alimentano
l’esercito degli harraga (ragazzi che “bruciano” le frontiere per sbarcare il lunario in Europa ndr) - deve ancora fare i conti con un tasso di disoccupazione che sfiora il 30% e un salario minimo mensile di 120 euro assolutamente irrisorio di fronte al carovita.
Molti esperti si chiedono se un terzo mandato basterà a Bouteflika per superare almeno tre sfide: consegnare un alloggio decente a 4 milioni di famiglie; combattere la disoccupazione giovanile; tagliare il cordone ombelicale tra l’economia nazionale e una produzione di idrocarburi che rappresenta il 98% delle esportazioni algerine. “Con la fine annunciata delle riserve di gas e di petrolio nel 2040″ ricorda Radio France Internationale, “il paese farà fatica a soddisfare le richieste della popolazione. L’Algeria non produce praticamente nulla, le importazioni di beni e servizi sono cresciuti del 300% tra il 2002 e il 2008″. In altre parole, se nulla verrà fatto per diversificare l’economia algerina, difficilmente il regime riuscirà a contenere le frustrazioni dei suoi figli.
- Giovedì 9 Aprile 2009

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Commenti
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Il 10 Aprile 2009 alle 15:20 Algeria: plebiscito per Bouteflika » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Se alla vigilia del voto il trionfo di Bouteflika sembrava scontato, ben altri dubbi aveva suscitato il rischio di vedere i cittadini algerini esprimere il loro malcontento sociale disertando le urne. Eletto due volte nel 1999 e nel 2004, il presidente algerino voleva a tutti costi avvalersi di una “maggioranza schiacciante” per consolidare il suo potere e trionfare sul suo peggior nemico: l’astensionismo. I dati diffusi ieri sera dal ministro degli Interni parlano di un tasso di affluenza record pari 74,11%, una cifra nettamente superiore rispetto al 59% registrato nelle ultime presidenziali del 2004. “Segnali rivelatori di tensioni e malcontento però” sottolinea l’agenzia di stampa missionaria internazionale Misna, “sono arrivati da alcuni incidenti che hanno accompagnato lo scrutinio soprattutto nella regione della Cabilia dove si concentra la minoranza berbera”, nota per essere refrattaria al potere centrale di Algeri. [...]
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